LIBRI DI CINEMA – Le novità di Ottobre

Dario Argento – Paura, Steven Spielberg , Il Conflitto delle idee, François Truffaut. La biografia, Monnezza amore mio, Eduardo De Filippo – Scavalcamontagne, cattivo, genio consapevole, Introduzione al documentario, LAMPI – La fotografia vista dall'occhio dei grandi del cinema

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Dario Argento – Paura

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SENTIERISELVAGGI21ST N.12 – COVER STORY: TOM CRUISE, THE LAST MOVIE STAR

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Marco Peano (a cura di)

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DARIO ARGENTO – L’AMORE E IL TERRORE, A CURA DI GIACOMO CALZONI

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«Non avevo paura del buio, come tutti i bambini, io avevo paura del corridoio di casa. Era una forma perfetta di terrore: puro, senza condizionamenti».

Nato in una famiglia in cui il cinema «si respirava», divoratore onnivoro già nell'infanzia di libri e film, annoiato dalla scuola tanto da fuggire a Parigi, il giovane Dario Argento scopre di sentirsi a proprio agio solo nel buio di una sala cinematografica – dove il carattere solitario e l'immaginazione debordante trovano terreno fertile. Ma è l'esperienza come giornalista a «Paese Sera» a rivelarsi una palestra fondamentale, e a favorire l'incontro che gli cambia la vita: quello con Sergio Leone, per il quale insieme a Bernardo Bertolucci scrive il soggetto di C'era una volta il West. Intanto nella testa del futuro regista prende a maturare un desiderio tanto ambizioso quanto magnifico: scrivere una sceneggiatura diversa da tutte le altre. Mescolando le emozioni provate guardando i film di Hitchcock, Lang e Antonioni, s'innesca un cortocircuito destinato a cambiare la storia del cinema di genere. Quando nel 1970 esce il suo primo film – L'uccello dalle piume di cristallo, che incasserà un miliardo e quattrocento milioni di lire – in pochissimo tempo il nome di Dario Argento fa il giro del pianeta. È cosí che vedono la luce Profondo rosso e Suspiria. Per la prima volta Dario Argento racconta se stesso in un libro: le sue passioni, i suoi amori, le sue paure. Un'«autobiografia horror», dove a fianco della figura del grande regista s'intravedono le inquietudini di un uomo schivo, innamorato del cinema e della vita. Un artista irregolare, che imprigionando i suoi personali demoni nella macchina da presa è riuscito a raccontare gli incubi di tutti noi.

[Giulio Einaudi Editore – pp. 354 € 19,50]



Steven Spielberg – [Castoro Cinema n. 236]

Mauro Resmini

 

Sospeso tra fascinazione infantile e vocazione autoriale, tra nostalgia per il classico e ossessione per il contemporaneo, il suo cinema ha immortalato spesso lo spirito dei tempi. Steven Spielberg è uno dei più grandi registi americani di sempre, autore di film di successo planetario rimasti nella memoria collettiva. Vincitore di due Oscar per la miglior regia e di un Leone d’Oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia, nella sua carriera ha saputo alternare pellicole campioni di incassi con film di maggior spessore e impegno spaziando dalla fantascienza (Incontri ravvicinati del terzo tipo, E.T. L’extraterrestre), all’avventura di Indiana Jones, alla dolorosa rappresentazione degli orrori della Shoah (Schindler’s List). Fra i suoi film: Lo squalo, L’impero del sole, Jurassic Park, Salvate il soldato Ryan, A.I. Intelligenza artificiale, Minority Report, Prova a prendermi, Lincoln.

[Editrice Il Castoro – pp. 184 € 14,90]



Il Conflitto delle idee – Al cinema con MicroMega

Giona A. Nazzaro

 

Chi l’ha detto che la critica cinematografica è morta? Tutti i film che hanno scatenato polemiche e dibattiti tra il 2010 e il 2014 analizzati dall’autore in un unico volume sotto l’egida della rivista MicroMega. Gli autori più importanti. I titoli più visti. Le critiche più scomode. Paolo Sorrentino, Martin Scorsese, Clint Eastwood. Habemus Papam, Argo, Romanzo di una strage. Un atlante per maneggiare con sicurezza il cinema di questi anni. Senza rinunciare al piacere della riflessione sulla settima arte da molteplici punti di vista: civile e sociale sopra tutti. La critica cinematografica come immersione globale nel mondo. Il cinema come gesto politico.

[Bietti Editore – pp. 230 € 16,00]


 

 

 

 


François Truffaut. La biografia

De Baecque A. , Toubiana S.

 

Il occasione del trentennale della sua scomparsa, Lindau ripubblica quest’accurata biografia di Truffaut.

Una nascita segreta, il 6 febbraio 1932, un’infanzia quasi clandestina in casa dei genitori ostili: la vita di François Truffaut è subito romanzesca. Nella Parigi occupata, è il tempo dei colpi di testa, degli amici per la vita. Lettore appassionato, spettatore infaticabile – vede e rivede centinaia di film –, a sedici anni fonda un cineclub e si indebita. È la rottura con i genitori, il riformatorio, la prigione militare. Ma la personalità febbrile di François Truffaut intriga e seduce Genet, Cocteau e soprattutto André Bazin, che gli permette di scrivere sui «Cahiers du cinéma». Rapidamente il giovane autodidatta diventa il critico più in vista degli anni ’50. Incontra i maestri che ammira, Renoir, Ophuls, Rossellini, Hitchcock. «Il film di domani sarà girato da avventurieri», scrive su «Arts». I colpi di testa dell’infanzia diventano cinema e si impongono come un film-manifesto (I quattrocento colpi). François Truffaut è la punta di diamante della Nouvelle Vague, crea una propria casa di produzione, Les Films du Carrosse, è il regista e l’amico delle più grandi star francesi, Jeanne Moreau, Catherine Deneuve, Isabelle Adjani, Fanny Ardant… «I film sono più armoniosi della vita», dirà, ma è la vita, la sua vita, l’uomo con le sue molteplici sfaccettature, che si lascia indovinare attraverso i personaggi dei suoi ventuno film: Antoine Doinel, l’adolescente dei Quattrocento colpi, Ferrand, il regista innamorato delle attrici di Effetto notte, Bertrand Morane, il seduttore di L’uomo che amava le donne, Julien Davenne, l’uomo che si vota al culto dei morti in La camera verde… François Truffaut aveva intenzione di raccontare la sua vita. Da ciò nasce questa biografia, costruita sulla base delle preziose testimonianze dei suoi amici e sugli straordinari archivi personali, per la prima volta resi accessibili.

[Edizioni Lindau – pp. 656 € 30,00]



Monnezza amore mio

Tomas Milian, Manlio Gomarasca

 

Roma è una strana città. È eccessiva, ma generosa, accoglie il nuovo arrivato, ma non gli chiede eterna fedeltà. Non le interessa che i «forestieri» sposino le sue antiche tradizioni, e loro raramente ne assorbono i vezzi, il dialetto, lo spirito: il più delle volte, a Roma il siciliano resta siciliano, il napoletano napoletano e – soprattutto – il milanese milanese. Eppure il Monnezza, personaggio simbolo della romanità al cinema, l’ha inventato un cubano scappato da L’Avana, passato per l’Actors Studio di New York (dove si esercitava al fianco di Marilyn Monroe e Marlon Brando) e sbarcato in Italia quasi per caso. Tomas Milian non ha bisogno di presentazioni: oltre cinquant’anni di carriera cinematografica, un’impressionante capacità di reinventarsi in ruoli sempre diversi, una lunga serie di successi al botteghino e una vasta schiera di appassionati che intorno a lui ha creato un vero e proprio fenomeno di culto. Ma se del Monnezza si sa tutto (o quasi), dell’uomo dietro alla maschera si sa ben poco. In queste pagine Milian racconta per la prima volta la sua infanzia cubana, il trauma di un bambino che assiste al suicidio del padre, la giovinezza da playboy nella Cuba bene, la scoperta del cinema, la fuga negli Usa, la difficile vita da «uomo da marciapiede» a New York, l’arrivo in Italia e tutto quell’incontrollabile flusso di eventi che ha portato un giovane attore senza radici a lasciar perdere il suo sogno americano per farsi adottare dalla sua amata Roma. Monnezza amore mio è un autoritratto spietato, nel quale il successo mostra il suo lato più cupo: la solitudine, gli affetti traditi, l’alcol, la droga e l’insicurezza. Un libro nel quale Milian affronta tutti i suoi errori e rivela la sua profonda umanità con la stessa spiazzante franchezza del personaggio che l’ha fatto entrare nel cuore degli italiani.

[Rizzoli Editore – pp. 306 € 18,50]



Eduardo De Filippo – Scavalcamontagne, cattivo, genio consapevole

Italo Moscati

 

Trent’anni fa moriva Eduardo De Filippo, il grande attore, regista, scrittore. Tre decenni in cui non si è spento, e anzi aumenta, il desiderio che Napoli, i dintorni, il Paese, possano vivere giorni diversi. Questo libro ha due obiettivi: presentare nuovi racconti – poco celebrativi, inquieti, provocatori – di persone che lo hanno conosciuto e a partire da essi comporre un ritratto delle trasformazioni che Eduardo aveva intuito e proposto nei suoi lavori, fra teatro, cinema e televisione. «Scavalcamontagne», ovvero artista che rivela di essersi misurato fin da giovanissimo con il pubblico nelle zone lontane. «Cattivo», nel senso di esigente, un forte carattere nei rapporti sulle scene e nella vita. «Genio consapevole», per la sicurezza e misura con cui scriveva e rappresentava le sue idee. Eduardo è stato una sorta di moderno «viaggiatore», originale e spregiudicato, nell’Italia del Novecento, un paese che conosceva spostamenti di milioni di persone dal Sud al Nord e viceversa, incontri e scontri di linguaggi e di convinzioni. Ma anche «sperimentatore» curioso, sensibile ricercatore di nuove competenze tra le arti e la comunicazione, sempre pronto a trasferire nei drammi, commedie, film, pensieri e sentimenti capaci di parlare agli spettatori, nel segno di un’umanissima lezione.

[Ediesse Editore – pp. 240 € 14,00]



Introduzione al documentario

Bill Nichols

 

Introduzione al documentario affronta le questioni e i concetti che caratterizzano il cinema documentario. Rispondendo a una serie di domande, che costituiscono altrettanti capitoli: “Come si può definire un documentario?”, “Da dove prendono la voce i documentari?”, “Come differenziare i documentari?”, “Perché i problemi etici sono fondamentali per i documentari?”, Nichols ci invita a riflettere sulle forme, i tipi, la storia, le istanze morali e la definizione stessa del documentario. Pur non essendo impostato come una storia del genere, il libro attraversa l’intera storia del cinema, dalle origini fino ai nostri giorni, con centinaia di esempi e un ricco apparato iconografico. Uno strumento insostituibile per chiunque voglia comprendere e conoscere il cinema “che racconta storie vere”. Completamente rinnovato per dare conto di nuovi lavori e nuove tendenze, questo volume contiene informazioni su più di cento documentari usciti successivamente all’edizione precedente, una esposizione più articolata e completa delle “sei modalità del documentario” e molte nuove immagini.

[Editrice Il Castoro – pp. 284 € 25,00]



LAMPI – La fotografia vista dall'occhio dei grandi del cinema

Claudio Capanna

 

Cos’hanno in comune Andrej Tarkovskij, Stanley Kubrick, Wim Wenders o Leni Riefenstahl, oltre al legame indissolubile per il cinema? Questi autori sono stati in momenti e forme diverse, anche fotografi e hanno spesso lasciato la loro impronta sulla storia di questa moderna forma d'arte. Il regista – fotografo è un esule, in fuga dai complessi sistemi produttivi della macchina cinema. Egli trova rifugio sicuro nella fotografia, arte solitaria e poetica, fumosa e astratta come gli scatti di Luigi Ghirri o le poesie di Tonino Guerra. Questo libro è formato da una serie di saggi, apparsi in modo non continuativo sulle riviste “Carte di Cinema” e “Rifrazioni – dal cinema all'oltre” tra il 2007 e il 2013. Il testo si propone di approfondire il legame tra arte cinematografica e fotografia, ed in particolare di analizzare il lavoro di alcuni grandi cineasti che hanno dedicato una parte della loro carriera (e in alcuni casi della loro vita privata) alla fotografia. Nasce così la figura del regista – fotografo, che si trova ad affrontare le specifiche tecniche ed artistiche di due forme di comunicazione complesse e fondamentali nel panorama sociologico e antropologico degli ultimi due secoli.

[Il Foglio Letterario Editore – pp. 180 € 14,00]

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    LIBRI DI CINEMA – Le novità di Ottobre

    libri di cinema ottobreTruffaut e la pellicola interattiva, Abel Ferrara – Un filmaker a passeggio tra i generi, Wrong Turn – Il cinema horror americano da Psyco a Le colline hanno gli occhi, Il Cinema italiano, Visioni di altre visioni: intertestualità e cinema, La sopravvivenza delle immagini nel cinema

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    Truffaut e la pellicola interattiva

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    SENTIERISELVAGGI21ST N.12 – COVER STORY: TOM CRUISE, THE LAST MOVIE STAR

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    Sandro Fogli

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    DARIO ARGENTO – L’AMORE E IL TERRORE, A CURA DI GIACOMO CALZONI

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    “Era una domenica sera di quasi trent’anni fa quando RAIUNO trasmise, in prima visione tv, Finalmente domenica!, l’ultimo film di François Truffaut. Benché la mia passione per Alfred Hitchcock fosse già esplosa, io non ero a conoscenza del profondo legame tra i due registi: a dieci anni non sapevo niente di critica cinematografica e ignoravo l’esistenza del libro, intitolato Il cinema secondo Hitchcock e firmato Truffaut, in cui il regista francese intervista il maestro “anglohollywoodiano” su tutta la sua produzione. Soprattutto, non sapevo che mi attendeva una nuova “folgorazione”. La pellicola, “stranamente” girata in bianco e nero (scelta stilistica inusuale nel 1983), era, ed è ancora oggi, un divertentissimo giallo venato di commedia, che, in qualche modo, col suo mix di suspense e ironia, mi riportava appunto a certe atmosfere hitchcockiane. Perché alcuni film ci piacciono più di altri? Come mai, rivedendo oggi Grace Kelly e James Stewart, ma oramai anche Fanny Ardant e Jean-Louis Trintignant, muoversi sullo schermo, si può provare la sensazione di trovarsi tra vecchi amici? Se alle nuove generazioni questo effetto lo fanno soprattutto i personaggi delle serie televisive, la mia, che ha conosciuto palinsesti tv paradossalmente ben più variegati di quelli odierni, ha avuto la fortuna di poter “incontrare”, in primissima serata, anche gli uomini che hanno letteralmente “inventato”, e addirittura “reinventato” più volte, le forme del cinema. Ecco che alle 20.40 un giovanissimo neo-innamorato di Hitchcock come me poteva incappare nella Finestra sul cortile o addirittura in Psyco… Ma quella sera toccava a Truffaut. Oggi considero una fortuna il fatto che il mio primo Truffaut sia stato il suo ultimo: se a soli dieci anni mi fossi imbattuto nelle Due inglesi, o anche in Jules e Jim, pellicole forse troppo profonde per essere correttamente “elaborate” da un ragazzino, dubito avrei dato al regista francese la fiducia che meritava, e che credo meriti ancora oggi.” Sandro Fogli

    [Romano Editore – pp. 206 € 18,00]



    Abel Ferrara – Un filmaker a passeggio tra i generi

    Fabrizio Fogliato

     

    Abel Ferrara è regista anomalo, onnivoro nei gusti, passionale e umorale nella realizzazione dei film. Aperto alle esperienze, privo di pregiudizio verso qualunque supporto mediatico. Abel Ferrara è un regista -artista un menestrello della contemporaneità, un viveur appassionato ed eccessivo, un cineasta passionale e umorale, capace di alternare opere sublimi ad altre quantomeno discutibili. Mai banale, talvolta sgangherato nella forma ma rigoroso e moralmente ineccepibile nei contenuti. Un cantore della modernità metropolitana (ma non solo); un artista che usa il “genere” come contenitore di opere che si alimentano delle pagine più oscure e contraddittorie della contemporaneità. Spesso, semplicisticamente, identificato come artista maledetto, in realtà è regista che della riflessione sulla dicotomia Bene-Male e delle implicazioni e dei limiti del libero arbitrio ha fatto le colonne portanti di una filmografia morale e mai moralista. Nella sua lunga carriera ha realizzato anche videoclip, spettacoli teatrali, documentari; diretto serie tv, inventato format e abortito innumerevoli progetti per mancanza di denaro.

    [Sovera Edizioni – pp. 464 € 16,00]



    Wrong Turn – Il cinema horror americano da Psyco a Le colline hanno gli occhi

    Emilio Ranzato

     

    Uno sparuto gruppo di persone se ne va allegramente in giro in auto per una gita. Poi accade qualcosa. Un incidente al veicolo o una segnalazione sbagliata. E i protagonisti si ritrovano costretti ad abbandonare la strada principale. Alla ricerca di riparo e soccorso, non troveranno altro che violenza e follia, distribuite con generosità da una comunità più o meno ristretta di autoctoni arretrati e reazionari. Quante volte abbiamo visto un film con un assunto simile? Ma a che sottogenere appartengono film come Non aprite quella porta, Le colline hanno gli occhi, Un tranquillo week-end di paura? Nessuno lo sa. Eppure, mezzo secolo fa, molto prima di diventare una mera formula narrativa e iconografica, una delle più collaudate e abusate di tutto il cinema thriller-horror, il tòpos della wrong turn, della strada sbagliata, era un pretesto per parlare in modo profondo e terribilmente vivido di un’America che aveva perso ormai la sua innocenza. Questa è la storia di ciò che da oggi chiameremo wrong turn movie e di come ha attraversato due decenni cruciali del cinema americano.

    [Sovera Edizioni – pp. 144 € 14,00]



    Il Cinema italiano

    Antonio Costa

     

    È il 20 settembre 1905. Davanti a Porta Pia si proietta La presa di Roma diretto da Filoteo Albertini. Nasce così il cinema italiano. Evento pubblico che chiama in causa memoria storica, coscienza civile e passioni contrapposte: dai tempi eroici del muto all’ibridazione dei media, l’autore ci spiega cosa è stato il cinema nel nostro paese e cosa oggi ancora è. Ne evidenzia i caratteri originali – attraverso la tipologia dei generi, degli attori e delle opere – e le linee di tendenza, tratteggiando un profilo dell’industria cinematografica come capitolo importante nella storia della formazione dell’identità italiana.

    [Il Mulino Editore – pp. 148 € 9,80]



    Visioni di altre visioni: intertestualità e cinema

    Giovanni Guagnelini e Valentina Re

     

    Un film può contenere immagini di altri film attraverso citazioni e riprese testuali. Le intersezioni e le sovrapposizioni, consapevoli o involontarie, di diverse fonti audiovisive hanno creato nel tempo un immaginario ricco e variegato. Il déjà vu cinematografico può essere analizzato secondo le più aggiornate teorie scientifiche nelle diverse contaminazioni tra i media. Il volume si propone di far dialogare l’intertestualità in ambito letterario con le nuove categorie dell’analisi cinematografica e di fornire percorsi didattici efficaci per comprendere le citazioni nel cinema come il remake, le contaminazioni di genere o gli scambi intermediali. Uno strumento di alta formazione che si pone al confine tra cinema e letteratura e che offre una ricca antologia di testi critici commentati, alcuni tradotti per la prima volta: da Michail Bachtin a Roland Barthes, da Gérard Genette a Rick Altman, da Umberto Eco a Jorge Luis Borges, da Francesco Casetti a George P. Landow.

    [Archetipolibri € 22,00]



    La sopravvivenza delle immagini nel cinema

    Francesco Zucconi

     

    Poter accedere a qualsiasi immagine, in qualsiasi momento, in qualsiasi luogo. I nuovi media prospettano straordinarie vie di fruizione. Ma come orientarsi in questo scenario? La nostra cultura visuale è capace di tenere il passo della tecnologia? Questo libro racconta come il cinema, ben prima dell’avvento della tecnologia digitale, abbia saputo accogliere immagini p