La bicicletta e il Badile. In viaggio come Hermann Buhl, di Panseri e Valtellina

Forse un film per addetti ai lavori e ancora di più per chi abita e conosce quei luoghi, ma nonostante tutto, a tratti, sa emozionare. In sala da oggi.

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L’idea del film nasce dal volere ripercorrere le strade che Hermann Buhl, alpinista austriaco, circa settanta anni fa attraversava con la sua bicicletta per raggiungere la parete del monte Badile. La sfida dell’alpinista, su una parete così difficile e simbolo riconosciuto per gli alpinisti della val Bregaglia, ai confini con la Svizzera, diventa un pretesto per i due registi, per ripercorrere quelle strade dopo la pandemia, sostituendo alla necessità della bicicletta, essenziale mezzo di locomozione per Buhl, quella di una scelta per un alpinismo sostenibile. Il filo che lega le vicende, che nel film si susseguono, sono i racconti della figlia di Bruhl, che si avvale di fotografie e pensieri del padre per ripercorrere quegli anni e quelle imprese all’ombra del bellissimo e minaccioso Badile.

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L’intenzione dei due autori è dunque quella di raccontare attraverso le vicende di Maurizio Panseri e Marco Cardullo, che ripercorrono quelle stesse strade a bordo delle due ruote, un personaggio, Hermann Buhl, ma anche un ambiente, quello della montagna, e quindi anche una passione, quella dell’alpinismo, e ancora di restituire allo spettatore il profilo umano di chi ama la montagna per lavoro o per studio o per entrambe le cose. Forse tutte queste, pur lodevoli, intenzioni sono un poco troppe per un film che si deve necessariamente contenere nella misurata durata dei 90 minuti. Così le iniziali intenzioni si disperdono, le informazioni si accavallano spesso prive di informazioni e la passione per la montagna e gli scenari di incomparabile bellezza che si susseguono sono un ricordo che residua nella memoria dello spettatore anche se un po’ frastornato dalle buone, ma eccessive, rispetto al contenitore, intenzioni che il film dovrebbe, invece, con piana dedizione sviluppare. Purtroppo in questo andare per monti e vie ferrate si perde anche la figura di Buhl, che continuiamo a non sapere per quale ragione sia una figura così importante per gli alpinisti del luogo, il racconto purtroppo, in quest’ansia di farci entrare molto, si disperde infatti nei rivoli delle altre storie che si susseguono e toccano, a volo d’uccello, piccoli o rilevanti eventi che hanno segnato la valle e i suoi abitanti. La drammatica frana del monte Cengalo, ad esempio, episodio rimasto nella memoria di chi abita e ama quei luoghi, oppure le esperienze di Renata Rossi, la prima donna in Italia a diventare guida alpina, con la sua carica di energia e di umanità legata ad una lunga esperienza e conoscenza della montagna.

Con questo andamento in cui si moltiplicano le narrazioni e gli spunti senza riuscire a convogliare queste informazioni in un’unica direzione, La bicicletta e il Badile rischia di diventare un film per addetti ai lavori, non a caso è prodotto anche con il contributo del Club Alpino Italiano, o per per coloro i quali abitano quei luoghi conoscendoli a fondo. Al contempo, il rischio è quello che il film diventi estraneo e poco inclusivo per chi sia lontano da quelle due condizioni, sebbene nel suo svolgersi sappia suscitare l’interesse alla conoscenza delle vicende e degli ambienti per chi ama la montagna e le sue storie.

Le intenzioni dei due registi alpinisti, che ci hanno dato un assaggio di quell’epica della montagna e della sfida costante e mutevole dell’alpinismo con i suoi molteplici racconti e i suoi personaggi che vivono all’ombra delle cime, con il loro racconto evidentemente appassionato, nonostante tutto, riescono ad emozionare.

 

 

Regia: Maurizio Panseri e Alberto Valtellina
Distribuzione: Produzioni Alberto Valtellina
Durata: 83’
Origine: Italia, 2022

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.8
Sending
Il voto dei lettori
3 (3 voti)
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