Fuori dalla commedia sentimentale. Profilo di Meg Ryan

Cambia radicalmente immagine l'attrice con il ruolo di “In the Cut” di Jane Campion, antitetico rispetto all'immagine romantica e rassicurante a cui ci aveva abituato

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Volendo fare dell'ironia gratuita, la parola "cut", quando si tratta di Meg Ryan, è sempre stata innestata nei petali di una rivista di moda e preceduta dal sostantivo "hair". Dei suoi boccoli dorati, delle ciocche più o meno scalate e di un biondo più o meno chiaro, i mensili patinati spendono chili di inchiostro e milioni di foto, così che, prima che regina del box office, quest'attrice con più vent'anni di cinema alle spalle è divenuta famosa come regina dei capelli. E il titolo del suo ultimo film sembra coincidere alla (ironica) perfezione con la più che mormorata necessità di rifarsi un'immagine, questa volta come attrice. Sintetizzando gli articoli apparsi da quando le indiscrezioni su In the cut hanno preso a circolare, è come dire "attrice ultraquarantenne, ex ragazza della porta accanto e torta di mele all american, cambia volto e abbassa i veli, alla disperata ricerca di rinascita". E ancora più ironicamente si sottolinea la coincidenza verbale con la celebre ghirlanda bionda scomparsa in virtù di qualcosa di scuro. E compare un nudo.  Secondo questa necessità di cambiare segni tanto elementari, Meg Ryan è l'esempio più lampante di vittima del typecasting. Ma si può con cachet miliardari essere vittima di un typecasting? Meg Ryan è l'epitome di un certo cinema. Film da S.Valentino, pellicole da abbinare a una scatola di cioccolatini, o magari -in accordo con la linea Blockbuster- un gelato Hagen Daaz. Si è attirata lo scettro riprovevole di reginetta del commerciale. Il massimo di considerazione che le si può dare è quello di associarla sempre e solo a Sally, il personaggio del film di Nora Ephron che è diventato un piccolo classico per estimatori di commedie romantiche e non.

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Ma da quell'orgasmo nel diner sono passati quasi 15 anni, e chi ne è stato folgorato tende a ripudiare tutto quello che è seguito, desiderando che dopo l'incantevole exploit di Harry ti presento Sally l'attrice scomparisse nel nulla, consegnandosi per sempre al dolce immaginario cinematografico di una bionda borghesia newyorkese, versione serafica di donna post-alleniana.


Come Sally, Meg Ryan si laurea in giornalismo a New York, ma la madre attrice, con cui ci sarà sempre un pessimo rapporto, la convince a partecipare a un provino che le frutterà un prestigioso debutto cinematografico in Ricche e famose (George Cukor, 1981). Seguono due anni in una soap opera (Così gira il mondo) e in film per la tv. Fa eccezione Top Gun (Tony Scott, 1986) che pur essendo la consacrazione dell'idolo Tom Cruise mette per la prima volta in mostra la Ryan nel ruolo di frizzante mogliettina e futura vedova di Anthony Edwards (suo partner anche nella vita). L'anno successivo è in Salto nel buio (Joe Dante, 1987), significativo solo per l'incontro con il futuro marito Dennis Quaid. In compenso è più significativa che mai la sua apparizione del 1989 come co-protagonista di un film che spalanca la strada (non sempre debitamente seguita) del rilancio anni '90 della commedia romantica. Scritto da Nora Ephron e diretto da Rob Reiner, Harry ti presento Sally trasforma l'attrice ventottenne in una nuova icona. L'orgasmo simulato a tavola e le conversazioni su Casablanca in pigiama e split-screen ne disegnano una precisa geografia della seduzione improntata alla miscela di bellezza infantile e involontaria comicità. Sally Albright è una Annie Hall dalle nevrosi più morbide, che entra subito nell'iconografia collettiva, amata soprattutto dal pubblico femminile.

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Tutto quello che segue è una fuga e un inseguimento. Da un lato tentativi di restare nel seminato della nuova eroina romantica, specializzandosi nel ruolo della sognatrice a oltranza, wasp metropolitana di sani valori e dolcissimi ideali. Canadese ingenua e spaurita a Parigi (French Kiss di Lawrence Kasdan, 1995), improbabile partner di gentiluomo ottocentesco (Kate & Leopold di James Mangold, 2002), fino alle sbavature dolciastre della sua mentore Nora Ephron, che ne codifica l'essenza al miele in Insonnia d'amore (1993), le cuce addosso un carattere angelico in Avviso di chiamata (regia di Diane Keaton e sceneggiatura di Nora e Delia Ephron, 1999) e la dirige in smorfiette adoloscenziali fuori tempo massimo in C'è post@ per te (1998). Dall'altro lato ci sono le prove di disintossicazione dal saccarosio: tossicodipendente amata da Jim Morrison in The Doors (Oliver Stone, 1991), alcolista tormentata in Amarsi (Luis Mandoki, 1994), fanatica motoclicista in Innamorati cronici (Griffin Dunne, 1997), medico diffidente in City of angels (Bred Siberling, 1998), addirittura soldato in Il coraggio della verità (Edward Zwick, 1996).  All'ultimo gradino di questa seconda schiera di personaggi si colloca Frannie, la professoressa di scrittura creativa alle prese con eros e thanatos in In the cut. Meg ottiene questo ruolo dopo una session d'improvvisazione che Jane Campion organizza assieme al co-protagonista Mark Ruffalo in una camera d'albergo di Los Angeles, dove la Ryan non ha difficoltà a prendere il posto originariamente destinato a Nicole Kidman. Poi la regista le affianca una collega che non potrebbe essere più diversa: Jennifer Jason Leigh (Paulette nel film) ha alle spalle 15 anni di carriera in film indipendenti (ne ha anche diretto uno, The anniversary party) o d'autore (Altman, Cronenberg), ruoli di nicchia e estimatori ancora più di nicchia, seppure fedelissimi.

E certo il ruolo di Frannie è una rivoluzione nel curriculum di un'attrice notoriamente casta, per non dire asessuata. E se definirla stilnovista (Hollywood 2000) può essere letto come un'iperbole, un nudo integrale di Meg Ryan fino a pochi mesi fa non avrebbe destato tanto più spiazzamento -soprattutto scavalcando 7 secoli e traducendo la cultura in consumo para-culturale e popolare- di un'imprevista descrizione erotica di Beatrice. E invece questa Beatrice – se non dei poveri, del pop- parte, anzi riparte, da un titolo che con il suo esplicito richiamo alla fisicità del sesso femminile (taglio, o fessura, o feritoia, e sicuramente ferita), taglia del tutto i ponti col passato. E rivoluziona il suo rapporto col mondo femminile, da sempre minoranza dominante dei suoi seguaci: da icona del romanticismo a buon mercato e della femminilità tenera e consolatoria ad immagine della militante femminilità (senza -ismi) di Jane Campion, ultimo volto di un discorso intorno all'écriture feminine (con caméra-stylo, in questo caso), che l'autrice neo-zelandese porta avanti da 3 lustri. Per questo personaggio da lei fortemente voluto, la Ryan dichiara di essersi parzialmente ispirata alla Jane Fonda di Una squillo per l'ispettore Klute di Alan Pakula. Come per Jane Fonda, anche per Margareth Mary Emily Anne Hira (questo il vero nome dell'attrice) la partenza verso un'inversione di ruolo parte da un banale cambio nel colore dei capelli.  Sintomatico di una carriera fortissimamente legata all'immagine, ma non per questo meno interessante sarà vedere se questo film le aprirà la strada a qualcosa di più che una prosecuzione di carriera in the (new hair) cut.


 


LINK 


Sito con tutte le immagini in ordine di shooting board di Harry ti presento Sally: www.megryan.de


Sito inglese aggiornato e molto completo: www.megryan.co.uk


Ricca galleria fotografica italiana: http://www.allcelebrity.it/Ryan


Ampia galleria: www.cinema-stars.com/ryan


Sito esplicitamente "non nude": http://www.undying.com/celeb/Meg_Ryan/

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