L'EAU FROIDE di Olivier Assayas

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OLIVIER ASSAYAS sarà ad Arezzo, con Sentieri selvaggi e Cineforum 2, mercoledì 10 marzo,  per presentare il film L’eau froide, nell’ambito della rassegna cinematografica “Cuori ribelli” al Cinema Eden.
Il film, del 1994 (versione lunga di La page blanche, realizzato per la tv nell’ambito della serie Tous les garçons et les filles de leur âge) è uno dei più vibranti e struggenti ritratti sull’adolescenza realizzati recentemente.

 

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IL NUOVO SENTIERISELVAGGI21ST #9


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Parigi 1972. La storia d’amore di due adolescenti diciassettenni si consuma all’interno di un momento difficile nelle loro vite, tra disagi scolastici, famigliari ed esistenziali. Christine ha i genitori separati: un padre che odia e una madre che sembra pensare più al proprio compagno che alla figlia. Scoperta a rubare in un supermercato, viene fatta rinchiudere dal padre in una casa di cura. Gilles è indisciplinato, ha un rendimento scolastico pessimo e cerca in tutti i modi di aiutare la sua ragazza. Una notte i due, dopo che Christine è riuscita a scappare, si ritrovano in campagna in un casale abbandonato. È una festa studentesca, dove ci sono altri coetanei che festeggiano ballando, fumando erba e bruciando mobili vecchi. La mattina dopo Gilles e Christine decidono di partire insieme, senza una meta precisa.
L’eau froide inizialmente viene concepito come episodio dalla durata di un’ora della serie televisiva collettiva Tous les garçons et les filles de leur age, e viene intitolato La page blanche; solo successivamente il film viene integrato con nuovi inserti, fatto uscire in sala e distribuito con un nuovo titolo. Assayas segue passo passo i suoi giovani protagonisti incollando la macchina da presa su volti e corpi. Il suo è un cinema che cerca ostinatamente la verità delle emozioni e che in tal senso si basa prevalentemente sulla naturalezza interpretativa degli attori, una notevole libertà tecnica e produttiva, e soprattutto una capacità, quasi impalpabile, di ritrarre con verosimiglianza i tormenti dell’adolescenza e il distacco insanabile tra genitori e figli. Fondamentale qui è l’apporto della colonna sonora composta da famosi brani pop rock dell’epoca in cui la storia è ambientata, tra cui canzoni di Bob Dylan, Roxy Music, Creedence Clearwater Revival, Janis Joplin, Alice Cooper, Leonard Cohen. La musica oltre a contestualizzare storicamente la vicenda ha la funzione di incarnare lo spirito ribelle di una generazione, le sue emozioni, ma anche di raccontare alcune scene del film «come fossero pezzi di sceneggiatura» (O. Assayas). Da questo punto di vista l’intera parte centrale, dedicata alla festa, fa esplodere il film sia da un punto di vista emotivo, che drammatico-narrativo, con lunghissimi piani sequenza che avvolgono i personaggi disegnando stati d’animo, momenti di crisi e ricongiungimenti e con la musica che sembra appunto essere il principale filo conduttore.
In gran parte autobiografico – Assayas nasce nel 1955 e nel 1972 ha la stessa età dei protagonisti del film – L’eau froide continua per certi versi la grande tradizione francese dei racconti cinematografici di formazione.
Olivier Assayas è infatti da molti considerato l’erede diretto della Nouvelle Vague dei Truffaut, Godard, Rohmer, Chabrol, ecc. Come loro nasce nella critica, affermandosi all’interno della redazione dei prestigiosi “Cahiers du cinéma” nei primi anni Ottanta, per poi approdare successivamente prima alla sceneggiatura e poi alla regia. Il suo primo film è Disordine (Désordre, 1986), pellicola che racconta l’altra grande passione del regista, ovvero la musica, inserendola nelle vicissitudini di un gruppo di amici all’interno di un complesso rock che decide di sciogliersi. Successivamente Assayas continua a proporre un cinema interamente dedicato a una personale ricerca sulle relazioni umane e sentimentali, attraverso opere di grande coerenza formale e narrativa: Il bambino d’inverno (L’enfant de l’hiver, 1989), Contro il destino (Paris s’éveille, 1991), Une nouvelle vie (id., 1993), segnano un percorso autoriale maturo ma, almeno in Italia, spesso penalizzato da una distribuzione distratta, per non dire assente. Irma Vep (id., 1996), interpretato dalla star di Hong Kong Maggie Cheung, è insieme un omaggio metacinematografico al cinema muto e al cinema orientale, mentre il notevole Fin août, début septembre (id., 1998) ottiene un ottimo successo internazionale e scopre una nuova generazione di attori francesi, tra cui spicca Mathieu Amalric. Tra i suoi lavori spicca anche il documentario: HHH Un portrait de Hou Hsiao Hsien (id., 1997) è un omaggio al grande regista di Taiwan, mentre Noise (id., 2005) è la registrazione della manifestazione musicale Festival Art Rock. Nel 2004 Clean (id.) vale alla Cheung, ex moglie del regista, la Palma d’oro per la miglior interpretazione femminile, mentre due anni dopo, sempre a Cannes, viene presentato il noir Boarding Gate (id., 2006) con Asia Argento e Michael Madsen. Il suo ultimo film, L’heure d’éte (id., 2008), è inedito in Italia, sebbene sia stato distribuito in moltissimi paesi in giro per il mondo. Nelle pause tra un film e l’altro, continua la sua attività di critico e saggista: negli ultimi vent’anni sono stati infatti pubblicati suoi scritti su Ingmar Bergman, il cinema asiatico, Kenneth Anger e Guy Debord.

 

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L’EAU FROIDE

[L'eau froide, Francia, 1994, durata 92']
regia di Olivier Assayas
con Virginie Ledoyen, Cyprien Fouquet, Laszlo Szabo, Jean-Pierre Daroussin

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