La risposta è nelle stelle, di George Tillman jr.

Un pick-up inquadrato dall’alto, un fermo-immagine dalla caduta da cavallo, una cena romantica vicino a un lago. Più che un film, quasi una successione di istantanee, immagini già scritte per essere girate. Sottolineate, quasi ripassate sopra con la macchina da presa per evidenziarle. Come nei ralenti o nelle immagini su youtube. E questi ultimi rappresentano la memoria del presente come le foto o le lettere quelli del passato.

Tutta una vita. Ma non c’è Claude Lelouch. Ci pensa stavolta George Tillman jr. a fare da esecutore a Nicholas Sparks nel portare sullo schermo il suo romanzo omonimo edito in Italia da Sperling & Kupfer.

jack huston e oona chaplin in la risposta è nelle stelleProtagoniste sono due coppie in diverse epoche. Oggi Luke (Scott Eastwood) è un giovane cowboy con la passione del rodeo che tenta di riprendersi dopo un grave incidente avvenuto un anno prima. Incontra Sophia (Britt Robertson, vista recentemente in Tomorrowland) e la loro storia è destinata a finire prima di cominciare; la ragazza sta infatti per trasferirsi a Manhattan per uno stage in un importante galleria d’arte. Una sera, dopo una cena sul lago, inizia a piovere. Sono in auto. Vedono che una macchina è andata fuori strada. C’è dentro un uomo anziano che portano in ospedale. Con lui, una scatola piena di lettere. Si tratta del novantunenne Ira Levinson (Alan Alda); da lui parte la seconda storia, che parte dall’inizio degli anni ’40 e che racconta l’intenso rapporto tra lui e Ruth (Oona Chaplin), fatto di sacrifici, rinunce, ma anche di un legame profondissimo.

britt robertson e scott eastwood in la risposta è nelle stelleIl mélo tra futuro e passato. Lasciamo stare Delmer Daves, Douglas Sirk e John Stahl. Qui ci sono soltanto dei plagi, una strategia opposta a quella di Todd Haynes di Lontano dal Paradiso. I colori, le musiche portano nei Nicholas Spark’s Movies come in una specie di Disneyland del cinema, popolata anche da celebri figli e nipoti d’arte (Scott Eastwood da Clint, Oona Chaplin da Charlie). Dove Tillman si conferma piatto esecutore. Qui si adegua in pieno all’immaginario dello scrittore così come in Notorius imitava lo stile nervoso dei videoclip rap. Ma forse è questo senso di impotenza che ci lascia in balia di un cinema che filma la guerra peggio di Jeunet in Una lunga domenica di passione e parla di arte, di Kandinsky e di quadri senza dare il minimo movimento al quadro ma posandoci solo pesantemente la macchina da presa sopra.

Fronteggiare Sparks è (quasi) impossibile. Solo Luis Mandoki (Le parole che non ti ho detto) e, in parte, Nick Cassavetes (Le pagine della nostra vita) ci sono riusciti. Anche l’ottimo Lasse Hallström in Dear John ha alzato bandiera bianca. Da lì tornano le lettere e Scott Eastwood che vuole essere libero e selvaggio come Channing Tatum. Solo un paio di sguardi (Luke che cerca Sophia tra il pubblico, Ruth che si accorge di Ira fuori dal locale con una rosa che poi butta nel cestino) accendono per un secondo La risposta è nelle stelle. Ma qui di stelle ce ne sono veramente poche. E la terra non viene neanche toccata.

 

 

Titolo originale: The Longest Ride

Regia: George Tillman jr.

Interpreti: Britt Robertson, Scott Eastwood, Jack Huston, Oona Chaplin, Alan Alda, Lolita Davidovich

Distribuzione: 20th Century Fox

Durata: 139′

Origine: Usa 2015