FAR EAST FILM FESTIVAL 2004 – Wuxiapian anni Settanta: "Killer Clans"

La retrospettiva su Chor Yuen, regista hongkonghese attivissimo dai primi anni '60 in pressoché tutti i generi, è uno dei motivi principali per cui vale la pena venire a Udine. Degli undici film presentati, solo tre sarebbero altrimenti recuperabili con sottotitoli in inglese, e il festival offre un'ottima occasione per conoscerlo.

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Killer Clans, del periodo Shaw Brothers, risalente al 1976, è un wuxiapian ("film di cavalieri erranti", il cappa e spada della tradizione cinese) arzigogolato e denso. Fondendo cinema popolare e ricerca estetica, Chor Yuen riesce a ricreare l'intricato mondo degli spadaccini – fatto di intrighi, lotte e vendette incrociate – con una regia fluida e un montaggio serrato. Visivamente stordente nella sua magniloquenza, può persino arrivare a confondere, viste le decine di personaggi e situazioni introdotti a spron battente; resta un film importante, avvolgente, bizzarro. Secondo appuntamento con Ichikawa Jun: il più recente Tokyo Marigold (2001), per toni e atmosfere sembra una rilettura più consapevole dell'esordio. Protagonista una ragazza solitaria che si trova invischiata in una relazione a termine con un salaryman in attesa del ritorno della fidanzata ufficiale (negli Stati Uniti per un anno). Lieve e colmo di particolari intimi, tutto concentrato attorno alla figura solitaria di Tanaka Rena, riesce a comunicare un senso di opprimente abbandono senza strafare. The Road Taken è opera di denuncia e riconciliazione difficile, a tratti retorica, non sempre emozionante, ma comunque necessaria. La storia vera di Kim Sun-myung, riconosciuto da Amnesty International come il prigioniero politico detenuto più a lungo e rilasciato solo nel 1995 dopo 39 anni di carcere, è narrata con equilibrio ed equità. Kim, insieme a molti altri coreani, era stato arrestato sotto la Legge sulla Sicurezza Nazionale perché simpatizzante comunista: costretto a scegliere tra la rinuncia forzata alle sue convinzioni e la cella d'isolamento, la sua è una lotta quotidiana condotta sul filo dell'ostinazione. Pur essendo imponente e claustrofobica (quasi tutto girato nelle anguste celle carcerarie), la pellicola di Hong Ki-seon manca di quello sguardo compartecipe e penetrante che le avrebbe consentito maggiore intensità.

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Si torna a Hong Kong con Running on Karma, di Johnnie To e Wai Ka-fai, entrambi invitati d'eccezione quest'anno; To d'altra parte è uno dei padrini del festival, tanto che a ogni edizione è presente almeno un suo film. Questo, pur nella sua smaccata   impalcatura commerciale, segna un ritorno alle atmosfere dure dei noir d'esordio della Milkyway, compagnia di produzione da loro fondata. Tra buddismo e bicipiti – la superstar Andy Lau, nel ruolo di un ex-monaco ora culturista, è inguainato in un plasticoso corpo da body builder – c'è spazio per qualche sconvolgimento (il finale poco rassicurante) e accenni di classe dei tempi che furono. Il resto è puro sfoggio di furbizia artigianale. La seconda pellicola dell'omaggio a Zhang Yuan, Green Tea (2003), sembra destinata a dividere il pubblico – tra tedio e coinvolgimento. Algida storia d'amore parlato, è preda di particolari (tazze, divani, abiti) e primi piani, concentrico e concentrato sui due protagonisti, che si inseguono e si raccontano, perdendosi nel mentre. Nonostante tutto l'attrazione della serata rimane però Infernal Affairs II, prequel all-star (dai veterani Anthony Wong, Carina Lau ed Eric Tsang alle nuove stelle Shawn Yu e Edison Chan) del fortunato poliziesco presentato alla scorsa edizione. Andrew Lau e Alan Mak riprovano a intessere il confronto a distanza tra un poliziotto infiltrato nelle triadi e un affiliato diventato poliziotto, raccontando la loro iniziazione alla vita. Nonostante la direzione degli attori sgraziata, il risultato è  promettente: trama sfaccettata, tensione crescente e qualche buon pugno nello stomaco garantiscono la tenuta complessiva, superando persino l'originale. La notte, con una sala insolitamente piena, è riservata all'horror thailandese Buppha Ratree della vecchia conoscenza Yuthlert Sippapak (all'attivo l'estroverso pulp Killer Tatoo), che parte come un insolito melo adolescenziale, ma si perde in una insopportabile versione freak de L'esorciccio.

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