Essere e avere, di Nicolas Philibert

Sospeso tra documentario e finzione, uno sguardo favolistico e poetico sul mondo dell’infanzia che ci restituisce tutto il mistero e la leggerezza del fenomeno umano dello sviluppo dell’individuo.

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Presentato fuori concorso al Festival di Cannes del 2002, Essere e avere rinnova il sodalizio, caro a Nicolas Philibert, fra documentario e fiction. Come La Ville Louvre, Un animal, des animaux, Nel paese dei sordi e La moindre des choses, Essere e avere si pone in una condizione liminare fra imprevisto e necessità drammaturgica, fra ricerca documentaristica e costruzione narrativa. Attraverso uno sguardo favolistico e poetico sul mondo dell’infanzia, Philibert conferma la sua concezione etica del cinema. Scrutare il mondo attraverso il cinema significa, secondo l’autore, schiudere le apparenze per giungere all'”essere” e all'”avere” delle cose. Tutti i suoi film ci restituiscono il mistero inalterato del mondo.

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All’inizio di Essere e avere, una tartaruga cammina lentamente, passo dopo passo, fra i banchi di un’aula vuota. Il piccolo animale, simbolo dell’approccio attento e meticoloso del regista, preannuncia il percorso dei tredici alunni del film. Jojo, Olivier, Nathalie, Julien, Johan, Marie e tutti gli altri, avanzano, attraverso piccole tappe, verso nuove conoscenze. Questi bambini, “grandi” (otto-undici anni) e “piccoli” (quattro-sei anni), appartengono tutti ad una “classe unica” del Puy-de-Dôme. Georges Lopez, maestro esigente e comprensivo, trasmette loro sapere e valori, guidandoli nel progressivo sviluppo della personalità. Sul filo delle stagioni, dall’inverno nevoso all’inizio dell’estate, seguiamo l’itinerario formativo dell’intera classe. Senza entrare nel dibattito sul sistema educativo e sui metodi pedagogici, Essere e avere ci invita a riflettere sul tema dell’apprendimento e della crescita nell’infanzia. Che cosa bisogna apprendere? E perché? Il punto di vista dell’autore è già in filigrana nel titolo, nei due ausiliari “essere” e “avere”. I protagonisti stanno imparando ad “essere uomini” e ad “averne coscienza”. E il maestro Lopez è il loro “ausiliario”, sempre presente, che li accompagna nel viaggio straordinario della formazione del pensiero. La missione dell’insegnante diventa un impegno politico e morale di fronte alla collettività. Il dovere, il rispetto degli altri, lo scambio e la solidarietà sono i valori che trasformeranno questi bambini nei cittadini di una democrazia.

L’andamento drammaturgico del film coincide dunque con la vita della classe, miniatura esemplare dell’infanzia studiosa. Sul ritmo ciclico della natura e nel quadro agreste dell’Auvergne, si snoda il tempo lineare e scandito del cammino dell’uomo. Attraverso l’evoluzione dei bambini durante un anno scolastico, Essere e avere ci restituisce tutto il mistero e la leggerezza del fenomeno umano dello sviluppo dell’individuo. La tecnica di ripresa, con il privilegio accordato ai primi piani, risponde alla necessità di concentrarsi sui processi psichici e mentali, costantemente traditi dai gesti e dalle espressioni degli alunni. La prossimità dello sguardo della macchina da presa permette inoltre di scrutare il loro modo di agire nei momenti in cui si trovano soli, senza il maestro, carichi di responsabilità di fronte ad un compito da adempiere.

Indugiando sulla solitudine dell’alunno nel suo lavoro e sulle relazioni maestro-alunno e alunno-alunno, Philibert traduce visivamente le emozioni infantili, e, in particolare, suggerisce il percorso interiore che spinge il bambino a confrontarsi con se stesso e con gli altri. Apprendere a vivere in un ambiente comunitario, misurandosi coi propri compagni, significa, innanzitutto, imparare a rispettare la singolarità e la diversità altrui. Sono queste le basi di una vera democrazia, in cui le aspirazioni individuali si coniugano con le esigenze della collettività e il rispetto della dignità dell’uomo. La scuola di Lopez diviene il modello di una comunità dai principi repubblicani, spazio ideale per la costruzione di un pensiero libero e la formazione di individui autonomamente pensanti. Qui, i bambini maturano e crescono, sotto l’ala protettrice del maestro, per arrivare al traguardo finale, costituito dal passaggio al collegio. Il piano-sequenza contribuisce a restituire il mistero della loro crescita, mostrando, con pudore, la gravità del divenire di un’età. Gli alunni, piccole tartarughe alla scoperta della realtà, si formano in una scuola che conserva ancora, per Philibert, il significato originario che i Greci le avevano attribuito: la scuola di oggi, custode della skolé del mondo antico, resta il luogo del “tempo libero”, spazio insostituibile destinato a curare l'”essere” e l'”avere” dell’uomo nel mondo.

 

Titolo originale: Être et avoir 
Regia: Nicolas Philibert
Regia: I Wonder Classics
Durata: 104′
Origine: Francia, 2002

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4.5
Sending
Il voto dei lettori
4.5 (2 voti)
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