FILM IN TV – Provaci ancora Sam, di Herbert Ross

Woody Allen, con la regia di Herbert Ross, si è fatto interprete di una minoranza silenziosa dando voce a taciute idiosincrasie. Stanotte, ore 3.00, Paramount Channel.

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IL NUOVO NUMERO DI SENTIERISELVAGGI21ST #9


Con Provaci ancora Sam Woody Allen consegna, definitivamente, il proprio personaggio alla storia contemporanea e del cinema. Il sacrificio di Herbert Ross, ottimo direttore di attori, coreografo e conoscitore dello spettacolo, ma qui regista fagocitato dall’estro creativo di Allen, serve ad esaltare i pregi di un film che resta comunque affidato ad una doppia paternità. Allen dopo la realizzazione di opere tutto sommato uscite in sordina (Prendi i soldi e Provaci ancora Sam., Rossscappa, 1969 – Il dittatore dello stato libero di Bananas, 1971 e Tutto quello… 1972) e rivalutati solo successivamente all’uscita di questo che è tratto da una sua commedia dallo stesso titolo, mette in piedi, insieme al brillante regista, il film mantenendo, almeno stando agli esiti, un’opzione decisa sull’impianto e sulla libertà della propria interpretazione.
Sam Felix (nella versione originale Allan) è un critico cinematografico, imbranato e ossessionato dalle donne. Il suo matrimonio è finito, la moglie ha bisogno d’altro e fugge con un motociclista nazista. Sam resta solo con l’ombra di Humphrey Bogart a dargli consigli su come conquistare le donne. La coppia sua amica Dick (Tony Roberts) e Linda (Diane Keaton) provano a fargli conoscere altre donne, ma gli incontri sono un fallimento. Saranno Sam e Linda a scoprire la reciproca attrazione, ma in una sequenza finale che replica Provaci ancora, Sam, Allenquello di Casablanca, i due si separano definitivamente.
Provaci ancora Sam costituisce l’avvio della felice carriera di Allen poiché è sicuramente il film che l’ha fatto conoscere al grande pubblico, ma è soprattutto quello in cui si delineano per la prima volta i tratti principali del suo personaggio che qui viene inventato e che non muterà troppo in futuro, pur nella maturazione dell’età e nel radicalizzarsi delle ossessioni. Sam Felix ci fa respirare la stessa aria che poi ci avvolgerà in capolavori assoluti come Io e Annie, Manhattan, Broadway Danny Rose o perfino in quello scoppiettante capolavoro dell’umorismo malinconico e un po’ nonsense che è Amore e guerra e in tutti gli altri ancora, successivi, tutti quei film che hanno completato il racconto del disagio alleniano, della sua afasia rispettoProvaci ancora, W. Allen al mondo. Così Allen è riuscito a farsi interprete di una minoranza silenziosa dando voce a quelle taciute e quotidiane idiosincrasie e, in generale, a quel sentirsi sempre fuori posto, fuori sincrono con il mondo, perfino distante dai piaceri. Ma nonostante tutto Woody Allen ha saputo meglio di ogni altro, raccontare i piaceri della metropoli, quella inguaribile voglia di partecipare ai riti collettivi che segnano la vita di ogni animale urbano, tra coppie frantumate e amori impossibili da raggiungere, libri e personaggi da imitare e il rifugio casalingo a cullare aspirazioni artistiche. C’era già quasi tutto questo in Provaci ancora Sam, film che solidifica la filosofia alleniana, tirandola fuori dai primi incerti passi di Tutto quello…. o dalle insicurezze di Prendi i soldi e scappa, fuori dai primordi della incubazione di questo archetipo urbano, per Provaci ancora, Sam_1sistemare, definitivamente, quell’omino dai capelli rossi e dall’incerto interloquire, sempre alle prese con una nuova malattia o una seduta dallo psicanalista per salvare il suo ego ferito da una storia d’amore andata male, in una arena urbana, armonizzandolo con New York, metropoli per eccellenza, di solito così spersonalizzante, ma che in Allen ritrova il fascino segreto dei quartieri e quasi della Parigi bohemien.
Ma in Provaci ancora Sam siamo a San Francisco, la città della libertà e dei liberi costumi e Allen, comincia fare sul serio e mette in gioco se stesso, in una sovrapposizione che sarà sempre più marcata, ma che già in questo film, consente di riconoscere i caratteri dell’autentico transfert che da sempre il suo cinema ha messo in opera rispetto alla sua stessa vita.
Sam Felix si innamora delle ombre dello schermo, nel Provaci ancora, Sam, 1972magnifico incipit in cui assiste al finale di Casablanca sembra volersi impossessare della magnetica figura di Bogart e a luci accese per imitarlo cammina con la tipica lentezza di chi ormai sa cosa è la vita. Con una pungente ironia che proviene dritta dritta dalla sua cultura ebraica, Allen costruisce il suo personaggio personaggio. Un carattere così originale che ci trascinava verso una nuova misura dell’umanità, allo stesso tempo ridotta perché privata di ogni superiorità fisica, ma assillata dal dubbio e dall’indecisione,e quindi ingigantita proprio perché per la prima volta il non prendersi sul serio diventava un discorso serissimo. Per tutto questo e per la novità che Allen ha portato nel cinema con Provaci ancora Sam, libero da ogni comicità surreale, in quel 1972 ci sembrava che il personaggio fosse già pienamente maturo, perfettamente messo a fuoco. Non sapevamo, invece, quanto quel cinema, quei personaggi e l’autore stesso avrebbero contato nel nostro futuro percorso di frequentatori assidui. Il film di Ross – Provaci ancora, SamAllen diventa così l’incipit definitivo di una bellissima storia che ancora oggi continua, come tutte le storie, con gli alti e i bassi che segnano la vita e gli 81 anni di Allen misurano la distanza in cui tutto questo è avvenuto, ma non sminuiscono per nulla l’efficacia di una commedia esilarante in cui irrompe, in era di contestazione rabbiosa, questo piccolo e goffo personaggio, che dà nasate sul ginocchio e mentate sul pugno ai suoi forzuti aggressori. Woody Allen, fin da questo film lavora con dovizia di argomenti sull’universo straordinario dell’uomo comune, dell’ebreo impacciato e sempre ad inseguire una vita che non comprende, ossessionato dalle medicine che non possono guarire la sua innata ipocondria. È proprio dalla sua origine ebraica a trarre questo umorismo segnato da quella fortissima componente autoironica e dalla capacità di ridere di ogni cosa, per primi di se stessi e di farne fine umorismo. Era solo l’inizio, con Allen, negli anni ci saremmo divertiti a distinguere tra cinismo e ironia, tra sarcasmo e autoironia cattiva.
Provaci ancora Sam, riecheggia la battuta bogartiana al pianista del ritrovo di Casablanca segno di sentimenti d’amore che sembrava dovessero fermare il mondo e Allen invece conProvaci ancora, Sam, Keaton e Allen quel film occhieggia al nuovo che avanza, ad un incipiente yuppismo che sembra delinearsi nella ossessiva necessità dell’amico Dick che da uomo di affari (in epoca di mancanza di cellulari) era obbligato a comunicare ai suoi collaboratori i suoi spostamenti dettando di volta in volta il numero di telefono presso il quale sarebbe stato reperibile. Un cinema quindi che ancora ci riguarda, che sentiamo vicino e che ci fa comprendere, riguardando le origini, la grandezza dell’autore e quanto i suoi film abbiano contato nel definire uno sguardo forse aristocratico, ma tanto inguaribilmente ironico da salvarci un poco la via.

Titolo originale: Play It Again, Sam
Regia: Herbert Ross
Interpreti: Woody Allen, Diane Keaton, Tony Roberts
Origine: Usa, 1972
Durata: 85’
Genere: Commedia

 

Stanotte, ore 3.00, Paramount Channel

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