Il cassetto segreto, di Costanza Quatriglio

Alla ricerca un metodo per svuotare lo studio di Giuseppe Quatriglio, riordinare il repertorio, trovare una via nell’archivio, che è ancora una questione fondamentale. BERLINALE74. Forum

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Forse la chiave di lettura più illuminante per ricostruire il percorso di Costanza Quatriglio attraverso le carte nei cassetti segreti del padre Giuseppe, storica firma del Giornale di Sicilia, corrispondente di viaggio, animatore culturale palermitano e amico di poeti, scrittori, artisti, da Sciascia a Guttuso, è nell’immagine del cosiddetto Cretto di Alberto Burri a Gibellina, che la regista visita in chiusura del suo documentario, in accordo con il percorso a ritroso con cui l’opera si struttura (e con la volontà di Costanza Quatriglio di girare prima o poi un film-viaggio attraverso le zone terremotate d’Italia). Il labirinto di strade innalzato da Burri trasformando in muretti le macerie della città originaria, interamente distrutta dal sisma del Belice del 1968 (sotto quei detriti, Peppino Quatriglio troverà una delle sue storie più belle, un carteggio tra due innamorati distanti), assomiglia alle vie tortuose attraverso cui l’autrice visita e si fa strada tra gli scaffali dello studio del padre defunto: quelle librerie e quelle scrivanie vanno svuotate, Costanza ha deciso di donare l’intero archivio di famiglia alla Biblioteca, e dunque insieme agli archivisti bisogna trovare un metodo per catalogare i tomi, gli appunti sparsi tra le pagine, le lettere, le diapositive, le fotografie, i video in pellicola e in vhs, gli articoli…
Un metodo per fare spazio, o per farsi spazio tra le intercapedini delle tracce di una vita da studioso, tracce come quelle degli innamorati di Gibellina, appunto, o come quelle dipinte sui muri dai condannati dell’Inquisizione nel carcere palermitano, scoperte proprio da Giuseppe Quatriglio. E Il cassetto segreto ci accompagna in progress nella ricerca di un metodo da parte della regista per riavvicinarsi alla figura di questo padre attraverso le parole lasciate dall’uomo, complice la fondamentale collaborazione dell’abituale d.o.p. della cineasta, Sabrina Varani.

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Quatriglio proverà forme e linguaggi diversi, in quella che si rivela anche come una sorta di galleria delle possibilità odierne della formula documentaristica, dal ricorso inevitabile all’autorappresentazione (ad un certo punto, l’autrice entrerà dentro le riprese, mostrandosi mentre ordina gli scatoloni o mentre si lascia andare a danze e balletti nello studio, in questo modo proseguendo le testimonianze video del padre che la riprendono bambina al mare e poi adolescente…) fino al racconto storico dell’Italia e del mondo negli anni di attività del giornalista (non solo Sicilia ma America e la Cortina di Ferro, da Berlino alla Lapponia) attraverso la fusione di repertorio cinetelevisivo e quello personale di Giuseppe Quatriglio, e quindi sequenze filmate che si intrecciano con fotografie, opere pittoriche con le animazioni che segnano i capitoletti del film, home movies con registrazioni audio di interviste fatte dal giornalista.
Nel frattempo, Il cassetto segreto si sarà altrettanto lasciato andare a digressioni sugli alberi, le radici, con la voce narrante di Costanza Quatriglio che sembra scoprire la mappa di quell’oceano di carta insieme a noi, ragionare sull’eventualità stessa dell’esistenza di un film tra questo rimuginare, o di mille altri film possibili a partire dalle avventure del padre, della musica “leggera” che accompagna le giravolte del montaggio, di quell’istante in cui la regista scoppia a ridere mentre chiede ad un interlocutore di “rifare la telefonata” per farla venire meglio al fine del documentario. Cogliendo così una delle nostre “massime” preferite, che Giuseppe Quatriglio aveva fatto sua da Plinio il vecchio, nulla dies sine linea.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.7
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Il voto dei lettori
1.71 (7 voti)
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