Fuga di cervelli, di Paolo Ruffini


Paolo Ruffini firma la sua opera prima da regista, proponendo una versione nostrana del campione d’incassi spagnolo e piluccando i giovanissimi interpreti dal mondo di YouTube. La comicità cui il film s’ispira è espressamente quella giovanil-demenziale di cult americani come Animal House e American Pie, ma qui non riesce a travalicare i cliché e il pessimo gusto

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IL N.13 DELLA RIVISTA CARTACEA BIMESTRALE DI SENTIERI SELVAGGI

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Il timido e goffo Emilio è innamorato da sempre della bellissima Nadia, ma non ha mai trovato il coraggio di confessarle i suoi sentimenti. Quando lei si trasferisce a Oxford, Emilio la segue con la sua folle compagnia di amici: Alfredo, ragazzo cieco e pasticcione; Lebowsky, schivo venditore di granite e marijuana; Franco, che pur di non confessare la propria omosessualità adotta un atteggiamento esasperantemente naïf; Alonso, costretto su una sedia a rotelle e ossessionato dal sesso. Con una comitiva così, è facile che alla Facoltà di medicina si susseguano gli eventi più incredibili.

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LA SCENEGGIATURA RACCONTATA DA UN MAESTRO DEL CINEMA ITALIANO

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Paolo Ruffini interpreta Alfredo e firma la sua opera prima da regista, proponendo una versione nostrana del campione d’incassi spagnolo Fuga de cerebros e piluccando i giovanissimi attori dal mondo di YouTube e dal programma tv Colorado. La comicità cui il film s’ispira è espressamente quella giovanil-demenziale di film americani come Animal House e American Pie. L’originalità dell’operazione risiede nello sdoganare l’handicap, trasformandolo in motore di gag assurde a cui, nella seconda parte del film, subentrano scene più riflessive, sull’amicizia fra disadattati, sul sentirsi quotidianamente scarti della società e sulla difficoltà di riconoscersi distanti dagli altri.
Nelle intenzioni Fuga di cervelli conteneva spunti degni d’interesse. Peccato che siano stati annacquati da un umorismo a base di refrain già fastidiosi la prima volta, peti, scene che aspirano a provocare ma non travalicano il pessimo gusto (ne è un esempio l’episodio all’obitorio, che richiederebbe il supporto di una comicità ben più originale e graffiante). Allo stesso modo, l’omosessualità mai accennata che esplode inopinatamente alla fine o i monologhi seri del protagonista ai suoi amici si risolvono in cliché piuttosto che in delicate note di realismo. Che, forse, si intravedono con qualche sforzo solo nella vergogna di Alfredo per la sua cecità, provata perfino con chi condivide il suo stesso problema.  

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Regia: Paolo Ruffini
Interpreti: Luca Peracino, Paolo Ruffini, Guglielmo Scilla, Frank Matano, Olga Kent, Andrea Pisani, Giulia Ottonello
Origine: Italia, 2013
Distribuzione: Medusa
Durata: 100’

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