Gli anni spezzati, di Peter Weir

Per gli australiani la disfatta di Gallipoli, penisola turca sullo stretto dei Dardanelli che durante la Prima Guerra mondiale fu teatro di una campagna militare fallimentare da parte degli Alleati, equivale alla “nostra” Caporetto. I libri di storia contano più di 10.000 morti e dispersi nelle file neozelandesi e australiane durante la spedizione e nell’immaginario culturale e nazionalistico di questi due Paesi la battaglia di Gallipoli ha una valenza simbolica enorme. Allo stesso modo Gli anni spezzati è un film storicamente cruciale per il New Australian Cinema, per il suo autore e per lo stesso Mel Gibson che al tempo aveva appena interpretato il primo Mad Max

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Nel 1980 Peter Weir veniva dal successo internazionale di opere mistiche e visionarie come Picnic a Hanging Rock e L’ultima onda e con Gallipoli (titolo originale del film) era alle prese per la prima volta con un progetto più popolare e uno sforzo produttivo dispendioso. Alla sua uscita Gli anni spezzati divenne un successo di pubblico clamoroso in patria e grazie anche a una nomination ai Golden Globe come miglior film straniero lanciò definitivamente la carriera hollywoodiana del regista. 

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Weir ha sempre ammesso di essersi ispirato, soprattutto nell’evidente spirito antimilitarista, ai due grandi classici cinematografici sulla Prima Guerra: Niente di nuovo sul fronte occidentale di Lewis Milestone e Orizzonti di gloria di Stanley Kubrick. Eppure il suo non è tanto un film bellico, quanto una malinconica elegia sull’amicizia e sulla perdita dell’innocenza. Sembra quasi un racconto d’avventura interrotto dalla guerra. Un romanzo di formazione che prende vita sullo schermo. Weir segue le gesta di due giovani che attraversano l’Australia per andare ad arruolarsi. Il primo, Archie (Mark Lee), è un asso dell’atletica leggera, idealista, desideroso di andare a combattere e di conoscere il mondo. Il secondo, Frank (Gibson), è disilluso, squattrinato, segue l’amico quasi per proteggerlo. 

Ci sono almeno due, tre film diversi ne Gli anni spezzati, a riprova della grande duttilità di questo straordinario cineasta. C’è il genere picaresco, il viaggio, il melò, la guerra. Forse un racconto di formazione sull’Australia stessa, sulla sua perdita d’innocenza. Dalla bellissima prima parte western, che ricorda nelle atmosfere i film precedenti del regista, al tragico finale in trincea, i personaggi crescono per diventare uomini e andare incontro alla morte. Scrivono su di sè la stessa storia d’Australia, che attraverso il sacrificio dei suoi giovani paga l’ultimo dazio all’Europa e al Vecchio Mondo, per diventare finalmente un Nuovo Mondo (e un Nuovo Cinema). Ma è anche un classico film “alla Weir” sugli spazi, sul rapporto uomo-natura. Diventa bellissimo quando i personaggi stessi si fermano a contemplare il paesaggio, l’outback australiano, le piramidi e i tramonti d’Egitto, il promontorio turco bombardato di notte.

Parte della critica storse il naso per alcuni eccessi, come l’enfasi musicale della seconda parte, con l’uso reiterato dell’Adagio di Albinoni, e il rischioso finale con il fermo immagine sulla morte di Archie a citare apertamente le fotografie di guerra di Robert Capa. Poco male. Peter Weir fa cinema di immagini che parla alla gente. E Gli anni spezzati è un film che rimane dentro per sempre. Impossibile da dimenticare.

Titolo originale: Gallipoli
Regia: Peter Weir
Interpreti: Mark Lee, Mel Gibson, Bill Hunter, Robert Grubb, Charles Lathalu Yunipingu
Durata: 110′
Origine: Australia, 1981
Genere: drammatico

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
4.25 (4 voti)

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