DVD – “Nido familiare”, di Béla Tarr

nido familiareNel suo esordio cinematografico, il cineasta ungherese Béla Tarr realizza un’opera che si pone negli anfratti di generi diversi quali il documentario, la fiction e il film d’inchiesta. Una riflessione sulla condizione umana e sul tempo in chiave realistica, una donna intrappolata in un nido tanto poco familiare. Il DVD è distribuito da CG Home Video per Eye Division

nido familiareTitolo originale: Családi tüzfészek
Anno: 1979
Durata: 108’
Distribuzione: Eye Division/CG Home Video
Genere: Docufiction/Drammatico
Cast: Laszlone Horvath, László Horváth, Gábor Kun, Gábor Ifj. Kun, Gaborne Kún, Jánosné Szekeres
Regia: Béla Tarr
Formato DVD: 4/3 Bianco e nero
Audio: Ungherese (2.0)
Sottotitoli: Italiano
Contenuti extra: cortometraggio “Hotel Magnezit”
 
 
 
 
 
 
 

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IL FILM
Sette persone costrette a vivere sotto lo stesso tetto, nella stessa stanza, perché in Ungheria nel 1978 riuscire ad avere un appartamento popolare è praticamente impossibile. Il rapporto tra un uomo e una donna, ormai insofferente alla convivenza con i suoceri, si sgretola progressivamente.
nido familiareNel suo esordio cinematografico, il cineasta ungherese Béla Tarr realizza un’opera che si pone negli anfratti di generi diversi quali il documentario (con la messa a fuoco delle derive della politica ungherese della fine degli anni settanta), la fiction (con la vicenda privata) e il film d’inchiesta (con le due interviste finali ai protagonisti). E’ proprio per la realizzazione di questo genere di filmati che il regista era stato arrestato e interdetto a frequentare l’università, dove avrebbe voluto studiare filosofia.
Fin dal primo film il regista istaura una riflessione sulla condizione umana e sul tempo, in chiave meno filosofica e maggiormente realistica, di conseguenza più narrativa (anche sotto l’influenza della Nova Vlna cecoslovacca che racconta di dure situazioni sociali e di sogni), che si conserverà ancora nei film The Outsider, Rapporti prefabbricati, Macbeth e Almanacco d’autunno, e che invece si andrà sempre più rarefacendosi negli ultimi Le armonie di Weckmeister, ma soprattutto Sátántangó e Il cavallo di Torino, dove il microcosmo privato e locale lascerà il posto all’universale, all’esistenza in senso lato dove trionferanno i lunghissimi piani-sequenza e la trasfigurazione dei personaggi a figure simboliche assolute, che occuperanno tempi sempre più dilatati.
nido familiareIl giovane Béla Tarr opta per un rigore formale e di scrittura ineccepibile, infatti in poche successioni di inquadrature iniziali riprese con una macchina fissa presenta la situazione sociale che racconterà: una donna cammina sola in una strada fumando, lavoratori salgono e scendono dagli autobus in strade trafficate di auto. Ed ecco che si entra nella vicenda, che non viene raccontata ma che si presenta di per sé: siamo all’interno della casa dove tutti litigano perché la protagonista ha portato un’ospite. Béla Tarr con uno sguardo apparentemente affidato al caso vola da un volto all’altro in primo piano, e poi sugli oggetti come se si fermasse in quei punti per riprendere fiato o come se fosse capitato lì per caso, e ancora riparte e arriva ad inquadrare lo schermo del televisore dove c’è un servizio sul nucleare e poi, ancora una volta, quando saranno inquadrate delle ballerine.
All’epoca di questo film, Tarr non aveva ancora incontrato quello che sarà il suo compositore Mihály Víg, e dunque le musiche originali sono di János Bródy, Mihály Móricz, Szabolcs Szörényi, Béla Tolcsvay, László Tolcsvay che realizzano dei brani al confine tra la musica di lotta e impegno politico, canzoni d’amore, leggere e impegnate che consentono al regista di incorniciare alcuni momenti come la sequenza dedicata al breve intermezzo amoroso della coppia in cui i due giovani vanno alle giostre e si divertono tra una musica spumeggiante mentre la mdp continua il suo piano-sequenza salendo sulle giostre insieme a loro e inquadrando il mondo visto dall’alto in movimento: tutte scorre via.
nido familiareE intorno, un evidente conflitto tra generazioni: il suocero presentato non senza una certa tragica ironia, non fa che raccontare dei sacrifici compiuti da giovane per mantenere i figli, per educarli, e per avere un tetto sulle spalle e un tavolo sul quale essere il padrone. Ma c’è anche tutta l’ingenuità popolare e i tempi che cambiano, gli anni Settanta francesi (e la Nouvelle Vague) che bussano alla porta e portano qualche conseguenza quantomeno nelle speranze e nei sogni dei giovani ungheresi.
Rilevante è il fatto che Béla Tarr scelga di seguire una donna che diventa simbolo di tutte le donne che, all’interno di un’umanità già schiacciata e disperata, sono doppiamente vittime perché vittime anche degli uomini: un’impressionante scena di stupro che colloca lo stesso in un flusso di eventi normali dequalifica l’orrore dell’atto e anche la straordinarietà dello stesso. Le donne sono in trappola nel nido e se scelgono di fuggire la trappola si fa ancora più pressante. Sembrano le uniche a non avere davvero via d’uscita.
 
 

 

IL DVD
Il DVD è distribuito da CG Home Video in esclusiva per la nuova e promettente Eye Division che realizza un DVD semplice quanto a menù (film, capitoli, extra) ma di buona qualità audio e video.
Nell’interno della copertina è presenta una pagina con delle informazioni sul film e una recensione di Imanuel Karneva tratta da un articolo di Les lumières di Parigi datato 27 novembre 2012.
Unico contenuto speciale è il cortometraggio del 1978 Hotel Magnezit dove viene presentato lo stesso problema del film: un uomo che vive da diciotto mesi in un ostello viene cacciato da questo perché accusato di furto. E’ un decaduto capitano dall’aviazione militare, dedito all’alcol, solo al mondo, disperato. Ancora una volta l’attenzione di Béla Tarr per un’umanità intrappolata e cacciata dalla trappola stessa, come se non ci fosse un posto per tutti.
 
 
 
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