Medea, di Pier Paolo Pasolini

Tra le più memorabili riletture del mito non solo del cinema, ma anche del teatro e della letteratura. La Medea primeggia sulla Medea demonica e innamorata.

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Considerato all’epoca “tipico prodotto di consumo”, come Satyricon di Fellini e La caduta degli dei di Visconti, in realtà, alla presunta involuzione estetizzante, di gusto arcaicistico, di tentazione spettacolare, Medea, contrappone la rappresentazione, con coerenza assoluta, del punto di arrivo dell’itinerario antico di Pasolini, in quanto, fra l’altro, si svolge tutto nell’atemporalità del mito (a differenza dell’Edipo Re) oltre ogni cornice di ambientazione contemporanea.

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Per vendicare l’amore tradito di Giasone, Medea (Maria Callas) uccide i suoi figli, dando vita al paradigma assoluto della potenza distruttrice di eros e legandosi intimamente all’emarginazione sociale. Il carattere soprannaturale del personaggio, che crea una distanza dall’universo del destinatario (Medea demonica) e la violenza del sentimento amoroso (Medea innamorata), si lasciano sopraffare dal conflitto simbolico fra culture (Medea barbara). Una delle riletture del mito più memorabili non solo del cinema, ma anche del teatro o della letteratura. Devalorizzazione pura del conflitto interiore di una donna. Il personaggio di Euripide possiede sempre una straordinaria consapevolezza delle sua condizione emotiva; una condizione in cui si scontrano l’amore materno istintivo e il potente desiderio di vendicarsi di Giasone, eliminando l’oggetto simbolico del rapporto, i figli.

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Pasolini si spinge oltre il conflitto romantico (o mistico) fra ragione e passione, due modalità con entrambe una matrice sentimentale (l’affetto materno e l’eros per l’uomo amato) trasformatosi in desiderio di vendetta. Medea non è dissociata fra razionale e irrazionale: l’infanticidio è la conseguenza inevitabile dello sradicamento della donna dal suo ambiente sacro, della sua “perdizione” sessuale per Giasone. Non c’è conflitto di istanze sentimentali, ma conflitto fra culture: la colpa di Giasone è il non aver sentito la diversità culturale di Medea.


Regia: Pier Paolo Pasolini
Interpreti:
Maria Callas, Laurent Terzieff, Massimo Girotti, Giuseppe Gentile, Margareth Clementi, Sergio Tramonti, Anna Maria Chio
Durata: 110′
Origine: Italia, 1970

 

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La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
3.33 (3 voti)
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