Inquietanti corrispondenze: a proposito di Roman Polanski

Cominciamo dalla fine. Il pianista polacco, imperterrito affabula con le sue note, nonostante fuori "piova".  La defenestrazione non desta dall'incubo: è la guerra!L'ebreo non ha scampo, deve nascondersi; cala il buio/oscuramento e non rimane che l'incantesimo sublime, la musica nei pensieri. Mescolanze biografiche: Roman, bambino, da ebreo si trasforma in cristiano-cattolico, durante il nazismo. Il travestimento gli salverà la vita; passerà inosservato, si perderà tra gli altri. Ma i travestimenti lunghi spesso corrodono l'anima e provocano metamorfosi mostruose. Szpilman non ha più famiglia, non ha più una casa, e non più il suo strumento. È diventato un clochard, un sans-papiers nella sua terra; la sua arte però ha trovato rifugio in qualche angolo della sua mente, sana e salva.  È in un castello impossibile da espugnare: a nulla valgono i soprusi, le violenze, le bombe. Non come il Castello di Cul de Sac, dall'ingresso invitante, che non presenta ostacoli all'accesso, anche se nel quale non è facile orientarsi. In cucina, Dick/Lionel Stander non trova che uova e tanto disordine. Il castello ormai non custodisce che potenziali omelette e starnazzanti animali che vagano liberamente, nient'altro.

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Inquietanti corrispondenze: a proposito di castelli, in Macbeth ve ne sono addirittura due. Quello del re che non domina, perché giù, in pianura, e quello di Macbeth, appunto, raggiungibile per ascensione. Anche alla villa di Che? si arriva solo tramite un'irruzione in verticale, e se ne esce con una fuga all'inverso. Il castello/labirinto polanskiano non nega l'uscita, e una volta guadagnata ci pone nella strana sensazione di chi si ritrova al punto di partenza, come se non fosse accaduto nulla, o meglio, come se l'esperienza vissuta all'interno del castello si rivelasse illusoria, fantastica, comunque tutta cerebrale. È come quando il pianista, superato il "delirio storico", lo si ritrova sul palco con la sua orchestra. In mezzo, però, morti, deportazioni, scontri, umiliazioni e muri. Muri, come quelli innalzati per ghettizzare razze inferiori o come quelli degli appartamenti /  nascondiglio e dei castelli / rifugio. Nello spazio claustrofobico, non necessariamente ristretto, si può vagare, ci si può perdere, si può impazzire, spazio senza barriere, benché isolato. Nello yacht del Coltello nell'acqua le tensioni si intensificano e deflagrano più velocemente con esiti imprevisti.  Trionfo dell'ambiguità: l'appartamento in L'inquilino del terzo piano rilascia influssi diabolici dell'ex inquilina defunta e Trelkowsky si veste da donna (travestimento?) e prova il suicidio-bis. Un quartetto d'archi suona Schumann all'inizio e alla fine di La morte e la fanciulla e Paulina con suo marito sono tra il pubblico in platea, mentre in galleria siede tranquilla, con la moglie e i figli, il dottor Miranda. Sembra che ancora una volta, niente sia accaduto, ma solo nella mente di Paulina. La circolarità impone i suoi diritti, con l'effetto di intorbidare la trasparenza della linearità narrativa.

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Già, la circolarità, che impone in fondo alla storia di Rosmary's Baby gli stessi grattacieli inquadrati alla prima panoramica del film. Annullare il tempo: la realtà della narrazione tra parentesi; la congiura della setta satanica è reale o è schizofrenia. Due uomini con l'armadio risalgono le acque, fanno un giro e poi ritornano da dove sono apparsi. Assurdo? Non completamente. Altrimenti sarebbe possibile svegliarsi prima, prima che tutto accada, prima che Carol (Repulsion) veda l'appartamento creparsi, o mani uscire dai muri. Ma dove sono i corpi uccisi da Carol, che aspetto mai avrà il nascituro di Rosmary? Siamo all'indecibile. Il caso e la necessità: Tess non avrebbe mai visto compiersi il suo dramma se suo padre, "accidentalmente", non avesse scoperto le sue origini aristocratiche. Ma c'è un modo per porre fine al dolore: farla finita. Oscar uccide Mimi (Luna di Fiele) prima di togliersi la vita; gesto necessario, altrimenti il fiele si sarebbe trasformato in "marmellata". Coppie alla deriva come il pirata Capitan Red e il mozzo Grenouille (Pirati) che con una zattera, in alto mare, stanno per morire di fame, prima di essere salvati da un galeone spagnolo. Ma Polanski è consapevole di non poter fare a meno di mappe e strumenti, l'unico modo per riuscire a scansare il pericolo della deriva psicologica cui lo espongono le sue ossessioni. Ogni tanto si "rifugia" nel genere cinematografico, come in Chinatown, noir degli anni Trenta con l'occhio degli anni Settanta, e in Frantic, film dalle venature hitchcockiane. Più spesso, però è in collisione con i fantasmi del cinema classico che lo costringono ad un corpo a corpo in cui sguaina le sue nevrosi, "magistralmente" padroneggiate.

 

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www.rp-productions.com/


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www.thepianist-themovie.com

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