FILM IN TV – Un uomo a nudo, di Frank Perry

Siamo nel 1968. Anno fatidico (anche) in America – gli omicidi di Bob Kennedy e Martin Luther King, colpo durissimo all’american dream – e anno di passaggio per il cinema: la New Hollywood è alle porte, il sistema delle major classiche irrimediabilmente svuotato. È in questo panorama che uscì nelle sale The Swimmer (il film fu girato due anni prima, nel 1966, ma tenuto in congelatore perché troppo difficile per il grande pubblico: il successo de Il Laureato nel 1967 rese tutto più facile…), adattamento di un racconto di John Cheever ad opera di un regista, Frank Perry, che meriterebbe oggi una profonda rilettura critica. Un film che porta addosso tutti i segni del repentino cambiamento in atto, le cicatrici del passaggio, con il suo protagonista interpretato dal divo più statuario del cinema classico (il cinquantacinquenne Burt Lancaster) che qui inizia uno dei più misteriosi e dolorosi “ritorni a casa” che il cinema americano ricordi. Un incredibile ritorno a nuoto: nella prima, splendida, sequenza del film l’uomo fuoriesce da un bosco (della memoria?) direttamente in costume da bagno (un uomo a nudo, recita l’insolitamente acuto titolo italiano) e si tuffa nella piscina di una ricca villa. I proprietari lo riconoscono, si intuisce che è stato “lontano” per molto tempo, ma ora è tornato e ha un’idea folle… attraversare a nuoto la collina che lo divide da casa, attraverso le piscine delle varie ville del vicinato, un “fiume” che deve ricongiungerlo alla sua famiglia.

Ma chi è questo Ned? La sua identità ci viene rivelata solo da schegge di discorsi intrapresi con un’umanità spaventosamente “superficiale” (in piena modalità iperrealista, à la Robert Altman) che pian piano diviene ostile. Lui è un ex impresario, probabilmente fallito, che ha avuto un forte esaurimento nervoso, e quelle persone sono i suoi amici. Il viaggio attraverso le piscine, però, è intervallato dall’incontro con una ragazza bionda ed eterea (babysitter dei suoi figli anni prima) che apre un improvviso momento di “luce” nella nebulosa memoria: un'assurda macro-sequenza bucolica, girata da Sydney Pollack dopo i dissidi di Perry con la produzione, che rimane impressa. Ma anche questo squarcio si riassorbe nella fastidiosa riemersione di un trauma ormai ingombrante: insomma cosa è successo nel suo passato? La sua famiglia esiste ancora? La sua casa è ancora “piena”? Il film diventa sempre più il viaggio allucinato e metaforico di un (anti)eroe palesemente segnato dall’emersione dei fantasmi che attanagliano l’America di quel periodo: le tensioni sociali, l’alienazione dell’individuo nel tardo capitalismo, la messa in dubbio dell’eccezionalismo americano o del concetto tradizionale di famiglia. Un film sinceramente perturbante, un oggetto misterioso che nella sua palesata naiveté registica apre enormi spazi di riflessione ancora oggi. La New Hollywood è veramente dietro quella porta che Lancaster non riesce ad aprire sotto il diluvio finale…