In the Mood for Love, di Wong Kar-wai

Il mélo nella sua forma più pura, un film essenzialmente d’interni dove Maggie Cheung e Tony Leung sembrano danzare. Il vertice sublime del cinema di Wong, presentato al #TFF38 in versione restaurata

Hong Kong, 1962. Chow, redattore di un quotidiano, si trasferisce con sua moglie in un nuovo appartamento. Nello stesso palazzo abita con suo marito Li-chun, segretaria in una società di import-export. Dal momento che i rispettivi coniugi sono spesso fuori di casa, il giornalista e la segretaria trascorrono molto tempo insieme. Ma anche i loro partner…

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Catturati in interni che si chiudono geometrici intorno ai loro corpi, Maggie Cheung e Tony Leung Chiu-Wai vivono una storia d’amore silenziosa e discreta costellata di gesti minimi e silenzi abissali. Nella sua vocazione a praticare un cinema essenzialmente impuro, contaminato, aperto nei confronti del paesaggio mediale contemporaneo, Wong scopre una pratica del pudore e della durata che si offre come la risposta hongkonghese al lavoro di Hou Hsiao-hsien (del quale non a caso mutua l’operatore Mark Li Ping-bing che ha illuminato gli interni di Flowers of Shanghai).

Film essenzialmente d’interni, segmentati, relaziona l’insurrezione emozionale dei corpi con la limitatezza dello spazio. Lavorato tutto in sottrazione e per reiterazione di gesti – sempre gli stessi, sempre diversi – il film si mette completamente a disposizione dei suoi interpreti permettendo loro d’intuire margini di spazio e di inquadrature dove abitare. Esserci ancora. E si tratta di un lavoro che si compie nel tempo che, seppure non tematizzato nella manifestazione di una durata limite, viene rivelato dalla resistenza che i corpi offrono al suo scorrere. Wong Kar-wai vincola il proprio cinema a due corpi e ad alcune linee che rimandano a spazi che non si riescono a vedere ma solo a intuire: non c’è bisogno d’altro per fare un film. Oculato compositore di minimali sinfonie d’interni (è l’assenza del fuoricampo che determina la vita residuale che si agita nel campo), discreto osservatore di gesti, Wong filma come per caso (il montaggio agisce come una sospensione momentanea del dolore-illusione temporanea di requie) eppure non rinuncia a offrire una forma nuova al Mondo e ai sentimenti. Opacizzando progressivamente il suo agire, con In the Mood for Love Wong Kar-wai ridicolizza le accuse di formalismo che da sempre gravano sul suo cinema.

Wong è un testimone dell’oggi: cos’altro chiedere a un cineasta?

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Osservare l’articolarsi della dialettica tra sguardo-presenza e sentimenti-mondo è un privilegio del quale SWong Kar-wai partecipa a pari merito con pochissimi altri, tutti rigorosamente provenienti dal Giappone, Taiwan, Corea e Hong Kong. Resta semmai da chiedersi cosa permette a Taiwan, in Giappone, in Corea, a Hong Kong al cinema di prodursi costantemente come differenza rispetto al mondo e al linguaggio. Interrogativo sul quale bisognerà tornare…

Intanto gioiamo: Wong Kar-wai ha fatto un nuovo film. Il cinema ha ancora qualche speranza.

 

Titolo originale: Fa yeung nin wah
Regia: Wong Kar-wai
Interpreti: Maggie Cheung, Tony Leung Chiu-Wai, Ping Lam Siu, Rebecca Pan, Kelly Lai Chen, Chan Man-lei
Distribuzione: Lucky Red
Durata: 98′
Origine: Hong Kong/Cina, 2000

(Dall’annuario del cinema 2000-2001 di Sentieri Selvaggi, ed. Lindau)

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
4.29 (7 voti)
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