La tenerezza, di Gianni Amelio

Lorenzo, un vecchio ex avvocato “traffichino”, da anni ha scelto di chiudere i rapporti con i due figli, cercando ottusamente l’isolamento e la solitudine. Ritornato nella sua immensa casa nel centro di Napoli, dopo il ricovero ospedaliero per un brutto infarto, l’uomo trova nell’appartamento di fronte una giovane famiglia appena arrivata in città. Lorenzo, con il passare dei giorni, stringe un rapporto affettuoso con i suoi nuovi vicini, soprattutto con la dolce Michela, madre e moglie dall’aria malinconica. Una tragedia (annunciata?) costringerà l’anziano a distruggere i recinti emotivi intorno a sé per affrontare il proprio passato e ritrovare un rapporto con i propri cari. Liberamente ispiratosi al romanzo La tentazione di essere felici di Lorenzo Marone, Gianni Amelio, dopo aver raccontato per anni di protagonisti sempre in viaggio si ferma stanco, quasi ad ammirare la devastazione di un paese sentimentalmente in macerie.

La tenerezza, sin dal titolo, è un’opera che parla dell’urgente necessità di un contatto, di un trasporto umano che trascenda le imposizioni e le presunzioni di una società orientata su un egoismo soggettivo che vuole cannibalizzare il Noi comunitario. Al di là dei riferimenti papali sbandierati dallo stesso Amelio nelle interviste, il film trasmette  una forte solidarietà laica che, oltre a sostituire la spiritualità posticcia, si configura come uno dei pochi valori da seguire, accogliere e difendere.  Una “fratellanza” che è l’unica via per uscire da una Crisi che, come sottolinea il film, prima di essere economica è ferocemente emotiva. I drammi che Lorenzo è costretto a vedere, a vivere e a ricordare sono le stazioni metaforiche di un dolore comune che ognuno di noi deve attraversare, per essere poi tratti in salvo dalla semplicità di un gesto sincero, di un abbraccio improvviso, di una mano afferrata, di un sorriso accennato o di parole trattenute per troppo tempo e finalmente dette. Amelio, dall’alto della sua veneranda e saggia età, usa metri narrativi e visivi vicini più al cinema degli anni novanta che al linguaggio cine-televisivo corrente.  Eppure in questa coraggiosa e disinteressata volontà di rimanere fedele a un’idea cinematografica così “vecchia”, nel film si riscontra una sincerità d’intenti (e un’attenzione sociale) ben più consapevole e aperta di quella di colleghi più giovani e, a parole, più impegnati.

Nell’abusata e ovattata ricerca di formule magiche e perbenismi manieristi che ha investito il panorama medio della nostra industria narrativa, la scelta di Amelio, disposto persino ad appropriarsi e a stravolgere una storia altrui pur di continuare a raccontare i suoi sentimenti e le sue emozioni, raggiunge livelli di un atto “rivoluzionario”. Cosciente di essersi accomodato nella comoda dimensione autoriale del maestro venerato (non deve sorprendere che il suo nome sia citato dai migliori giovani autori del nostro cinema) il regista calabrese con La tenerezza realizza, dunque, un’opera lenta, pesante, fuori tempo e fuori spazio, costruita da uno spirito, allo stesso tempo, ingenuamente nostalgico e fieramente anti-moderno, che, addirittura, raggiunge vertici di luddismo. Non potremmo definire altrimenti il casting del meraviglioso Renato Carpentieri, per la prima volta protagonista assoluto di una pellicola, in opposizione al patetico glamour dei nomi altisonanti (centrali solo sulla locandina) o l’immagine sovversiva di Napoli, città visivamente vampirizzata, trasformata qui quasi in una gelida e spettrale capitale nordeuropea, medioevale e depressa, negativo urbano perfetto dello spirito dell’opera.

Regia: Gianni Amelio
Interpreti: Elio Germano, Giovanna Mezzogiorno, Micaela Ramazzotti, Greta Scacchi, Renato Carpentieri, Arturo Muselli, Giuseppe Zeno, Maria Nazionale, Enzo Casertano
Origine: Italia, 2017
Distribuzione: 01
Durata: 103′

Un commento

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    Finalmente una recensione perfetta di questo film, che ne coglie lo spirito profondo C’è cultura, amore, attenzione, nelle parole di Luca. E che l’ “atto rivoluzionario” venga da un film “antimoderno”, dà veramente tanto da pensare.