Doctor Strange, di Scott Derrickson

Negli ultimi anni i Marvel Studios, forti di un apprezzamento ecumenico da parte di critica e pubblico (ben diverso dalla pessima reputazione toccata in sorte ai rivali della Dc e ai loro prodotti cinematografici), si sono accomodati nella loro tranquilla e immobile dimensione, disinteressati verso qualsiasi tentativo di scardinare il medio livello qualitativo raggiunto. Ogni loro film, dal primo Avengers in poi, non è stato altro che la reiterazione, con diversi protagonisti e diverse trame, di una semplice e opprimente formula produttiva, un algoritmo che ha segnato l’intera produzione. La ricetta brevettata dalla Disney, pur essendo perfetta per i meri obiettivi economici, ha svuotato di qualsiasi interesse il loro universo supereroistico. Le avventure di Iron Man, Captain America e Thor, infatti, si sono avvitate su se stesse, concepite e prodotte in serie da una catena di montaggio affidata ad autori e registi dalle buone capacità realizzative ma senza una visione cinematografica in cui perdersi totalmente. Nell’entrare nella fatidica Fase 3 (la Marvel/Disney ha concepito il proprio franchise come un meccanico e categorico piano quinquennale di staliniana memoria) si è deciso di introdurre nuovi personaggi per allargare il respiro narrativo. L’intenzione di introdurre nuovi eroi (o meglio, marchi da vendere), per forza di cose, costringe ad azzardare molto, costruendo dal nulla nuovi racconti. Se l’episodio Ant-man è poco indicativo, anche per i grandi problemi che ne hanno funestato la nascita (l’abbandono del regista Edgar Wright e la riscrittura dello script originale), l’ultimo Doctor Strange è, forse, la pellicola che ci permette, con più attenzione, di ragionare sul futuro della Marvel.

A una visione superficiale, il film di Scott Derrickson non si discosta dalla solita scontata ricetta. La storia del chirurgo Stephen Strange, costretto, dopo un incidente, ad abbandonare il proprio lavoro per diventare, con gli insegnamenti del misterioso Antico, un potentissimo stregone, ha tutte le carte per rimanere, inerme, nella scia dei precedenti. Il senso umoristico ostentato da una sceneggiatura che alterna action e commedia con una precisione quasi aritmetica o la confusione di una trama che, pur abbondando di riferimenti fumettistici ed easter eggs, si risolve presto in uno sviluppo prevedibile e vacuo, sono solo due tributi alla “Marvel way”. doctor-strange Anche la scelta di Benedict Cumberbatch, attore venerato dalla comunità nerd, che fa sfoggio vanesio di un coolness costruita, come in una divertita imitazione del Tony Stark di Robert Downey Jr, è il chiaro segnale della volontà di non rischiare più, di scegliere sempre la strada più facile (immaginiamo cosa sarebbe potuto essere, invece, il Doctor Strange di Ethan Hawke…). Il casting e la scelta del regista Scott Derrickson, uomo dell’horror mainstream, sembrano dunque rientrare nello schema già visto. Eppure, questa volta, forse perché nato intorno ad un personaggio tutto da inventare, il film funziona e raggiunge, senza nessun momento di stanchezza, i propri obiettivi.

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Derrickson non fa niente di rivoluzionario. Visivamente, le acclamate scene di città caleidoscopiche e di inversioni di gravità non sono altro che le esasperazioni delle trovate nolaniane di Inception.  Il regista (come il suo collega James Gunn con i suoi guardiani della galassia) però, ha l’intelligenza di sapersi divertire con le derive magiche della sua storia e sfrutta, con intelligenza, le possibilità che i poteri di Strange e dei suoi coprotagonisti gli donano. Anche grazie all’alchimia che si crea tra tutti i personaggi (fantastico l’affascinante ruolo semi-divino di Tilda Swinton), la pellicola non soffre dell’arroganza di chi è convinto di essere l’unico intrattenimento possibile. Anzi, per la prima volta, in Doctor Strange si assapora quella pura naïveté da fumetto anni ottanta in cui, per rendere credibile un universo di riti magici, demoni di altre dimensioni e stregoni, si tirano in ballo riferimenti culturali strampalati, da Cagliostro alla meditazione tibetana, dai misteriosi testi in sanscrito alle arti marziali orientali. Doctor Strange diventa cosi un’opera che, pur rimanendo nei riconoscibili limiti imposti dalla produzione, ha quel leggero respiro di libertà che ci fa credere che anche, nel mondo Marvel, esista la possibilità di cambiare.

 

Titolo originale: id.

Regia: Scott Derrickson

Interpreti: Benedict Cumberbatch, Rachel McAdams, Tilda Swinton, Mads Mikkelsen, Chiwetel Ejiofor, Michael Stuhlbarg, Benjamin Bratt

Distribuzione: Walt Disney Studios Motion Pictures

Durata: 115′

Origine: Usa 2016