FILM IN TV – Romeo+Giulietta di William Shakespeare, di Baz Luhrmann

Prima delle feste sfarzose del Grande Gatsby, prima delle grandi pianure desertiche di quel meraviglioso film sbagliato che era Australia, prima delle epifanie musicali del commovente Moulin Rouge! c’è sempre stato Shakespeare. Il regista-artista Baz Luhrmann, infatti, nel 1996 fresco del successo del suo film d’esordio (Ballroom-Gara di ballo) decide di affrontare la sfida più ardua: riportare sullo schermo la storia d’amore per eccellenza, Romeo e Giulietta. Orgoglioso della sua solida formazione teatrale nata sui palcoscenici di Sydney, il regista australiano non curante dagli ovvi paragoni con le precedenti versioni della tragedia (una per tutte la pellicola dal sapore rinascimentale di Franco Zeffirelli), si prende l’onere di raccontare la vicenda dei Montecchi e Capuleti in modo inedito, guardando apertamente al pubblico di quella generazione Mtv che, ormai, ha preso piede. Il risultato è un’opera in cui la fedeltà filologica all’originale si sposa all’audace follia scenica del regista, da sempre dotato di uno straordinario talento visivo. Romeo+Giulietta è dunque una pellicola folle per la sua arrogante pretesa di essere inedita con un materiale di base conosciutissimo. Luhrmann osa e, per fortuna, vince perché, nel suo strafottente delirio, ha il merito di capire davvero Shakespeare. Non solo la decisione di portare i versi shakespeariani in un’ambientazione pop onirica (dove i vezzi tardo medioevali del canone classico sono sostituiti dall’afa delle spiagge californiane) che tanto deve alla scuola visiva di Ridley e Tony Scott, genera un continuo corto-circuito capace di confermarsi sempre con efficacia e coerenza ma Luhrmann ha il merito di arrivare al cuore della tragedia, restituendo Romeo e Giulietta al proprio pubblico.

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Nel cast perfetto messo in scena dal regista/coreografo (citiamo solo il frate Lorenzo con tanto di crocefisso tatuato sulla schiena, interpretato dal compianto Pete Postlethwaite) brilla la scelta dei due giovani protagonisti. Lontani dai due attori acclamati dei nostri giorni, la Claire Danes e il Leonardo Di Caprio scelti da Luhrmann sono due ragazzi affamati di vita, pronti a bruciare al fuoco della loro passione e non troppo lontani dai due sognatori che sono chiamati ad interpretare. Soprattutto Di Caprio (che per il ruolo vinse il premio per la miglior interpretazione al Festival di Berlino) agli inizi della sua ascesa da sex-symbol, rende Romeo un ragazzo di carne e ossa, facendoci vibrare tra le sue urla disperate e i suoi tormenti erotici. Proprio grazie all’identificazione attore/personaggio dei due giovani protagonisti, il film di Luhrmann rompe le catene della classicità per restituire con violenza tutta la forza di Shakespeare, facendoci respirare davvero la tragica fine dei due amanti di Verona (Beach). Dimostrandosi cosi uno dei pochi ad aver, davvero, nell’apparente borioso tradimento, rispettato l’opera del Bardo.

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