FILM IN TV – Nuovo Cinema Paradiso, di Giuseppe Tornatore

nuovo cinema paradisoOpera vincitrice nel 1989 del Gran Prix Speciale della Giuria a Cannes e nel 1990 dell’Oscar come miglior film straniero. L’amarcord di Tornatore (al secondo lungometraggio, dopo Il camorrista del 1986) omaggia l’amore per il cinema, o meglio, per il cinematografo. Salvatore, regista di successo che vive a Roma, ritorna nella sua Sicilia per il funerale del caro amico Alfredo dopo trent'anni di lontananza. La memoria lo riporta agli anni della sua infanzia, in cui la figura carismatica di Alfredo lo guida fino all'adolescenza, trasmettendogli l'amore per il cinema e per la vita. Uno spaccato di storia e cultura, visto da una sala cinematografica, quando i preti censuravano i baci proibiti e il pubblico partecipava con enfasi sullo scorrere delle pellicole.  Da 173’ minuti a 123’, taglio necessaria per scavalcare i problemi distributivi del nostro Paese, che accolse freddamente il film all’uscita. Solo la città di Messina e il cinema “Aurora” furono solidali da subito. Addirittura il gestore del cinema si faceva pagare alla fine della proiezione e solo da coloro che restavano soddisfatti della visione. Operazione già condotta sempre a Messina nel 1981 con Ricomincio da tre di Massimo Troisi. E ovviamente il cinema “Aurora” non c’è più… La terra trema di Visconti, I pompieri di Viggiù di Mattoli, Anna di Lattuada, Il grido di Antonioni, raccontano, come specchi in cui riflettersi, le vicende note del piccolo Totò e Alfredo.

 

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L’impianto stilistico del regista è chiaro sin dalle origini: un’affabulante ripresentazione del melodramma popolare, di pragmatica precisione visiva e narrativa, che si perde spesso in una schematica edulcorazione sentimentalista. Oggi Salvatore Cascio (Totò) dirige un ristorante con i genitori a settanta chilometri da Palermo, a Chiusi Scalfani; ha provato anche la carriera politica nelle liste di centrodestra per le amministrative del capoluogo siciliano. Il suo menù più conosciuto si chiama “Hollywood”… La ridondanza è il termine più consono a questo cinema, intesa anche come capacità di rimodellare la realtà e probabilmente irrobustire una certa tendenza filmica italica degli anni ’80, alla spasmodica ricerca d’identità. Anche il roboante Morricone è in simbiosi perfetta con le immagini, votate alla rievocazione in chiave nostalgica del passato, a volte facili prede degli stereotipi narrativi televisivi e in alcuni frangenti invece cariche di finezze di sguardo e bizzarrie creative non convenzionali.

 

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Il cinema è come un circo: arriva, ti fa ridere, ti distrae un attimo e poi se ne va… materiale frammentario che talvolta presenta qualcosa che si potrebbe chiamare “attrazione”, immagini senza idea. Ma Tornatore potrebbe essere sedotto e abbandonato, in fondo, proprio da questa illuminante parabola di Gesualdo Bufalino, inconsapevole sintesi perfetta del suo peregrinare dietro la mdp: “[…] Vi è una Sicilia “babba”, cioè mite, fino a sembrare stupida; una Sicilia “sperta”, cioè furba, dedita alle più utilitarie pratiche della violenza e della frode. Vi è una Sicilia pigra, una frenetica: una che si estenua nell’angoscia della roba, una che recita la vita come un copione di carnevale; […] Tante Sicilie, perché? Perché la Sicilia ha avuto la sorte di ritrovarsi a far da cerniera nei secoli fra la grande cultura occidentale e le tentazioni del deserto e del sole, tra la ragione e la magia, le temperie del sentimento e le canicole della passione.[…] Ogni siciliano è, di fatti, una irripetibile ambiguità psicologica e morale. Così come l’isola tutta è una mischia di lutto e di luce.[…]
E se l'ultimo premio Oscar nostrano, Paolo Sorrentino, dichiara di aver scoperto la passione per il cinema e la professione di regista grazie a Nuovo Cinema Paradiso, il cerchio si chiude.