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Figli, di Mattia Torre e Giuseppe Bonito

L’arrivo del secondo figlio ha la portata di una tempesta imminente. Perché fare figli oggi è impresa da supereroi. Ce lo dice Mattia Torre nel suo ultimo film, completato da Giuseppe Bonito

Ci sono i genitori ricchi, con un esercito di tate a farne le veci, i padri separati che cambiano continuamente compagna, le madri sole, i genitori anticonformisti che vietano ai loro ragazzi di usare telefono e tablet, le famiglie numerosissime, che con più di tre figli sembrano impegnarsi ad incrementare il tasso delle nascite, e così via. Infinite varianti combinatorie con la sola costante che ci ricorda Valerio Mastandrea in un celebre monologo: «i figli invecchiano. Ma non invecchiano loro, invecchiano te».

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Mettere al mondo qualcuno è impresa da supereroi con tanto di mantello e mascherina. Parola di Mattia Torre, autore del monologo e sceneggiatore del film che ne è l’ampliamento, Figli, che avrebbe dovuto essere la sua opera prima alla regia per il grande schermo, ma diretto poi da Giuseppe Bonito.

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Con l’esperienza biografica che continuamente si confonde e trascende nella finzione e nella surrealtà, questo film non ha la forma né l’intenzione grave di un testamento. E con accanto l’amico Mastandrea a fargli da alter ego un’ultima volta, affiancato da tutta la “famiglia” di Boris (da Valerio Aprea a Pietro Calabresi, Andrea Sartoretti e molti altri), l’occhio lucido e la vena satirica di Torre hanno dimostrato, come ad ogni appuntamento col grande e piccolo schermo, di esser più efficaci della catarsi tragica.

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Non più il set di Boris, né l’ospedale de La linea verticale, qui è la casa di Sara (Paola Cortellesi) e Nicola (Valerio Mastandrea), o meglio il quadrante sud di Roma, con Testaccio, il Gasometro, Viale Marconi – geografie familiari a Torre e Mastandrea, il microcosmo da analizzare.

La sinossi è semplice: Sara e Nicola si amano, hanno una casa, un lavoro, una figlia, una vita sociale. Sono felici.  Tutto si complica con l’arrivo del secondo figlio che mina rapidamente quel fragile equilibrio conquistato.

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Il cinema, come la grande letteratura del resto, si è sempre occupato di rapporti genitori-figli, moglie-marito (amante), dei drammi della famiglia – basta aprire Anna Karenina e dare un’occhiata al suo incipit! –, ma a Mattia Torre non interessa sondare i grandi e poetici sentimenti dell’umano, i complessi edipici di ogni sorta.

È al quotidiano che guarda, alle crisi del vissuto fuor di metafora, alla vita dei trentenni e quarantenni di oggi, nati prima della caduta del muro di Berlino, ormai orfani di futuro: in un momento del film, Sara si confronta con la madre, gettandole addosso tutto il rancore e l’ansia di un’intera generazione che si sente messa all’angolo, minoritaria e abbandonata in un «paese di vecchi e per vecchi, dove tutto, dalle televisioni ai servizi è pensato a misura di vecchi che nemmeno muoiono più».

Ed ecco dunque che la presa di coscienza dell’essere allo stesso tempo genitori e persone con i propri sogni e le proprie ambizioni in un’epoca in cui la prospettiva d’uno stato assistenziale efficiente è ormai sfumata, in cui non c’è tempo, non ci sono soldi, i nonni o le improbabili babysitter non ti aiutano, in cui si è raggiungibili h24 dalle chat di classe dei figli, dai gruppi whatsapp dei colleghi e così via, si trasforma un incubo la cui unica, surreale, soluzione è gettarsi dalla finestra.

In un alternarsi di registri comici e grotteschi, scavando sotto la superficie dei clichés, dove l’autore ci ha abituato a guardare, si va dritti al punto: viviamo in una landa desolata, wasted, tragicamente instabile, certo, eppure davanti alla crisi, alle macerie prime, per dirla con Zerocalcare, uno spiraglio di speranza rimane e si va avanti.

 

Regia: Giuseppe Bonito
Interpreti: Valerio Mastandrea, Paola Cortellesi, Stefano Fresi, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Andrea Sartoretti, Massimo De Lorenzo, Gianfelice Imparato, Carlo de Ruggeri
Distribuzione: Vision
Durata: 97′
Origine: Italia, 2020

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.6

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
3.46 (13 voti)

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