Lo chiamavano Trinità…, di E.B. Clucher

Ribaltamento dei cliché, il western sanguinario in cui si parla poco e si spara tanto, si fa da parte, e dove si muore adesso si ride. Ritorno in sala grazie al restauro della Cineteca di Bologna

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C’è una mucca pezzata sul tetto della locanda, uno scorpione nello stivale trascinato da una treggia nel deserto e una mosca che atterra nella pignatta colma di appetitosi fagioli. Basterebbe senza ombra di dubbio questa descrizione per cogliere al volo il non western per antonomasia, per alcuni capace di affossare definitivamente il genere in Italia, per altri capace come pochi a ricordare che basterebbe un fischio per voltarsi all’infinito e dialogare con il passato. La mano destra del diavolo non può stare senza la mano sinistra, ed è un voler tornare a casa, girovagare per non crescere, per piantarsi. L’imperfetto del titolo è perfetto a Campo Imperatore, presso il Gran Sasso abruzzese, perché si scopre in fondo quanto siano nati con la camicia nonostante i due superpiedi quasi piatti e il continuare a chiamarsi trinità. A proposito, il pezzo Trinity l’ha scritto un autore britannico, Lally Stott, e le musiche sono di Franco Micalizzi, note imprescindibili per appropriarsi del cuore di questa pseudo arte scazzottata. Lo stesso regista utilizza uno pseudonimo, si chiama Enzo Barboni e si è fatto le ossa soprattutto come direttore della fotografia di Sergio Corbucci. Eterno ritorno alla felicità, ci si rende conto alla fine di avere per le mani un pugno di dollari o di mosche e forse quelle neanche, eppure dolcissima è la vita tra i discepoli del diavolo.

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Lo chiamavano Trinità… è stato restaurato nel 2020 da Cineteca di Bologna e Rocca delle Macie presso il laboratorio de L’Immagine Ritrovata, con il contributo del MiC. La parodia perfetta: sostanza onirica che lievita da una verità procace di dettagli. E più sono precisi più si svincolano dal metro locale, offrendo al nostro sguardo che non è mai stato nel far west una possibilità di commisurazione. Il pistolero pigro va alla ricerca del fratello, Bambino, ladro di bestiame ma mimetizzatosi momentaneamente dietro la stella di sceriffo. L’amore farà il resto, Trinità vuole liberare dalle grinfie del cattivo di turno la bella figlia del capo comunità mormone e Bambino si farà coinvolgere a malincuore in questa missione. Ribaltamento dei cliché, il western sanguinario in cui si parla poco e si spara tanto, si fa da parte, e dove si muore adesso si ride. Ma anche quando non si ride, perché probabilmente si fa anche dura raggiungere livelli di espansa ilarità, la sensazione fertile e fatale di tale opera è la potenza trasversale espressa, la scudisciata che penetra e attraversa generazioni e termina la sua vera missione: disarmare gli opposti, coast to coast. La follia celata della mucca pezzata, che si ritrova sul tetto quasi per caso, è la follia dei cazzotti perché tortura disarmante, appunto, memorabile tortura del solletico…

 

Regia: E.B. Clucher
Interpreti: Bud Spencer, Terence Hill, Farley Granger, Steffen Zacharias, Dan Sturkie, Gisela Hahn, Elena Pedemonte, Luciano Rossi, Ezio Marano, Remo Capitani
Distribuzione: Cineteca di Bologna
Durata: 113’
Origine: Italia, 1970

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4.3
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Il voto dei lettori
5 (2 voti)
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