Ghost in the Shell ARISE – Parte 2, di Kazuchika Kise

Chi fa il nostro lavoro non può avere una famiglia”, sentenzia uno dei personaggi della Sezione 9 attorno a cui ruotano le avventure di Ghost in the Shell ARISE: eppure le due puntate che concludono la quadrilogia pensata per fungere da prequel alle più celebri pellicole di Mamoru Oshii gravitano sempre attorno all’idea di formare un legame, un nucleo in qualche modo succedaneo alla famiglia, attraverso un lavoro quotidiano che non è mai routine, ma continua scoperta l’uno dell’altro.

In fondo, la lezione di Oshii ruotava tutta attorno all’identità, a quel “ghost” che definisce l’unico elemento intangibile e fermo in un universo di involucri biomeccanici, destinati a soppiantare la caducità del corpo di carne: la sfida stavolta va dunque nella direzione di raccontare la formazione della Sezione 9 così come l’avevamo conosciuta molti anni fa, ma nello stesso tempo lasciare spazio alle nuove domande sui confini del non-umano, con programmi che tentano di falsificare la memoria, ricostruire i ricordi e minare alle fondamenta possibili nuovi rapporti d’amore. Nei casi migliori ne viene fuori un piccolo melodramma, reso ancora più interessante dall’introversione congenita della protagonista Motoko Kusanagi, che rende il conflitto una faccenda di umori e malori che si spargono sottopelle e che lasciano perciò apprezzare la forza di ogni singolo e carezzevole gesto.

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ghostintheshellarisepartedue2Il cyberspazio, di per sé, appare ormai più un cascame delle vecchie tematiche cyberpunk su cui si è fondata la saga, ma per il resto l’approccio – senza che venga meno l’azione pura – è più interrogativo rispetto all’intimità dei personaggi, su uno scenario reso altrettanto inafferrabile da complessi intrighi politici, a volte nemmeno troppo semplici da districare. L’animazione, per quanto le compete, è quella di un prodotto non pensato necessariamente per la sala e dunque a tratti approssimativa, ma va dato atto al regista Kazuchika Kise di aver cercato possibilità visive interessanti e prospettive originali, attraverso un lavoro sulle coordinate percettive che porta soprattutto a un grande risultato sul suono, diviso fra più canali e spesso asincrono rispetto a personaggi che stazionano contemporaneamente su più piani di realtà compiendo azioni in parallelo.

Il tutto rende sempre meno familiare (e per questo più sorprendente) questo mondo che pensavamo ormai di conoscere molto bene, fino alla strabiliante sequenza dei titoli di coda, tutta giocata sull’astrazione delle forme della città, che si trasfigurano in bande sonore a tempo con le ritmiche della musica.

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Titolo originale: Ghost in the Shell Arise: Border 2 – Ghost Whisper

Regia: Kazuchika Kise

Interpreti: Takako Fuji, Maaya Sakamoto

Distribuzione: Nexo. In collaborazione con Dynit

Durata: 60′

Origine: Giappone 2013