Il terzo sguardo – "The Bourne Supremacy", di Paul Greengrass

Il cinema statunitense, a sorpresa, trova la formula giusta con la trilogia di Ludlum. Niente più ammiccamenti al genere, ma un film visivamente furioso e intimamente doloroso, un film che inghiotte e avvolge in uno spazio infinito e labirintico. Dove ci si può perdere ma da dove non sembra esserci via d'uscita.

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Sembra esserci un chiaro progetto produttivo per portare sullo schermo la trilogia letteraria che Robert Ludlum ha dedicato all'agente della CIA Jason Bourne. I primi due progetti sono già stati ridotti per lo schermo. Manca solo The Bourne Ultimatum che lo scrittore pubblicò nel 1990. Gran parte della squadra di The Bourne Identity è rimasta invariata, dal protagonista Matt Damon a buona parte del cast come Franka Potente (anche se la sua presenza dura purtroppo pochissimo), Julia Stiles e Brian Cox, oltre allo sceneggiatore Tony Gilroy e il direttore della fotografia Oliver Wood. The Bourne Supremacy però, rispetto a The Bourne Identity è completamente diverso. Se il film del 2002 diretto da Doug Liman cercava di inserirsi a fatica nella struttura della spy-story, The Bourne Supremacy invece vive di continui frammenti, dove lo spazio appare continuamente instabile e frantumato – l'India all'inizio del film dove vivono Jason e Maria, Berlino, Amsterdam, Mosca, Monaco, Napoli, Virginia negli Stati Uniti – ma visto e inquadrato con una tensione impressionante, come luogo continuo di perdita. I colori sempre saturi, ghiacciati della fotografia di Wood sembrano intrappolare i movimenti di Bourne, spiato e seguito dallo sguardo ossessivo di Greengrass. Si ha infatti l'impressione che il protagonista, un gelido quanto efficace Matt Damon, sembra continuamente spiato, come se ci fosse nascosto un "terzo sguardo" oltre quello della macchina da presa e dello spettatore. Il "terzo sguardo" di The Bourne Supremacy è però anche presente nel protagonista che guarda l'agente Landy (Joan Allen) che gli sta dando la caccia e la spia mentre ci sta parlando al telefono. Inoltre il londinese Greengrass, che aveva diretto il modesto La teoria del volo e il detestabile Bloody Sunday, riesce ad inserirsi dentro la formula dell'action-movie statunitense con un'essenzialità invidiabile ma anche con un ritmo forsennato come nella prorompente sequenza dell'inseguimento nel tunnel ma porta anche a seguire il percorso di Bourne alla ricerca dei frammenti della memoria perduta come nell'emozionante scena in cui segue una ragazzina confessandole di aver ucciso i genitori anni prima per incarico della CIA. Il cinema statunitense, a sorpresa, trova la formula giusta con la trilogia di Ludlum. Niente più ammiccamenti al genere, ma un film visivamente furioso come nel controcampo incalzante all'inizio del film con Bourne che corre mentre Maria sta guardando una sua agenda di appunti) e intimamente doloroso come nella scena del protagonista che cammina da solo sotto la neve, un film che inghiotte e avvolge in uno spazio infinito e labirintico. Dove ci si può perdere ma da dove non sembra esserci via d'uscita.


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Titolo originale: The Bourne Supremacy


Regia: Paul Greengrass


Interpreti: Matt Damon, Franka Potente, Joan Allen, Brian Cox, Julia Stiles, Karl Urban


Distribuzione: UIP


Durata: 108'


Origine: Usa/Germania, 2004

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