HORROR & SF – Di case e sequel impossibili

Questo articolo nasce da una conversazione avuta qualche mese fa con Chris Alexander, ai tempi direttore editoriale delle storica rivista americana Fangoria e ora in carica presso il portale Shock Till You Drop, il quale manifestò un certo spaesamento di fronte alla proliferazione di sequel spuri di La casa, i quali riutilizzavano il brand creato da Raimi pur non avendo assolutamente nulla a che farci. Perplessità e spaesamento che in realtà sono comuni a buona parte del pubblico, non solo quello di lingua non italiana, dal momento che è estremamente facile perdere le coordinate dinanzi a un fenomeno distributivo volto a confondere le idee, e che trova le proprie radici in un momento storico ben preciso. Gli anni Ottanta infatti furono il decennio in cui la lunga e gloriosa stagione del cinema di genere italiano volse definitivamente al termine. Nel tentativo di riconquistare un pubblico che stava gradualmente rivolgendo la propria attenzione altrove, la distribuzione italiana cominciò quindi a sfruttare a proprio vantaggio titoli e brand di successo, spacciando per sequel alcuni film che in realtà non avevano nulla a che vedere con i rispettivi (e presunti) prototipi. Una tendenza certamente non nuova, che aveva trovato in Zombi 2 di Lucio Fulci un precedente di considerevole importanza: il film in Italia uscì come un seguito di Dawn of the Dead di George A. Romero, il cui titolo italiano era appunto Zombi; una scelta che scatenò le ire del produttore Dario Argento, al quale Fulci rispose che il termine zombi era in realtà già presente nei titoli di numerosi altri film, e che quindi nessuno poteva essere accusato di aver copiato da altri (questo episodio, per inciso, contribuì a rendere i rapporti tra i due piuttosto tesi, almeno fino alla riappacificazione ufficiale avvenuta poco prima della scomparsa di Fulci). Da citare, solamente per fare qualche altro esempio, anche Alien 2 sulla terra di Ciro Ippolito, oppure Shocking Dark di Vincent Dawn (Bruno Mattei), quest’ultimo conosciuto anche con il titolo di Terminator 2, di un anno precedente al vero Terminator 2: Judgement Day di James Cameron.

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18515Ma la saga più rappresentativa di questo atteggiamento distributivo è certamente, appunto, quella di La casa, cominciata nel 1981 con il capostipite di Sam Raimi. Casa che nel film è in realtà poco più di una capanna abbandonata nel bosco, ma che nella locandina italiana veniva rappresentata come un tetro maniero dalle dimensioni imponenti, ripreso dal basso per accentuarne l’altezza; di conseguenza, anche Evil Dead 2 venne coerentemente tradotto come La casa 2. Mentre tutto il mondo considera L’armata delle tenebre come l’unico terzo capitolo delle gesta di Ash, il pubblico italiano aveva in realtà potuto godere del proseguimento della serie già dal 1988, grazie a una serie di film prodotti dalla Filmirage di Joe D’Amato e distribuiti da Achille Manzotti: tre film assolutamente indipendenti tra loro, di produzione italiana ma girati negli Stati Uniti e destinati al mercato estero, che però da noi continuarono a mantenere il termine “casa” nel titolo. Il riferimento era ovviamente esclusivamente linguistico, dal momento che non c’era alcuna attinenza con i film di Sam Raimi, ma questo fu sufficiente a generare una sorta di confusione generale che persiste ancora oggi, soprattutto per il mercato estero.

Per primo venne Ghosthouse di Umberto Lenzi, conosciuto quindi come La casa 3: storia di fantasmi dalla struttura classica, nella quale uno spirito maligno si trasferisce in un pupazzo raffigurante un clown, uccidendo tutti coloro che entrano in contatto con il giocattolo. Non è certamente il miglior film di Lenzi (che qui si firma con lo pseudonimo Humphrey Humbert), regista che nell’horror non ha mai dato il meglio di sé; ma il suo la-casa-5-dvdtalento visivo riesce comunque a costruire sequenze di discreto impatto, nonostante un cast di attori decisamente sotto il livello di guardia. Le cose migliorano però già dal successivo La casa 4, ovvero Witchcraft di Martin Newlin (Fabrizio Laurenti), con Linda Blair e David Hasselhoff: qui la casa è in realtà un albergo abbandonato in un’isola deserta al largo del Massachusetts, nel quale risiede lo spirito di una strega condannata dall’inquisizione secoli prima, e che alla prospettiva del rogo aveva preferito il suicidio. Scritto da un giovane Daniele Stroppa (collaboratore di Lucio Fulci nell’ultimo periodo della sua vita, ma anche di Lenzi e Lamberto Bava), il film è tra i migliori prodotti della Filmirage, ricco di inventiva e di sequenze visionarie che ancora oggi riescono ad andare incontro ai gusti dell’appassionato; il budget ovviamente è limitato, ma non mancano trucchi gore di indiscutibile efficacia. La casa 5 di Clyde Anderson (Claudio Fragasso) invece è l’ultimo di questi falsi sequel, ed è conosciuto come Beyond Darkness: è quello dove l’influenza di Fulci è maggiormente presente (a partire dal titolo internazionale), dal momento che la casa in questione è costruita sopra un passaggio per l’inferno (vi ricorda qualcosa?). Meno riuscito di La casa 4 – Witchcraft, ma capace di aprirsi nell’ultima mezz’ora a una discesa – anche letterale – nell’orrore più puro che fa perdonare le incertezze e le eccessive lungaggini della prima parte.

Curiosamente, Fragasso è un regista che in più di un’occasione si è prestato a realizzare sequel spuri: oltre infatti al celebre Troll 2, film poco conosciuto in Italia ma che è divenuto cult negli Stati Uniti in virtù della propria bruttezza, il suo Night Killer è stato distribuito da noi come il terzo capitolo della saga di The Texas Chainsaw Massacre, La_casa_7ovvero Non aprite quella porta 3, pur non avendo nulla a che fare con il terzo capitolo ufficiale diretto da Jeff Burr. Le controversie relative al ciclo di La casa però non si esauriscono qui: finora abbiamo citato esclusivamente quei film di produzione italiana spacciati come seguiti, ma questa tendenza sarebbe proseguita anche negli anni successivi, continuando a perpetuare l’equivoco anche con i film di produzione americana. È il caso di House II: The Second Story di Ethan Wiley, distribuito in Italia sia come La casa di Helen che come La casa 6, mentre The Horror Show di Jim Isaac è stato magicamente trasformato in La casa 7, nonostante sia stato realizzato nel 1989, cioè un anno prima di La casa 5 – Beyond Darkness di Claudio Fragasso. Poichè in Inghilterra il film di Isaac è conosciuto anche con il titolo di House III, ricollegandosi alla saga iniziata da Steve Miner nel 1986, il dvd italiano è stato intitolato La casa III, mentre House IV di Lewis Abernathy divenne House IV – Presenze impalpabili.

Insomma, un argomento nel quale appare difficile riuscire a districarsi senza fare confusione, al quale oggi si guarda con simpatia e nostalgia, perché simbolo di un’epoca che non tornerà più: quella in cui gli adolescenti italiani appassionati di horror si recavano nei videonoleggi e si trovavano davanti a intere pareti costellate di titoli e copertine bellissime (molte volte più dei film stessi), nelle quali la parola Casa – con la C a forma di falce – era una vera e propria costante, nonostante spesso non c’entrasse assolutamente nulla con le vicende raccontate.

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