FILM IN TV – La via lattea, di Luis Buñuel

Nel lungo percorso cinematografico di Luis Buñuel, l’anticlericalismo ha conosciuto forme e messe in scena differenti, costituendosi come un filo rosso che più volte si riannoda su se stesso, in un conflitto forse perso in partenza, ma combattuto sempre con sarcastico distacco.

Ne La via lattea, non vi è la violenza surrealista dei suoi primi lavori (si ricordi solo il finale de L’age d’or che identificava l’autore delle atrocità delle 120 giornate di sodoma sadiane con lo stesso Gesù Cristo) né la dissacrazione blasfema di Viridiana (ma si potrebbe citare anche Nazarin o Simon del deserto fra gli esempi più evidenti). In ciò che sarà la prima parte di una ipotetica trilogia. insieme al Fascino discreto della borghesia e Il fantasma della libertà, Buñuel si muove con la grazia e la compostezza di chi, dall’alto dei suoi settant’anni di età, discute amabilmente con un vecchio nemico d’infanzia. Si sente il peso teologico della formazione gesuita del regista spagnolo, che in questo caso all’attacco dissacratorio preferisce la placida osservazione. In un percorso volutamente dispersivo e rizomatico, seguiamo il cammino di due pellegrini che, durante il loro percorso, incontrano numerosi personaggi, tutti impegnati a discernere i più complicati misteri del cattolicesimo. Ogni episodio, che nasce dagli intrecci temporali e teorici più disparati (dalle scene casalinghe della vita di Cristo ai dibattiti sulla transustanziazione del suo corpo), contiene infatti nient’altro che citazioni effettive dalle Sacre Scritture e le opere di teologia e storia ecclesiastica, come indicato nel cartello che chiude il film. E da questo sottile e perverso gioco ci si stupisce di come sia il cattolicesimo stesso a volte a manifestarsi in forme gustosamente buñueliane, come le parole finali di Cristo, che recitano “non sono venuto sulla terra per portare la pace, ma la spada” che, se non venissero direttamente dal Vangelo, si direbbero frutto di un’operazione dada giocosamente blasfema. Non è un caso forse, che queste parole seguano la guarigione dei ciechi da parte di Gesù, che anche dopo aver riacquistato la vista sembrano incapaci di distinguere ciò che si trova di fronte ai loro occhi velati. Ma il rischio maggiore in cui incappa il regista è proprio quello di risultare troppo pacato, lasciando che i numerosi dibattiti teologici di cui il film è intriso perdano il loro mordente perché fin troppo reiterati. Ma questa è inoltre per Buñuel l’occasione di raccogliere a sé numerosi dei suoi attori prediletti per riservare loro delle piccole ma indimenticabili parti, come Michel Piccoli nei panni di De Sade, Edith Scob che veste il velo della Madonna e Pierre Clémenti che interpreta nientemeno che il Diavolo.

Se La via lattea non è riuscita a invecchiar bene come i film successivi del regista, possiamo almeno sorridere nel rivedere una celebre foto di scena, scattata durante la lavorazione del film, dove lo stesso Buñuel porta sulle spalle un enorme croce, immagine perfetta nell’inquadrare questa relazione di amore/odio. Buñuel porta la croce contro cui combatte, senza potersene separare.

 

Titolo originale: La voie lactée
Regia: Luis Buñuel
Interpreti: Paul Frankeur, Laurent Terzieff, Alain Cuny, Edith Scob, Bernard Verley, François Maistre, Julien Bertheau, Claude Cerval, Claudio Brook, Michel Etcheverry, Michel Piccoli, Delphine Seyrig, Daniel Pilon, Marcel Pérès, Denis Manuel, Bernard Musson, Jean Piat, Georges Marchal, Agnès Capri, Jean-Claude Carrière, Pierre Clémenti, Ellen Bahl, Claudine Berg, Auguste Carrière, Pierre Maguelon, Georges Douking, Christian Simon, Jean Ehrman, Jean Clarieux, Claude Jetter, Marius Laurey, Pierre Lary
Origine: Francia, 1969
Durata: 98′

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