Fuori orario: il programma dal 29 settembre al 5 ottobre

BEYOND THE YEARS

Domenica 29 settembre 2013 RAI 3 dalle 1.25-6.00

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APERTE LE ISCRIZIONI PER UNICINEMA E SCUOLA DI CINEMA

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Fuori Orario cose (mai) viste

di Ghezzi Baglivi Di Pace Esposito Francia Fumarola Giorgini Melani Turigliatto

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LE BORSE DI STUDIO PER CRITICA, SCENEGGIATURA, FILMMAKING DELLA SCUOLA SENTIERI SELVAGGI

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presenta

MILLE VOLTE UNA SOLA VOLTA (1)

a cura di Lorenzo Esposito con i film

AL DI LÀ DEGLI ANNI (BEYOND THE YEARS)

104’ (Cheon nyeon hak, Sud Corea, 2007, col., v.o. sott. it.) Regia: Im Kwon-taek Interpreti: Hyeon-jae Jo; Jung-hae Oh; Seung-eun Oh; Seung-jong Ryoo Yubong Yong, un cantante di pansori, arte musicale tradizionale fatta con voce e rtamburo, adotta separatamente due giovani, Dong-ho e Song-hwa, per farne una coppia di successo. I due crescono come fratello e sorella ma Dong-ho si innamora di Song-hwa, soffre per il fatto che è la propria sorella e combatte continuamente contro le ossessioni del padre di avere in famiglia un artista di successo. Allora Dong-ho se ne va di casa continuando comunque a provare gli stessi sentimenti per Song-hwa e allo stesso tempo a migliorare le sue abilità di batterista che ben si accompagnerebbero con le doti vocali della sorella. Centesimo film di Im Kwon-taek, cineasta eccezionale quanto poco conosciuto.

LIFELINE (ALUMBRAMIENTO)

13’ v.o. sott. episodio di DIECI MINUTI PIÙ VECCHIO : IL TROMBETTISTA (Ten Minutes Older : The Trumpet, Spagna/Germania/UK/Usa/Cina/Finlandia, 2002, col.) Regia: Victor Erice Spagna 1940, anno di nascita del regista, è l’ambientazione del segmento di Victor Erice per il film collettivo Ten Minutes Older. Immagini dense, in bianco e nero, si rincorrono lente e rimandano a spazi in cui la lotta per la vita e l’immanenza della morte ci guardano con sguardi familiari attraverso foreste di simboli.

VITA 7’ (Kiank ou zizn’, Armenia, 1993, col) Regia: Artavadz Pelešjan Una donna e la nascita di un bambino. Per Pelešjan è il seguito di Fine del 1992.

SOGNI DI DONNA 83’ (Kvinnodröm, Svezia, 1955, b/n) Regia: Ingmar Bergman Con: Eva Dahlbeck, Harriet Handersson, Gunnar Björnstrand, Ulf Palme Due amiche si inoltrano quasi al buio in avventure con uomini sposati, ma senza trovare la luce giusta e, ancora cieche, tornano dai rispettivi fidanzati. Bergman finge di indagare la crisi di coppia per svelare il volto opaco e amaro della giovinezza.

 

Lunedì 30 settembre 2013 RAI 3 dalle 01.05 alle 3.00

Fuori Orario cose (mai) viste

di Ghezzi Baglivi Di Pace Esposito Francia Fumarola Giorgini Melani Turigliatto

presenta

MILLE VOLTE UNA SOLA VOLTA (2)

a cura di Lorenzo Esposito con il film

AGE IS…

PrimavisioneTV dur. 74’ ca. v.o. sott. it. (Id. Gran Bretagna, 2012, col) Regia: Stephen Dwoskin Con: Antoine Barraud, Gilles Benardeau, Françoise Bridel, Tonino De Bernardi, Mary Dickinson, Michele Fuirer, Rachel Garfield, Samantha Granger, Alexis Kavershine, Anthéa Kennedy, S. Louis, Valérie Massadian, Mel Massadian, Leo Mingrone, Arnold Schmidt, Tatia Shaburishvili, Ian Wiblin In prima visione TV l’ultimo film di Stephen Dwoskin. Il film con cui ci lascia, Age Is…, a partire dalla longevità dei protagonisti (la vita anziana di amici, familiari, conoscenti, di Dwoskin stesso), ricava una lunghezza parallela, una musicalità, una spazialità, che scivolano nel salto liquido da un volto a un gesto, da un tratto atmosferico a un incanalarsi di acque, da un dettagliarsi a uno spalancarsi del mondo. L’immagine diventa il corso misterioso di un avvicinamento insieme felpato e lucidissimo, fino quasi a volersi vedere siderata, accecata dal nulla che potrebbe significare la vita una volta che le si voglia addebitare un’età. Dunque la tessitura è interna, ma scava abissi, accumula bagliori, intarsia ombre, rinvenendo forse la fibra inimmaginabile della fisica spettrale che impasta le immagini. Tutto sembra colare compatto in un distillato, che però non è solo condensazione, ma anche tracciato elettrico che segnala i punti di sutura, le zone oltre i margini, le accensioni interne. Forse la vita, anche la più dolorosa, è solo una pausa prima della soglia successiva. “C’è stato un tempo in cui le persone anziane avevano un certo valore, erano rispettate per la loro saggezza e conoscenza. In una fase iniziale della preparazione di questo progetto ho pensato agli indiani d’America, a quei volti che secondo me diventano pergamena, a quelle rughe che raccontano tante storie. La loro bellezza da sola annulla il concetto di vecchiaia. Nel vedere queste persone, a colpirmi è il valore inestimabile di ciò che quegli occhi hanno visto, di ciò che quelle mani hanno toccato. L’innocenza per me non è mai stata interessante. Sono sempre stato maggiormente coinvolto dalla pienezza, dalla complessità e ambiguità dell’essere” (S. Dwoskin)

 

Martedi 1 ottobre 2013 RAI3 dalle 1.55 alle 2.20

Fuori Orario cose (mai) viste

di Ghezzi Baglivi Di Pace Esposito Francia Fumarola Giorgini Melani Turigliatto

presenta EVELINE

 

Mercoledi 2 ottobre 2013 RAI3 dalle 1.40 alle 2.00

Fuori Orario cose (mai) viste di Ghezzi Baglivi Di Pace Esposito Francia Fumarola Giorgini Melani Turigliatto

presenta VENTI ANNI PRIMA a cura di Ciro Giorgini

Giovedi 3 ottobre 2013 RAI3 dalle 1.55 alle 2.00

Fuori Orario cose (mai) viste di Ghezzi Baglivi Di Pace Esposito Francia Fumarola Giorgini Melani Turigliatto

presenta CINICO TV

Venerdì 4 ottobre RAI 3 dalle 1.55 alle 7.00

Fuori Orario cose (mai) viste di Ghezzi Baglivi Di Pace Esposito Francia Fumarola Giorgini Melani Turigliatto

presenta (DAL CINEMA DI FRANCO BROCANI) I CRETINI CHE HANNO VISTO IL CINEMA (1)

a cura di Roberto Turigliatto con i film

SCHIFANOSAURUS REX

prima visione TV (Italia, 2008, col., 76’06”) regia, soggetto e sceneggiatura: Franco Brocani; fotografia: Franco Lecca; musica: Andrea Monti; montaggio: Ivan Varrani Un omaggio a Mario Schifano nel decennale della morte. Un film che rimanda nel titolo alla feroce voracità del tirannosauro, con cui l’autore ha voluto metaforizzare l’amico artista per divorare lo schema stantio e scolastico del consueto documentario d’arte, per sperimentare una forma assai più consona alle modalità del gesto creativo della pittura moderna – tra l’altro assolutamente dissimili da quelle proprie di Schifano artista. Un “allestimento” nei modi del cinema realistico ed immaginario, dove Schifano quasi perde “il peso materiale” modellatosi attraverso il suo concreto modo di essere artista e diventa un semplice “nome impersonale”, quasi un “riferimento territoriale” nel dominio incontestabile dell’Arte. «In Schifanosaurus di Schifano si vede solo “una parte”: lo sguardo rivendica la propria assoluta soggettività, la bidimensionalità determinata solo dalla linea retta che unisce Brocani a Schifano. Nel film, legato a doppio filo con la intera filmografia di Brocani, i pensieri e l’opera del pittore si intrecciano al flusso libero delle associazioni e delle immagini in una “istallazione filmica” di unità scheggiate, con la voce fuori campo a recitare le parole di testi di teoria dell’arte – in apertura e in chiusura quelli di Blanchot – miranti ad affrontare i nodi capitali della ricerca di Schifano, comuni a quelli dell’amico regista: il problema del senso dell’essere artista, l’interrogativo dell’individuo creatore che si chiede, ci chiede “l’arte è ancora qualcosa di possibile?”» (Susanna Paissan)

THE CHELSEA GIRLS / LE RAGAZZE DI CHELSEA

(USA, 1966, b/n e col, 195’18”, v.o. sott. it.) Regia: Andy Warhol Con Nico, Ondine, Mary Woronov, Brigid Berlin, Ingrid Superstar Girato in gran parte nel Chelsea Hotel newyorchese, il piu’ leggendario dei film di Warhol. Sullo schermo sinistro scorrono sei episodi, sul destro gli altri sei. Ogni segmento e’ un piano-sequenza di circa mezz’ora, che vediamo accoppiato ad un altro sullo schermo diviso a meta’. Personaggi della “factory” warholiana recitano se stessi come se vivessero in tante stanze di un albergo: chiacchierano, litigano, fanno uso di droghe, evocano il Vietnam. Nell’ultimo segmento, con Nico, la musica dei Velvet Undeground.

 

Sabato 5 ottobre RAI 3 dalle 1.45 alle 7.00

Fuori Orario cose (mai) viste di Ghezzi Baglivi Di Pace Esposito Francia Fumarola Giorgini Melani Turigliatto

presenta (DAL CINEMA DI FRANCO BROCANI) I CRETINI CHE HANNO VISTO IL CINEMA (2)

a cura di Roberto Turigliatto con i film

SEGNALE DA UN PIANETA IN VIA DI ESTINZIONE

prima visione TV (Italia, 1972, b/n, 1972, 11’16’’) Regia: Franco Brocani Cortometraggio fantascientifico, ambientato nel 1997. Da una situazione iniziale di normalità si giunge, nel corso del film, ad una degenerazione fisica e morale in cui il pianeta e i suoi abitanti perdono la loro parvenza di realtà per divenire relitti, ombre, morti. La struttura ricorda quella di La jetée. Ad immagini tratte da suoi precedenti cortometraggi (Lo specchio a forma di gabbia, Il centauro) Brocani alterna fotografie di Michelangelo Giuliani (Lucca film festival)

NECROPOLIS

(Italia, 1970, col., 118’20”) Regia: Franco Brocani Con: Tina Aumont, Viva Auder, Pierre Clementi, Carmelo Bene, Bruno Corazzari, Paul Fabara Capolavoro dell’avanguardia romana e italiana tra gli anni Sessanta e Settanta, coevo di Schifano Bene Grifi e altri grandi cineasti artisti, Necropolis è il primo lungometraggio di Franco Brocani, già protagonista del film di Schifano Trapianto consunzione e morte di Franco Brocani e autore in proprio di cortometraggi. Girato interamente in studio (il teatro n.5 di Cinecittà reso famoso da Fellini), Necropolis è città dei morti, labirinto e luogo di eccesso morale. Costruito secondo una struttura a grandi blocchi, non narrativa, il film è un mosaico di lingue, una galleria di personaggi archetipi della storia e del miti (Attila, Frankenstein, Montezuma, la Contessa Sanguinaria, il Diavolo) che si alternano agli interpreti nei panni di se stessi. Attori lasciati liberi nell'improvvisazione e dialoghi su sesso, rivoluzione, follia, religione, magia. «La particolare struttura alveolare e ripetitiva (non “frammentaria”, a mio avviso, o almeno nelle intenzioni) fa sì che ogni piccola sezione del film contenga tutto il film e che partendo da un’idea molto astratta, molto intellettuale, si arrivi a qualcosa di molto semplice e di molto “naturale” (…) Credo che Necropolis e Umano non umano di Schifano siano due film molto diversi nonostante qualche evidente punto di contatto. (…) Umano non umano è un film estatico e feticistico, mentre Necropolis è piuttosto visionario e narcisistico» (Franco Brocani).

LA GAIA SCIENZA

(Le Gai savoir, Francia / RFT, 1968, col., 95’’) Regia: Jean-Luc Godard Con : Juliet Berto, Jean-Pierre Léaud Girato interamente negli studi di Joinville tra il dicembre 1967 e il gennaio 1968, Rifiutato dalla televisione francese, che lo aveva commissionato, verrà presentato soltanto l’anno dopo, al festival di Berlino. Liberamente ispirato a Émile di Jean-Jacques Rousseau. Lui, Émile Rousseau, studente, è stato colpito da un proiettile sparato da un reparto di paracadutisti, ma salvato da una copia dei “Cahiers du Cinéma” che teneva sotto la giacca e gli ha fatto da scudo; lei, Patricia, “figlia di Patrice Lumumba e della Rivoluzione Culturale”, è stata operaia nelle officine Citroën, ma ne è stata cacciata. Decidono di ripartire da zero, e nella “scatola nera” dello studio iniziano un processo di apprendimento per capire meglio due o tre cose del mondo e di se stessi, delle immagini e dei suoni. “”Prima di essere un film politico, La gaia scienza è un film di grande dolcezza, uno dei più emozionanti di tutta l’opera di Godard, un film sulla fragilità” (Alain Bergala).

HOMELETTE FOR HAMLET

– operetta inqualificabile da J. Laforgue (Italia, 1987, col., 62’05”) Regia: : Carmelo Bene Con: Carmelo Bene, Ugo Trama, Marina Polla de Luca, Achile Brugnoni, Vladimiro Walman, Stefania De Santis Fuori Orario presenta la ripresa televisiva di Homelette for Hamlet, una delle ultime perlustrazioni di C.B. tra Amleto e Laforgue (precede Hamlet suite), forse la più dissacrante e ironica. L’operetta debutta a Bari nel 1987, al centro della messa in scena, colorizzata elettronicamente, troviamo sempre Hamlet, circondato da angeli barocchi-berniniani (a colloquio anche con la beta Ludovica Albertoni), ispirato dai surrealisti francesi e dal poeta Jules Laforgue. Un altro Amleto ennesimo tassello della sua costruzione maniacale – da vivente – come un estremo satrapo orientale che sur-ride l'occidente (…) un vero e proprio mausoleo, dell'opera registrata in forma di monumento sepolcrale(…). in cui il teatro incontra il suo doppio ma lo è, in cui non solo il “frame” della scena o della parola si tende fino a rompersi ma è la nostra cornice soggettiva, tutto il resto del mondo, fino a (s)confessarsi come limite e a cadere, a ritrovarsi perduto sulla strada più precisa e indicata… (e.gh.)

LA MASCHERA DEL MINOTAURO

(Italia 1971, b/n, 11’16”) Regia: Franco Brocani Produzione: Corona Cinematografica Da un famoso racconto del grande scrittore argentino Jorge L. Borges una libera interpretazione del classico mito: il Labirinto e il suo solitario abitatore. Il Minotauro immortale inventa il mondo in attesa di venire liberato dal suo uccisore, Teseo. F.C. la sua voce recita il breve racconto. Fa parte, insieme a Insaziabilità e Shanfara, di quei cortometraggi che Bròcani girò nella galleria d’arte GAP del compagno Fileccia. Con in dosso la maschera di King Kong, utilizzata in Necropolis, e il cappotto del set di Trapianto, consunzione e morte di Franco Brocani, che Schifano gli aveva donato come compenso per la sua interpretazione, Bròcani gira fra i corridoi dello spazio espositivo svolgendo un gomitolo di filo. Scene di questo cortometraggio andranno a formare i film Voci da un pianeta in estinzione e Schifanosaurus rex. (Lucca film festival)