LIBRI DI CINEMA – Le novità di Ottobre

Dario Argento – Paura


Marco Peano (a cura di)

 

«Non avevo paura del buio, come tutti i bambini, io avevo paura del corridoio di casa. Era una forma perfetta di terrore: puro, senza condizionamenti».

Nato in una famiglia in cui il cinema «si respirava», divoratore onnivoro già nell'infanzia di libri e film, annoiato dalla scuola tanto da fuggire a Parigi, il giovane Dario Argento scopre di sentirsi a proprio agio solo nel buio di una sala cinematografica – dove il carattere solitario e l'immaginazione debordante trovano terreno fertile. Ma è l'esperienza come giornalista a «Paese Sera» a rivelarsi una palestra fondamentale, e a favorire l'incontro che gli cambia la vita: quello con Sergio Leone, per il quale insieme a Bernardo Bertolucci scrive il soggetto di C'era una volta il West. Intanto nella testa del futuro regista prende a maturare un desiderio tanto ambizioso quanto magnifico: scrivere una sceneggiatura diversa da tutte le altre. Mescolando le emozioni provate guardando i film di Hitchcock, Lang e Antonioni, s'innesca un cortocircuito destinato a cambiare la storia del cinema di genere. Quando nel 1970 esce il suo primo film – L'uccello dalle piume di cristallo, che incasserà un miliardo e quattrocento milioni di lire – in pochissimo tempo il nome di Dario Argento fa il giro del pianeta. È cosí che vedono la luce Profondo rosso e Suspiria. Per la prima volta Dario Argento racconta se stesso in un libro: le sue passioni, i suoi amori, le sue paure. Un'«autobiografia horror», dove a fianco della figura del grande regista s'intravedono le inquietudini di un uomo schivo, innamorato del cinema e della vita. Un artista irregolare, che imprigionando i suoi personali demoni nella macchina da presa è riuscito a raccontare gli incubi di tutti noi.

[Giulio Einaudi Editore – pp. 354 € 19,50]



Steven Spielberg – [Castoro Cinema n. 236]

Mauro Resmini

 

Sospeso tra fascinazione infantile e vocazione autoriale, tra nostalgia per il classico e ossessione per il contemporaneo, il suo cinema ha immortalato spesso lo spirito dei tempi. Steven Spielberg è uno dei più grandi registi americani di sempre, autore di film di successo planetario rimasti nella memoria collettiva. Vincitore di due Oscar per la miglior regia e di un Leone d’Oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia, nella sua carriera ha saputo alternare pellicole campioni di incassi con film di maggior spessore e impegno spaziando dalla fantascienza (Incontri ravvicinati del terzo tipo, E.T. L’extraterrestre), all’avventura di Indiana Jones, alla dolorosa rappresentazione degli orrori della Shoah (Schindler’s List). Fra i suoi film: Lo squalo, L’impero del sole, Jurassic Park, Salvate il soldato Ryan, A.I. Intelligenza artificiale, Minority Report, Prova a prendermi, Lincoln.

[Editrice Il Castoro – pp. 184 € 14,90]



Il Conflitto delle idee – Al cinema con MicroMega

Giona A. Nazzaro

 

Chi l’ha detto che la critica cinematografica è morta? Tutti i film che hanno scatenato polemiche e dibattiti tra il 2010 e il 2014 analizzati dall’autore in un unico volume sotto l’egida della rivista MicroMega. Gli autori più importanti. I titoli più visti. Le critiche più scomode. Paolo Sorrentino, Martin Scorsese, Clint Eastwood. Habemus Papam, Argo, Romanzo di una strage. Un atlante per maneggiare con sicurezza il cinema di questi anni. Senza rinunciare al piacere della riflessione sulla settima arte da molteplici punti di vista: civile e sociale sopra tutti. La critica cinematografica come immersione globale nel mondo. Il cinema come gesto politico.

[Bietti Editore – pp. 230 € 16,00]


 

 

 

 


François Truffaut. La biografia

De Baecque A. , Toubiana S.

 

Il occasione del trentennale della sua scomparsa, Lindau ripubblica quest’accurata biografia di Truffaut.

Una nascita segreta, il 6 febbraio 1932, un’infanzia quasi clandestina in casa dei genitori ostili: la vita di François Truffaut è subito romanzesca. Nella Parigi occupata, è il tempo dei colpi di testa, degli amici per la vita. Lettore appassionato, spettatore infaticabile – vede e rivede centinaia di film –, a sedici anni fonda un cineclub e si indebita. È la rottura con i genitori, il riformatorio, la prigione militare. Ma la personalità febbrile di François Truffaut intriga e seduce Genet, Cocteau e soprattutto André Bazin, che gli permette di scrivere sui «Cahiers du cinéma». Rapidamente il giovane autodidatta diventa il critico più in vista degli anni ’50. Incontra i maestri che ammira, Renoir, Ophuls, Rossellini, Hitchcock. «Il film di domani sarà girato da avventurieri», scrive su «Arts». I colpi di testa dell’infanzia diventano cinema e si impongono come un film-manifesto (I quattrocento colpi). François Truffaut è la punta di diamante della Nouvelle Vague, crea una propria casa di produzione, Les Films du Carrosse, è il regista e l’amico delle più grandi star francesi, Jeanne Moreau, Catherine Deneuve, Isabelle Adjani, Fanny Ardant… «I film sono più armoniosi della vita», dirà, ma è la vita, la sua vita, l’uomo con le sue molteplici sfaccettature, che si lascia indovinare attraverso i personaggi dei suoi ventuno film: Antoine Doinel, l’adolescente dei Quattrocento colpi, Ferrand, il regista innamorato delle attrici di Effetto notte, Bertrand Morane, il seduttore di L’uomo che amava le donne, Julien Davenne, l’uomo che si vota al culto dei morti in La camera verde… François Truffaut aveva intenzione di raccontare la sua vita. Da ciò nasce questa biografia, costruita sulla base delle preziose testimonianze dei suoi amici e sugli straordinari archivi personali, per la prima volta resi accessibili.

[Edizioni Lindau – pp. 656 € 30,00]



Monnezza amore mio

Tomas Milian, Manlio Gomarasca

 

Roma è una strana città. È eccessiva, ma generosa, accoglie il nuovo arrivato, ma non gli chiede eterna fedeltà. Non le interessa che i «forestieri» sposino le sue antiche tradizioni, e loro raramente ne assorbono i vezzi, il dialetto, lo spirito: il più delle volte, a Roma il siciliano resta siciliano, il napoletano napoletano e – soprattutto – il milanese milanese. Eppure il Monnezza, personaggio simbolo della romanità al cinema, l’ha inventato un cubano scappato da L’Avana, passato per l’Actors Studio di New York (dove si esercitava al fianco di Marilyn Monroe e Marlon Brando) e sbarcato in Italia quasi per caso. Tomas Milian non ha bisogno di presentazioni: oltre cinquant’anni di carriera cinematografica, un’impressionante capacità di reinventarsi in ruoli sempre diversi, una lunga serie di successi al botteghino e una vasta schiera di appassionati che intorno a lui ha creato un vero e proprio fenomeno di culto. Ma se del Monnezza si sa tutto (o quasi), dell’uomo dietro alla maschera si sa ben poco. In queste pagine Milian racconta per la prima volta la sua infanzia cubana, il trauma di un bambino che assiste al suicidio del padre, la giovinezza da playboy nella Cuba bene, la scoperta del cinema, la fuga negli Usa, la difficile vita da «uomo da marciapiede» a New York, l’arrivo in Italia e tutto quell’incontrollabile flusso di eventi che ha portato un giovane attore senza radici a lasciar perdere il suo sogno americano per farsi adottare dalla sua amata Roma. Monnezza amore mio è un autoritratto spietato, nel quale il successo mostra il suo lato più cupo: la solitudine, gli affetti traditi, l’alcol, la droga e l’insicurezza. Un libro nel quale Milian affronta tutti i suoi errori e rivela la sua profonda umanità con la stessa spiazzante franchezza del personaggio che l’ha fatto entrare nel cuore degli italiani.

[Rizzoli Editore – pp. 306 € 18,50]



Eduardo De Filippo – Scavalcamontagne, cattivo, genio consapevole

Italo Moscati

 

Trent’anni fa moriva Eduardo De Filippo, il grande attore, regista, scrittore. Tre decenni in cui non si è spento, e anzi aumenta, il desiderio che Napoli, i dintorni, il Paese, possano vivere giorni diversi. Questo libro ha due obiettivi: presentare nuovi racconti – poco celebrativi, inquieti, provocatori – di persone che lo hanno conosciuto e a partire da essi comporre un ritratto delle trasformazioni che Eduardo aveva intuito e proposto nei suoi lavori, fra teatro, cinema e televisione. «Scavalcamontagne», ovvero artista che rivela di essersi misurato fin da giovanissimo con il pubblico nelle zone lontane. «Cattivo», nel senso di esigente, un forte carattere nei rapporti sulle scene e nella vita. «Genio consapevole», per la sicurezza e misura con cui scriveva e rappresentava le sue idee. Eduardo è stato una sorta di moderno «viaggiatore», originale e spregiudicato, nell’Italia del Novecento, un paese che conosceva spostamenti di milioni di persone dal Sud al Nord e viceversa, incontri e scontri di linguaggi e di convinzioni. Ma anche «sperimentatore» curioso, sensibile ricercatore di nuove competenze tra le arti e la comunicazione, sempre pronto a trasferire nei drammi, commedie, film, pensieri e sentimenti capaci di parlare agli spettatori, nel segno di un’umanissima lezione.

[Ediesse Editore – pp. 240 € 14,00]



Introduzione al documentario

Bill Nichols

 

Introduzione al documentario affronta le questioni e i concetti che caratterizzano il cinema documentario. Rispondendo a una serie di domande, che costituiscono altrettanti capitoli: “Come si può definire un documentario?”, “Da dove prendono la voce i documentari?”, “Come differenziare i documentari?”, “Perché i problemi etici sono fondamentali per i documentari?”, Nichols ci invita a riflettere sulle forme, i tipi, la storia, le istanze morali e la definizione stessa del documentario. Pur non essendo impostato come una storia del genere, il libro attraversa l’intera storia del cinema, dalle origini fino ai nostri giorni, con centinaia di esempi e un ricco apparato iconografico. Uno strumento insostituibile per chiunque voglia comprendere e conoscere il cinema “che racconta storie vere”. Completamente rinnovato per dare conto di nuovi lavori e nuove tendenze, questo volume contiene informazioni su più di cento documentari usciti successivamente all’edizione precedente, una esposizione più articolata e completa delle “sei modalità del documentario” e molte nuove immagini.

[Editrice Il Castoro – pp. 284 € 25,00]



LAMPI – La fotografia vista dall'occhio dei grandi del cinema

Claudio Capanna

 

Cos’hanno in comune Andrej Tarkovskij, Stanley Kubrick, Wim Wenders o Leni Riefenstahl, oltre al legame indissolubile per il cinema? Questi autori sono stati in momenti e forme diverse, anche fotografi e hanno spesso lasciato la loro impronta sulla storia di questa moderna forma d'arte. Il regista – fotografo è un esule, in fuga dai complessi sistemi produttivi della macchina cinema. Egli trova rifugio sicuro nella fotografia, arte solitaria e poetica, fumosa e astratta come gli scatti di Luigi Ghirri o le poesie di Tonino Guerra. Questo libro è formato da una serie di saggi, apparsi in modo non continuativo sulle riviste “Carte di Cinema” e “Rifrazioni – dal cinema all'oltre” tra il 2007 e il 2013. Il testo si propone di approfondire il legame tra arte cinematografica e fotografia, ed in particolare di analizzare il lavoro di alcuni grandi cineasti che hanno dedicato una parte della loro carriera (e in alcuni casi della loro vita privata) alla fotografia. Nasce così la figura del regista – fotografo, che si trova ad affrontare le specifiche tecniche ed artistiche di due forme di comunicazione complesse e fondamentali nel panorama sociologico e antropologico degli ultimi due secoli.

[Il Foglio Letterario Editore – pp. 180 € 14,00]

LIBRI DI CINEMA – Le novità di Ottobre

Truffaut e la pellicola interattiva


Sandro Fogli

 

“Era una domenica sera di quasi trent’anni fa quando RAIUNO trasmise, in prima visione tv, Finalmente domenica!, l’ultimo film di François Truffaut. Benché la mia passione per Alfred Hitchcock fosse già esplosa, io non ero a conoscenza del profondo legame tra i due registi: a dieci anni non sapevo niente di critica cinematografica e ignoravo l’esistenza del libro, intitolato Il cinema secondo Hitchcock e firmato Truffaut, in cui il regista francese intervista il maestro “anglohollywoodiano” su tutta la sua produzione. Soprattutto, non sapevo che mi attendeva una nuova “folgorazione”. La pellicola, “stranamente” girata in bianco e nero (scelta stilistica inusuale nel 1983), era, ed è ancora oggi, un divertentissimo giallo venato di commedia, che, in qualche modo, col suo mix di suspense e ironia, mi riportava appunto a certe atmosfere hitchcockiane. Perché alcuni film ci piacciono più di altri? Come mai, rivedendo oggi Grace Kelly e James Stewart, ma oramai anche Fanny Ardant e Jean-Louis Trintignant, muoversi sullo schermo, si può provare la sensazione di trovarsi tra vecchi amici? Se alle nuove generazioni questo effetto lo fanno soprattutto i personaggi delle serie televisive, la mia, che ha conosciuto palinsesti tv paradossalmente ben più variegati di quelli odierni, ha avuto la fortuna di poter “incontrare”, in primissima serata, anche gli uomini che hanno letteralmente “inventato”, e addirittura “reinventato” più volte, le forme del cinema. Ecco che alle 20.40 un giovanissimo neo-innamorato di Hitchcock come me poteva incappare nella Finestra sul cortile o addirittura in Psyco… Ma quella sera toccava a Truffaut. Oggi considero una fortuna il fatto che il mio primo Truffaut sia stato il suo ultimo: se a soli dieci anni mi fossi imbattuto nelle Due inglesi, o anche in Jules e Jim, pellicole forse troppo profonde per essere correttamente “elaborate” da un ragazzino, dubito avrei dato al regista francese la fiducia che meritava, e che credo meriti ancora oggi.” Sandro Fogli

[Romano Editore – pp. 206 € 18,00]



Abel Ferrara – Un filmaker a passeggio tra i generi

Fabrizio Fogliato

 

Abel Ferrara è regista anomalo, onnivoro nei gusti, passionale e umorale nella realizzazione dei film. Aperto alle esperienze, privo di pregiudizio verso qualunque supporto mediatico. Abel Ferrara è un regista -artista un menestrello della contemporaneità, un viveur appassionato ed eccessivo, un cineasta passionale e umorale, capace di alternare opere sublimi ad altre quantomeno discutibili. Mai banale, talvolta sgangherato nella forma ma rigoroso e moralmente ineccepibile nei contenuti. Un cantore della modernità metropolitana (ma non solo); un artista che usa il “genere” come contenitore di opere che si alimentano delle pagine più oscure e contraddittorie della contemporaneità. Spesso, semplicisticamente, identificato come artista maledetto, in realtà è regista che della riflessione sulla dicotomia Bene-Male e delle implicazioni e dei limiti del libero arbitrio ha fatto le colonne portanti di una filmografia morale e mai moralista. Nella sua lunga carriera ha realizzato anche videoclip, spettacoli teatrali, documentari; diretto serie tv, inventato format e abortito innumerevoli progetti per mancanza di denaro.

[Sovera Edizioni – pp. 464 € 16,00]



Wrong Turn – Il cinema horror americano da Psyco a Le colline hanno gli occhi

Emilio Ranzato

 

Uno sparuto gruppo di persone se ne va allegramente in giro in auto per una gita. Poi accade qualcosa. Un incidente al veicolo o una segnalazione sbagliata. E i protagonisti si ritrovano costretti ad abbandonare la strada principale. Alla ricerca di riparo e soccorso, non troveranno altro che violenza e follia, distribuite con generosità da una comunità più o meno ristretta di autoctoni arretrati e reazionari. Quante volte abbiamo visto un film con un assunto simile? Ma a che sottogenere appartengono film come Non aprite quella porta, Le colline hanno gli occhi, Un tranquillo week-end di paura? Nessuno lo sa. Eppure, mezzo secolo fa, molto prima di diventare una mera formula narrativa e iconografica, una delle più collaudate e abusate di tutto il cinema thriller-horror, il tòpos della wrong turn, della strada sbagliata, era un pretesto per parlare in modo profondo e terribilmente vivido di un’America che aveva perso ormai la sua innocenza. Questa è la storia di ciò che da oggi chiameremo wrong turn movie e di come ha attraversato due decenni cruciali del cinema americano.

[Sovera Edizioni – pp. 144 € 14,00]



Il Cinema italiano

Antonio Costa

 

È il 20 settembre 1905. Davanti a Porta Pia si proietta La presa di Roma diretto da Filoteo Albertini. Nasce così il cinema italiano. Evento pubblico che chiama in causa memoria storica, coscienza civile e passioni contrapposte: dai tempi eroici del muto all’ibridazione dei media, l’autore ci spiega cosa è stato il cinema nel nostro paese e cosa oggi ancora è. Ne evidenzia i caratteri originali – attraverso la tipologia dei generi, degli attori e delle opere – e le linee di tendenza, tratteggiando un profilo dell’industria cinematografica come capitolo importante nella storia della formazione dell’identità italiana.

[Il Mulino Editore – pp. 148 € 9,80]



Visioni di altre visioni: intertestualità e cinema

Giovanni Guagnelini e Valentina Re

 

Un film può contenere immagini di altri film attraverso citazioni e riprese testuali. Le intersezioni e le sovrapposizioni, consapevoli o involontarie, di diverse fonti audiovisive hanno creato nel tempo un immaginario ricco e variegato. Il déjà vu cinematografico può essere analizzato secondo le più aggiornate teorie scientifiche nelle diverse contaminazioni tra i media. Il volume si propone di far dialogare l’intertestualità in ambito letterario con le nuove categorie dell’analisi cinematografica e di fornire percorsi didattici efficaci per comprendere le citazioni nel cinema come il remake, le contaminazioni di genere o gli scambi intermediali. Uno strumento di alta formazione che si pone al confine tra cinema e letteratura e che offre una ricca antologia di testi critici commentati, alcuni tradotti per la prima volta: da Michail Bachtin a Roland Barthes, da Gérard Genette a Rick Altman, da Umberto Eco a Jorge Luis Borges, da Francesco Casetti a George P. Landow.

[Archetipolibri € 22,00]



La sopravvivenza delle immagini nel cinema

Francesco Zucconi

 

Poter accedere a qualsiasi immagine, in qualsiasi momento, in qualsiasi luogo. I nuovi media prospettano straordinarie vie di fruizione. Ma come orientarsi in questo scenario? La nostra cultura visuale è capace di tenere il passo della tecnologia? Questo libro racconta come il cinema, ben prima dell’avvento della tecnologia digitale, abbia saputo accogliere immagini provenienti da archivi pubblici e privati: dai rapporti con la pittura al found footage, dalla pratica del remake all’intermedialità. Molte volte assegnato al compito di produrre un calco del “reale”, il film costituisce piuttosto uno spazio del pensiero nel quale si rielaborano le immagini del passato e si rigenerano i materiali “usurati” della cultura. Se i nuovi media invitano lo spettatore a manipolare le immagini e non semplicemente a osservarle, è dunque a partire dalle lezioni di montaggio offerte da maestri come Godard e Herzog, Sokurov e Van Sant, Pasolini e Moretti, che diventa possibile assumere un ruolo attivo e consapevole nell’orizzonte estetico e mediatico contemporaneo.

[Mimesis Edizioni – pp. 256 € 22,00]

LIBRI DI CINEMA – Le novità di Ottobre

La Vendetta degli Anti-Eroi – Il cinema di Nicolas Winding Refn


Stefano Giorgi, Fabio Zanello (a cura di)

 

Nicolas Winding Refn (Copenaghen,1970) regista, sceneggiatore e produttore, ha esordito nella metà degli anni novanta nel genere noir, per poi maturare nel corso dei decenni successivi fra il vecchio e il nuovo continente revisioni postmoderne e filologiche dei generi più disparati: dall'epica più plumbea al poliziesco a sfondo sociale, dal filone carcerario allo spaccato giovanile.Tutte opere che sono state divulgate in Italia da manifestazioni cinematografiche come il Noir di Courmayeur e il Torinofilmfestival. Proprio i suoi contributi alla palingenesi di un thriller e poliziesco realistico e antropologico con qualche concessione all'iperrealismo ma non al pulp nell'accezione più completa del termine, mediante accorgimenti nell'uso del montaggio e della colonna sonora, lo hanno imposto sulla scena internazionale come alfiere del cinema nordico contro lo strapotere americano e francese nei generi succitati.Senza però che ciò gli abbia impedito di interrogarsi sulle motivazioni della violenza, sul ruolo dell'invidualismo in un microcosmo corrotto e sull'ansia di redenzione di uomini, che pur operando nella malavita e nell'illegalità, si trovano a combattere contro una crisi d'identità, determinata da un fato inesorabile e beffardo, influenzata anche dalla crisi degli affetti. Tra i suoi titoli più noti figurano "Pusher"(1996), "Pusher II"(2004), "Pusher III"(2005), "Bronson"(2008), "Valhalla Rising"(2009) e "Drive" (2011) , gran premio al festival di Cannes per la regia. Il volume oltre alla prefazione di Laurent Duroche, comprende i saggi di Aurora Auteri,Alessandro Baratti, Luca Biscontini, Marco Cacioppo, Giacomo Calzoni, Francesco Giani, Stefano Giorgi, Domenico Monetti, Michele Raga, Gianluigi Perrone, Mariangela Sansone e Fabio Zanello.

[Edizioni il Foglio – pp. 150 € 14,00]

 

 

Il Ciotta Silvestri – Cinema. Film e generi che hanno fatto la storia

Mariuccia Ciotta, Roberto Silvestri

 

Liberi di guardare oltre l'inquadratura, oltre la linea del tratto di matita e di pixel che imprigiona le forme, siamo approdati nel pianeta dell'ibrido assoluto. "Io ti vedo", il cinema ci guarda. E per ricambiarne lo sguardo, ecco un'antologia di titoli che pretendono di sollecitare nuovi, indomabili desideri”. La prima guida all'uso personale del cinema. Di tutto il cinema. Da quello mai visto o dimenticato al grande successo planetario. Da Hollywood a Dakar, da Hong Kong a Cinecittà, di serie A e di serie Z, in nitrato d'argento o digitale. Una mappa geografica ed emozionale del cinema, suddivisa per generi.

[Giulio Einaudi Editore – pp. 1312 € 28,00]



Il Cinema secondo Steve

Stefano Della Casa

 

Questo libro edito da Felici Editore (che inaugura la collana Cinema minimo) è rivolto a tutti gli appassionati di cinema e ai fans della mitica trasmissione di Radio Rai 3 “Hollywood Party”. Steve Della Casa fa una carrellata dei film che ha più amato ricordando i fuori scena, le interviste, le curiosità in tanti anni di onorata carriera come critico cinematografico. Piccoli ritratti di film e di autori inquadrati con la leggerezza e l’ironia che contraddistingue la voce del cinema alla radio.

[Felici Editore – pp. 116 € 12,00]



Roberto Rossellini documentarista – Una cultura della realtà

Luca Caminati

Con una metodologia critica che si colloca tra ricerca storica, cultural e postcolonial studies, Luca Caminati propone un esame dell’atteggiamento documentaristico, spesso trascurato, nell’attività di Roberto Rossellini. Innanzitutto fa luce sull’importanza del documentario nel cinema italiano sotto i fascismo, quando il giovane regista realizza cortometraggi sperimentali sul mondo animale; poi dedica ampio spazio all’influenza del documentario antropologico nell’ideazione dei film diretti in India; infine analizza la produzione documentaria d’occasione per la televisione. Lo studio di Caminati offre l’opportunità di osservare con maggiore attenzione e nel suo sviluppo cronologico – anche grazie a un ricco apparato iconografico – la componente documentaristica nell’opera di uno degli autori più importanti del cinema moderno.

[Carocci Editore – pp. 152 € 17,00]

 

 

Sergio Castellitto – Senza arte ne parte

Enrico Magrelli (a cura di)

 

Un volto inconfondibile che si presta a delle imprevedibili trasformazioni grazie a una sottile capacità di introspezione del personaggio da interpretare: Sergio Castellitto è l’erede dei mostri sacri del cinema italiano, Marcello Mastroianni, Ugo Tognazzi, Nino Manfredi, Alberto Sordi e Vittorio Gassman, attori in grado di calarsi in ogni ruolo mantenendo una precisa identità, in un gioco di immedesimazione che punta tutto sulla sottigliezza recitativa piuttosto che sul camaleontismo fisico. L’apparente normalità della recitazione, una naturalezza di gesti ed espressioni raggiunta grazie allo studio e all’applicazione, con decisive esperienze teatrali alle spalle. Questa naturalezza ha consentito a Castellitto di prestare il suo volto ad alcuni dei personaggi più amati dagli italiani, come Fausto Coppi, Enzo Ferrari e padre Pio, ed è in queste interpretazioni, al cospetto di autentiche icone popolari, che l’attore svela un altro lato del suo carattere: l’umanità che abbatte qualsiasi mito e mistificazione. Un attore di estrema finezza che ha contribuito, negli ultimi trent’anni, al rinnovamento del cinema italiano legando il suo nome a quello di registi come Amelio (La stella che non c’è), Bellocchio (L’ora di religione, Il regista di matrimoni), Scola (La famiglia, Concorrenza sleale), Tornatore (L’uomo delle stelle), Virzì (Caterina va in città), per poi imporsi anche all’estero, con una presenza ormai costante nel cinema francese, dove ha modo di farsi apprezzare da Jacques Rivette (Chi lo sa? e Questione di punti di vista). Il libro ricostruisce minuziosamente la carriera di Castellitto con saggi e approfondimenti critici, che spaziano dalla recitazione alla regia, fino all’attività teatrale, e interviste allo stesso attore e ad alcuni dei grandi registi che lo hanno diretto.

[Rubbettino Editore – pp. 168 € 14,00]



Stanley Kubrick e me

Emilio D’Alessandro con Filippo Ulivieri

 

Che siate appassionati di cinema o meno, questa è la storia più incredibile che vi sia mai stata raccontata. È il 1971, Emilio D’Alessandro lavora a Pinewood, accompagna attori e produttori in giro per i set a bordo della sua Ford Capri. È stato chiamato per una corsa a Abbots Mead, una villa alla periferia nordest di Londra. Suona alla porta d’ingresso, una donna alta e sorridente si affaccia sulla soglia: «C’è una persona che vorrebbe conoscerla, attenda qui». Solo qualche minuto, e dal corridoio spunta un signore barbuto sulla quarantina. «Buongiorno, sono Stanley Kubrick. È lei il pilota di cui si parla in questo articolo?» domanda, mostrando un vecchio ritaglio di giornale. Kubrick sta ultimando le riprese di Arancia meccanica e cerca un autista. Non sanno ancora che quell’incontro cambierà le loro vite. In trent’anni di sodalizio professionale e umano con il regista, Emilio D’Alessandro scopre i segreti della settima arte, un mondo fantasmagorico, lontanissimo dalle sue origini, che lui vive da protagonista. Si troverà a dover portare a spasso il grande fallo di porcellana di Arancia meccanica, a mangiare un boccone con Marisa Berenson in una trattoria per camionisti, a salvare Ryan O’Neal da un’orda di fan scatenate sfrecciando per le vie di Londra. A Childwickbury, l’immensa villa-studio della famiglia Kubrick, Emilio conosce personaggi come Francis Ford Coppola, James Cameron, Ennio Morricone, George Lucas, Nino Rota, Jack Nicholson, oltre al «discepolo» Steven Spielberg. E sarà sempre lui a fare da interprete nelle lunghe telefonate di Kubrick con Federico Fellini. Passeggiando nei corridoi dell’Overlook Hotel o per le strade di un Vietnam ricostruito nei sobborghi londinesi, Emilio vede nascere film leggendari, fino all’eccezionale partecipazione in Eyes Wide Shut, nei panni dell’edicolante di Tom Cruise. Emilio D’Alessandro, insieme a Filippo Ulivieri, racconta la sua esperienza straordinaria, grazie anche a un’inedita documentazione fotografica e a una raccolta di lettere e messaggi che Kubrick gli ha inviato. Gesti quotidiani, drammi familiari, partenze e ricongiungimenti, chiacchiere davanti a una tazza di caffè americano, lunghi viaggi in auto in cerca di location. Giorno dopo giorno, Emilio diventa indispensabile per Stanley e Stanley per Emilio. Stanley Kubrick e me è lacronaca della carriera di un genio del cinema raccontata attraverso gli occhi del suo assistente personale, ma anche la storia di una profonda amicizia e di una meravigliosa avventura.

[Il Saggiatore – pp. 360 € 17,00]

LIBRI DI CINEMA – Le novità di Ottobre

Taxi Driver. Storia di un capolavoro
Goeffrey Macnab  
Taxi Driver, il capolavoro di Martin Scorsese, è uno dei film che hanno rivoluzionato la storia del cinema. Il personaggio di Travis Bickle (Robert De Niro nel ruolo che lanciò la sua carriera), il veterano del Vietnam che diventa tassista newyorkese, riassumeva in sé il malessere di un’America ancora traumatizzata dalla guerra e dal Watergate: schiavo della pornografia e del junk food, ossessionato dalle armi, Bickle era l’opposto dell’eroe hollywoodiano tradizionale, ma colpì al cuore il pubblico di tutto il mondo ed ebbe un’eco senza precedenti nella cronaca e nella cultura.

Questo libro ricostruisce il complesso background sociale e culturale del film; ne racconta da dietro le quinte la realizzazione (dando voce direttamente al regista, allo sceneggiatore, agli attori e alla troupe); ne illustra la fortuna nei decenni successivi all’uscita (fino alla recente produzione di un videogame ispirato al film, e alle voci di un imminente remake ad opera di Lars Von Trier) e cerca di spiegare come mai,a distanza di 35 anni, Taxi Driver non ha perso nulla del suo fascino e della sua potenza.
[Minimum fax – pp. 183 € 14,00]
 
 Manuale di regia cinematografica
di Guido Chiesa
«Io credo che la prima cosa da fare, se si desidera girare un film, sia domandarsi: “Ho qualcosa da dire?”. E non è necessario che la risposta sia articolata e possa essere espressa attraverso le parole. A volte capita soltanto di voler comunicare una sensazione, un’emozione, è sufficiente. E, credetemi, è già abbastanza difficile». È questo, secondo Martin Scorsese, il presupposto fondamentale per diventare registi: la volontà di comunicare. Ma è sufficiente questo desiderio per trasportare le idee sulla pellicola?
Seguendo passo dopo passo l’ideazione e la realizzazione di un film, e facendo riferimento alle testimonianze di altri registi, Guido Chiesa, forte della propria esperienza personale, affronta con approccio pratico i problemi che ogni regista deve risolvere. Problemi che si innestano costantemente su riflessioni teoriche e da queste ricadono sull’agire: che cos’è la regia? Che cos’è un regista? Che cosa fa e come lo fa? Per chi lo fa?
Manuale di regia cinematografica è un testo rivolto a un pubblico di aspiranti registi, studiosi di cinema, addetti ai lavori e semplici appassionati. Non un manuale in senso stretto, ma un testo che offre stimoli e percorsi possibili, lasciando poi a ciascuno la libertà di applicarli secondo i propri obiettivi e necessità.
 [UTET – pp. 326 € 25,00]
 
L’illusione difficile. Cinema e serie tv nell’età della disillusione
di Federico Di Chio
“Illusione” è vedere un mondo al posto delle semplici immagini sullo schermo; è vivere un’esperienza vicaria, proiettiva, immaginaria; e tuttavia reale, diretta, personale, al punto che da essa traiamo risorse importanti per la costruzione della nostra identità. Il volume, seguendo l’evoluzione dell’“illusione” dal cinema classico americano fino alle serie tv contemporanee, analizza le strategie testuali e le forme di fruizione che la caratterizzano, con le persistenze, ma anche le più significative mutazioni. Inoltre, si interroga sul ruolo che l’illusione può avere oggi, a fronte delle trasformazioni apportate dalle tecnologie e dai media digitali e, più in generale, in ragione dei cambiamenti culturali introdotti dalla mentalità postmoderna. Il percorso, che si snoda tra riflessione teorica, analisi di testi ed esperienza professionale, è arricchito da preziosi contributi di Dario Argento, Bernardo Bertolucci, Gabriele Muccino, Ferzan Ozpetek, Ettore Scola e Giuseppe Tornatore.
[Bompiani Editore – pp. 320 € 18,50]
 
Cinema e tecnologia. La rivoluzione digitale: dagli attori virtuali alla nuova stagione del 3D
di Mario Gerosa
Il cinema sta cambiando radicalmente, soprattutto grazie alle nuove tecnologie digitali. Le trasformazioni in corso sono molte, e riguardano gli attori, le scenografie, gli effetti speciali e le tecniche di ripresa.
Una delle grandi novità dovute all’utilizzo delle tecnologie digitali è il ritorno in grande stile
del 3D, sancito da Avatar di James Cameron, ma ci sono tante altre innovazioni, dalla Facial Motion Capture alle Simulcam, dal Retargeting alla Virtual Camera, nomi ancora poco noti, seppur legati alle tecnologie avanzate utilizzate nei grandi successi di oggi, che qui verranno spiegate in modo chiaro, con una serie di esempi.
In questo libro si documentano i nuovi aspetti del cinema che incontra la tecnologia, attraverso i contributi di alcuni dei maggior esperti della materia.
Tra i vari temi, le contaminazioni tra il linguaggio del cinema e quello dei videogames, le scenografie digitali e i paesaggi virtuali come nuovi modelli di scenografie, gli attori virtuali, resi simili a quelli veri grazie a tecniche che rendono estremamente realistiche le espressioni. In parallelo si sviluppa anche il discorso dei mondi virtuali, i territori che esistono soltanto in internet, popolati da controparti digitali di milioni di persone vere. Anche in questi universi sintetici si realizzano film, alcuni dei quali girati da registi professionisti, che utilizzano la tecnica del machinima. Mondi virtuali che talvolta compaiono anche nei telefilm più seguiti, come CSI e Law & Order, dando vita a ulteriori contaminazioni e sconfinamenti.
[Le Mani Editore – pp. 228 € 16,00]
 
I cavalieri del west. Storia, cinema, leggenda
 di Andrea Bosco e Domenico Rizzi
Ci fu un Far West autentico, fatto di uomini, situazioni, interessi ed omicidi. Una Frontiera ricca di contraddizioni, dove labile era il confine tra Bene e Male, tra legalità e illegalità. Dove i Pellirosse non erano selvaggi ma solamente nomadi. Dove gli speculatori sorretti dai politicanti di Washington perpetrarono una spietata “civilizzazione” senza distinzioni tra tribù pacifiche e tribù bellicose. Dove gli sceriffi sovente erano ex fuorilegge. Dove pochi furono gli eroismi e tantissime le esagerazioni.
Ci fu un West raccontato da giornalisti e scrittori imbroglioni al quale fin dalla sua nascita ha attinto il cinema. Hollywood fino agli anni Settanta ha sistematicamente manipolato la storia di fatto creando la leggenda del West. Con la stagione del “western maggiorenne”, contaminato dagli “spaghetti western” inizia il progressivo declino del genere. Fino, tranne episodici e per lo più fallimentari tentativi, all’attuale silenzio.
Andrea Bosco e Domenico Rizzi attraverso una analisi rigorosa entrano nelle pieghe del Mito, svelandone segreti, pecche, omissioni, contraddizioni.
La Storia contrapposta alla Leggenda confezionata ad Hollywood.
 [Le Mani Editore – pp. 326 € 22,00]
 
Ejzenstejn. Il cinema, le arti, il montaggio
di Antonio Somaini
Ripercorrendo tutta l'opera di Ejzenstejn, dagli spettacoli teatrali dei primi anni '20 fino agli ultimi progetti a cui lavora poco prima della morte nel 1948, questo libro si propone di riconsiderare la produzione del regista sovietico portando in primo piano scritti, progetti di film e disegni che solo negli ultimi anni sono venuti alla luce. Lungo questo percorso, emerge in tutta la sua ricchezza e complessità una ricerca che ha visto nel montaggio un metodo compositivo con cui realizzare delle opere efficaci, capaci di agire sul presente, e al tempo stesso uno strumento con cui confrontarsi con il passato, smontando e rimontando quella storia delle arti di cui il cinema è pensato come l'«erede» e la «sintesi». Considerata in quest'ottica, l'opera di Ejzenstejn può essere discussa in relazione a tutta quella riflessione sul montaggio che negli anni '20 e '30 coinvolge registi, artisti, storici, critici e filosofi come Vertov ed Epstein, Moholy-Nagy ed El Lisickij, Warburg e Bataille, Kracauer, Benjamin e Bloch.
[Einaudi – pp. 442 € 28,00]
  
Audrey a Roma
di Luca Dotti e Ludovica Damiani
Pochi sanno cheAudrey Hepburnvisse più di vent'anni della sua vita a Roma, tra gli anni '50, '60 e '70, quelli del matrimonio con Mel Ferrer, poi con Andrea Dotti, dai quali ebbe rispettivamente due figli, Sean Ferrer e Luca Dotti.
Dedicato agli anni romani il volume raccoglie quasi 200 foto: non foto in posa di grandi fotografi, ma istantanee in parte inedite che la ritraggono nella vita quotidiana, a passeggio per la città, in famiglia, con i figli, in partenza o in arrivo all'aeroporto, assalita dai giornalisti, alle prime dei suoi film.
Lo svolgersi del racconto fotografico illustra la lenta trasformazione di Audrey da inaccessibile diva di Hollywood a attrice affermata in Italia, a donna e mamma che, allontanatasi dalla scena negli anni '70, stabilisce da romana di adozione un forte legame con la città.
Non mancano nel libro le foto di scena dei film che girò in quegli anni (Vacanze romane, Guerra e pace, Storia di una monaca), come anche i suoi celeberrimi vestiti e accessori che contribuirono a creare il suo stile inconfondibile.
[Electa – pp. 192 € 24,90]
 
Le voci del silenzio. Scene dal cinema dei cantastorie africani
di Giuseppe Carrieri
Una ricognizione sul Cinema dell’Africa Nera, che già di per sé è linfa nuova e vitale, condotta con piglio approfondito e personale; l'occhio e l'orecchio di Giuseppe Carrieri si posano sui griot, i cantastorie africani, e sul loro cinema, magico perché più aurale che visivo, e mira non alla vostra testa, bensì al vostro cuore.
[Bietti Editore – pp. 170 € 18,00]
 

LIBRI DI CINEMA – Le novità di Ottobre

Diversamente Vivi

Giulia Carluccio e Peppino Ortoleva (a cura di)
In occasione della mostra Diversamente Vivi. Zombi, vampiri, mummie fantasmi, che si terrà a Torino dal 30 settembre al 9 gennaio 2011, Il Castoro, in collaborazione con Il Museo Nazionale del Cinema, pubblica un importante volume in omaggio alla “mitologia” dei “diversamente vivi” e a tutti gli appassionati di un genere intramontabile.
Il libro, a cura di Giulia Carluccio e di Peppino Ortoleva offre un’articolata panoramica del genere horror e delle sue figure “protagoniste”, zombi, fantasmi, vampiri e mummie, con un’attenzione particolare rivolta al cinema (da Nosferatu fino a Twilight), ma senza dimenticare il fumetto (da Vampirella a Dylan Dog), i videogame, le serie Tv (dagli Addams a True Blood): un universo multiforme da sempre in grado di esercitare una profonda fascinazione e attrazione su singoli e collettività.
La verità è che le storie di quelli che in inglese vengono detti undead si richiamano a un fondo emotivo e mitico radicato, non solo nella nostra cultura. Si tratta, nelle vesti e con le tecniche della moderna cultura di massa, di un’autentica mitologia, che sembra rispondere a interrogativi, e ad esigenze, sempre presenti: la paura-attrazione per un possibile ritorno dei defunti dal mistero impenetrabile di cui hanno varcato la soglia; il fascino-inquietudine, che ci desta l’idea di una vita oltre la vita. E’ un punto di vista originale, appassionante e spesso sorprendente, quello che il libro offre sulla mitologia dei diversamente vivi, sulle sue multiformi manifestazioni, sui suoi significati profondi. 
[Il Castoro – pp. 232 € 29,00]
 
Poliziotti senza paura – Stelvio Massi e il cinema d'azione
Fulvio Fulvi
Stelvio Massi è stato un grande maestro dei film d’azione, un raffinato artigiano del cinema. Negli anni ‘70 e ‘80 ha fatto divertire e sognare milioni di italiani con film come Squadra volante, Mark il poliziotto, Speed cross, La banda del trucido, Il commissario di ferro, Poliziotto solitudine e rabbia e tanti altri, poliziotteschi e non. Massi si è affermato dopo una lunga e robusta gavetta. Cominciò come aiuto operatore a soli 23 anni appena arrivato a Roma dalla sua città natale, Civitanova Marche, per poi diventare direttore della fotografia, e quindi regista e sceneggiatore di film che hanno visto come protagonisti Tomas Milian, Maurizio Merli, il divo dei fotoromanzi Franco Gasparri, Fabio Testi, John Saxon, Lee J.Cobb, Luc Merenda e altri attori che lui stesso ha scoperto e valorizzato. In questa monografia, la prima a lui interamente dedicata di fronte a un imbarazzante silenzio della “critica ufficiale”, si ripercorre tutta la carriera del cineasta marchigiano seguendo un criterio biografico corredato da approfondite schede dei 30 film che lui ha diretto. Il libro contiene interviste esclusive al figlio Danilo, anch’egli regista, al musicista e compositore Stelvio Cipriani, a Giorgio Albertazzi, John Saxon, Fabio Testi, Stella Gasparri (figlia dell’attore Franco Gasparri), Massimo Mirani e al montatore Mauro Bonanni. La prefazione è del sindaco di Civitanova Marche, dottor Massimo Mobili, che ha voluto rendere omaggio all’illustre concittadino. Le post-fazioni sono di Luca Pallanch e Domenico Monetti, della Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e si intitolano, rispettivamente: Stelvio Massi, le strade perdute del cinema italiano e Stelvio Massi, o l’epigonismo di un genere.
[Il Foglio Letterario  – pp. 236 € 18,00]
 
La scienza del sogno
Vincenzo Buccheri

La scienza del sogno raccoglie alcuni dei principali scritti critici di Vincenzo Buccheri, usciti tra il 1992 e il 2009. Si tratta di una raccolta di recensioni, saggi, provocazioni, distillati di ironia, intuizioni fulminee o riflessioni ampie e organiche: pagine intensissime, in cui il cinema riesce a essere insieme un oggetto d’amore e un luogo del pensiero.
Un libro essenziale per capire che cos’è la critica e come interpretarne i luoghi più frequentati: l’autore, il cinema postmoderno, il trionfo del midcult, il destino del cinema italiano. E per dare un senso alla nostra posizione di spettatori.
La scienza del sogno rappresenta, a più livelli, un autentico atto d’amore per il cinema: prima di tutto in quanto espressione diretta di un articolato e suggestivo laboratorio di idee e molteplici spunti di riflessione, di uno sguardo ostinatamente libero e personale sul cinema, da parte di un critico e studioso di grande acume e sensibilità; a un secondo livello, più privato e profondo, questo libro rappresenta anche un appassionato ricordo collettivo, animato da attenzione e cura scrupolose nei confronti della memoria e del lucido pensiero di uno studioso e amico, da parte di alcuni vicini “compagni di viaggio”.
 
[Il Castoro – pp. 284 € 18,00]
 
Guida ai film per ragazzi
AA.VV.

La Guida passa in rassegna oltre 700 schede di film disponibili sul mercato, reperibili in DVD, tutti regolarmente passati dalle sale cinematografiche. E’ uno strumento destinato ai ragazzi (da 0 a 14 anni) – per la semplicità di lettura e la grafica –, ai genitori che hanno bisogno di orientarsi nelle scelte, agli insegnanti che vogliono creare dei percorsi didattici e a tutti gli operatori che cercano una guida nel mare dei film per ragazzi.
  Ma questa guida non serve solo a scegliere il film giusto per una determinata occasione: è utile anche per approfondire tematiche e argomenti specifici, costruire percorsi consapevoli (attraverso un ampio indice per categorie), imparare le nozioni del linguaggio cinematografico (grazie al glossario), stimolare con numerose curiosità relative alla realizzazione di ogni film, oltre a invogliare a vedere le scene memorabili descritte nelle diverse schede. Ogni film è stato visto o rivisto appositamente prima della stesura della sua scheda dai vari autori, che si sono poi cimentati in un lungo lavoro dedicato al reperimento di dati tecnici e curiosità relative a ogni titolo.
 [Il Castoro – pp. 520 € 19,90]
 
Cinema italiano. Recensioni e interventi 1933 – 1990
Alberto Moravia
Da Ossessione di Luchino Visconti a La voce della luna di Federico Fellini: oltre mezzo secolo di cinema italiano attraverso gli articoli di Alberto Moravia. A vent'anni dalla morte del grande scrittore, vengono raccolti, per la prima volta in modo ragionato e completo, tutti gli scritti da lui dedicati al cinema italiano: recensioni, ma anche interviste, interventi polemici, riflessioni sul lavoro dello sceneggiatore. Dal 1943 al 1990, dalle collaborazioni ai quotidiani in tempo di guerra, in certi casi dimenticate, alle celebri (ma mai ristampate recensioni) per "L'Europeo" e "L'Espresso", Moravia segue passo a passo la carriera dei più grandi registi (Antonioni, Germi, Fellini, Ferreri, Pasolini, Lattuada… fino a Moretti). Uguale interesse presentano le sue incursioni nel cinema popolare e di genere. Il risultato è una vera e propria storia del cinema italiano, come non è mai stata raccontata.
[Bompiani – pp. 1624 € 34,00]
 
Hollywood sul Tevere
Stefano Della Casa e Dario E. Viganò (a cura di)
A partire dalla seconda metà degli anni Cinquanta, Roma conosce una stagione eccezionale, in cui le Arti, a partire dal cinema e dalla fotografia, ma anche la letteratura e la pittura, si compenetrano fortemente, riuscendo a incidere nella società e nel costume. Sono gli anni di una fiorente produzione cinematografica, delle grandi star americane a Roma, la vita nei caffè, i paparazzi… Finita l’epoca del proibizionismo, imposto dal regime nei confronti dei film americani, Cinecittà risorge dalle ceneri della guerra e splende per tutti gli anni ’60 di un nuovo fervore. Un momento irripetibile, causa ed effetto insieme della presenza delle major americane che, attratte dalla bellezza di Roma e dai bassi costi di produzione, vi ambientano grandi film: kolossal come Cleopatra e Ben Hur, ma anche romantiche commedie come Vacanze romane e La dolce vita.
Louis Armstrong si esibisce con la sua orchestra in Botta e Risposta di Soldati, Orson Welles divide la scena con Mario Cipriani e altri personaggi del calibro di Joseph Cotten, Kirk Douglas, Henry Fonda, Buster Keaton, Audrey Hepburn e Gary Cooper, quasi incredibilmente  escono dallo schermo e si materializzano per le vie di Roma, sotto gli occhi incantati di fan e fotografi. Hollywood sul Tevere è l’America vicina, vicinissima, ma anche un momento d’oro in cui attori italiani del calibro di Anna Magnani, Alberto Sordi, Totò, Sophia Loren conquistano l’Olimpo. Il volume rappresenta la prima pubblicazione di questo fenomeno e propone un’analisi di tutti gli elementi che hanno concorso alla realizzazione di quello che è stato un meccanismo produttivo che ha decretato la nascita della dolce vita, un mito intramontabile, di cui ancora oggi tentiamo di definire la portata.
 [Electa – pp. 336 € 22,00]
 
Una dinastia italiana
Tullio Kezich, Alessandra Levantesi
Un secolo di storia italiana a partire dall'insediamento a Roma dei Savoia e attraversando due guerre mondiali, il fascismo, la liberazione, la fase di ricostruzione postbellica fino agli anni della dolce vita: è quella che ci raccontano sullo sfondo Tullio Kezich e Alessandra Levantesi, mentre in primo piano seguono le vicende lavorative, sentimentali e familiari di due personaggi di spicco della scena artistica e culturale del nostro Novecento, Emilio Cecchi e Silvio d'Amico. Il primo grande firma della terza pagina del «Corriere della Sera», elzevirista raffinato, autorevole e temuto critico letterario, storico d'arte e, per un certo periodo, direttore artistico della Cines; il secondo altrettanto autorevole e temuto critico teatrale, giornalista e scrittore, ideatore e direttore della Enciclopedia dello Spettacolo oltre che fondatore e per anni infaticabile animatore dell'Accademia nazionale d'arte drammatica. Con loro, la moglie di Cecchi, Leonetta Pieraccini, pittrice di livello che nel libro si impone a tutti gli effetti come una terza protagonista. Assai diversi per formazione, temperamento, mentalità questi due maestri, pur frequentando ambienti contigui e avendo amici in comune, viaggiano su strade parallele, finché nel 1938 i loro destini si intrecciano – galeotto l'amore sbocciato durante una vacanza a Castiglioncello – attraverso il matrimonio tra la figlia di Emilio, Suso, storica sceneggiatrice del cinema italiano, e il figlio di Silvio, Lele, musicologo principe.
[Garzanti – pp. 624 € 25,00]