FESTIVAL DI ROMA 2012 – "Breaking Dawn. Parte 2", di Bill Condon (Fuori concorso)

kristen stewart e taylor lautner in Breaking Dawn. Parte 2I Demoni e gli Dei si liberano della creazione letteraria di Stephenie Meyer. Così, di botto, all'improvviso, senza nessun preavviso. Proprio nel 5° e ultimo capitolo della saga. E rispetto al film precedente, proprio qui si sente la mano di Bill Condon che in Breaking Dawn. Parte 2 riporta a galla tutti gli spettri del suo film migliore, proprio il biopic su James Whale, regista di Frankenstein, che dal 1957 riguardava quasi verso il proprio passato.

Già si parte sotto il segno della mutazione attuata. Bella ora è madre ed è diventata un vampiro. Lei non si è mai sentita così viva e anche il marito Edward se ne accorge. Viene mantenuto anche il legame con l'amico licantropo Taylor il cui destino s'intreccia proprio con quello della figlia Renesmee. Ma in questa famiglia allargata ci sono delle oscure forze minaccioso che ha intenzione di sterminarla.

Condon sembra ritornare ancora nella mente di Whale: mostri col cuore umano (Frankenstein), sparizioni e improvvise metamorfosi (L'uomo invisibile), volti dietro ai quali se ne nascondono altri (La maschera di ferro). Dove in tutti gli scontri della parte action prevale, come nel cinema del regista statunitense degli anni '30 e '40, invece quella commistione tra horror e melodramma, quest'ultimo che si esalta già in apertura del film, con il dettaglio degli occhi rossi di Bella, traccia cromatica incandescente, in una strada tra le fiamme e il sangue del Dracula di Francis Ford Coppola ma vicino anche a quelle accelerazioni blockbuster anni '90 di Renny Harlin. La scalata verticale di Bella sulla roccia quando vede una sua possibile preda sembra ripiegare, su una velocità più impazzita, di Cliffhanger.

robert pattinson e kristen stewart in breaking dawn. parte 2Ha una strana magia questo ultimo Breaking Dawn. Parte 2, che supera anche quegli eccessi sui corpi volanti nei boschi, con la protagonista nuova guerriera dove Kristen Stewart si riscatta dall'opaca espressività degli ultimi due episodi mentre Robert Pattinson è sempre più straordinariamente invisibile, quasi un'incarnazione che viene dall'aldilà, forse emanazione di quelle figure romantiche dissolte nel tempo che riappaiono all'improvviso, ma anche di quegli angeli del cinema di Brad Silberling che si moltiplicano e si radunano per un raduno forse secolare, dove basta un solo stacco di montaggio per trasformare uno scontro che rischiava di diventare statico in un'esplosione dell'immaginazione soggettiva. Quasi un film sul cinema, sull'atto della creazione, sul contagio, dove il ritorno di Pattinson da Cosmopolis sembra essersi trascinato appresso echi cronenberghiani, evidente nel contatto della mano della figlia della coppia che le fanno già nascere i primi ricordi e le prime proiezioni visive, essendo già quel viaggio nei meandri del cervello umano. 

Quasi sempre sulla linea tra gli alti (il primo Twilight) e i bassi (Eclipse) della saga, ma l'ultima mezz'ora è da urlo. Il film finisce prima. Poi un nuovo raduno, cinematografico, dove Breaking Dawn. Parte 2 si apre e condensa tutti e cinque i capitoli, una grande invenzione dove i due personaggi, proprio come James Whale di Demoni e dei. Si guarda indietro. E nel suo essere definitivo, lascia addosso un po' il rimpianto di una fine, di qualcosa che nel bene e nel male è stata indimenticabile.