Funny Face, di Tim Sutton

Un road movie atipico, nel quale due personaggi alla deriva cercheranno di andare oltre le loro maschere, facendosi carico delle loro emozioni sopite. Al #TFF38 nella sezione Le stanze di Rol.

Quando Zama entra nel minimarket in cui lavora Saul, lui sta leggendo distrattamente una biografia di James Dean. Il burka nero che la ragazza indossa ne lascia intravedere soltanto gli occhi, così come la maschera di Saul, la Funny Face del titolo. A nascondere il suo corpo ci pensano il giubbotto jeans e la maglia nera dentro i pantaloni che Saul copia al suo mito. Lui le si para davanti, impedendo al suo capo di picchiarla con una mazza da baseball per aver rubato un pacchetto di pistacchi. Ci si potrebbe aspettare, guardando quel ghigno così simile a quello che in La notte del giudizio nasconde cieca rabbia, che a questo punto le possa capitare anche di peggio. Il ragazzo invece le allunga un pacchetto di pistacchi e una banconota da 5 dollari.

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Da quell’incontro ha origine questo road movie atipico diretto da Tim Sutton, al Torino Film Festival nella sezione “Le Stanze di Rol” dopo il passaggio alla scorsa Berlinale. In quel momento, Saul e Zama sono due vuoti racchiusi in gusci protettivi diversi. Il burka di Zama è la scelta ribellistica con la quale si nasconde dalle preoccupazioni dei suoi zii, con i quali vive dopo la morte del padre. La Funny Face di Saul è il modo per non affrontare direttamente la rabbia per il futuro abbattimento della casa in cui vive con i suoi nonni. Entrambi si sentono sradicati, dei detriti soli e alla deriva, quindi sempre in movimento, quest’ultimo restituito perfettamente dalle interpretazioni nervose di Cosmo Jarvis e Dela Meskienyar.

Fa da contrappunto, sia nella recitazione che nel personaggio, lo speculatore edilizio interpretato da Johnny Lee Miller. Quasi sempre immobile, congelato in una maschera con la quale si è totalmente identificato e che ignora di indossare, ha un obiettivo ben preciso davanti a sè. Saul e Zama, invece, abbandonandosi alla semplice corrente dello stare insieme, riusciranno a smontare il loro guscio, pezzo dopo pezzo, in un viaggio senza meta e nato dalla pura casualità. Funny Face ha il merito di costruire un racconto umanamente caldo ed efficace, dove la vicinanza non è la via per una chimerica autenticità, quanto il punto di partenza per la consapevolezza che bisogna prendersi carico delle proprie emozioni per modellare la propria maschera e non, semplicemente subirla.

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La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.6

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
4 (4 voti)
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