Lo sbirro, il boss e la bionda, di John McNaughton

Oggi Lo sbirro, il boss e la bionda andrebbe visto con la stessa angolazione di come si guardavano i noir e le commedie hollywoodiane negli anni ’40. Perché nel film di McNaughton c’è un’eleganza classica che guarda al passato ma anche una riuscita commistiione tra poliziesco e commedia che deve aver influenzato non poco Harold Ramis per Terapia e pallottole. In più lo sguardo su New York, potenziato dalla fotografia di Robby Müller. La metropoli si accende di notte, in un affascinante giro notturno di De Niro e Uma Thurman in cui l’agente le racconta del padre, che è uno dei tanti depistamenti del film in cui a un certo punto c’è la visione di un daino nelle strade deserte di Manhattan.

Prodotto da Martin Scorsese e Barbara De Fina e scritto da Richard Price, Lo sbirro, il boss e la bionda ha come protagonista Wayne (Robert De Niro), un poliziotto timido che, nel corso di una rapina, salva la vita al gangster Frank (Bill Murray). Questi, per riconoscenza, gli lascia in dono per una settimana Glory (Uma Thurman), ostaggio del boss per dei debiti del fratello. Wayne è scettico ma alla fine accetta il dono. Finisce però per innamorarsene e, alla ‘scadenza del prestito’, non la vuole più restituire.

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C’è molto del cinema di McNaughton in questo primo e unico film realizzato per una major. Innanzitutto il trascinante inizio in bianco e nero, con l’omicidio, richiama quella secchezza brutale di Henry, pioggia di sangue. Poi alterna le forme di un poliziesco/thriller in cui la reazione dei personaggi prevale sull’azione (la rapina nel drugstore, la presenza fissa di Harold, scagnozzo di Frank, che segue Wayne), con quelle di una commedia brillante, che si esalta in un momento come quello dello stand-up di Bill Murray che è un omaggio dichiarato alle sue performances al Saturday Night Live.

Lo sbirro, il boss e la bionda è anche un film sul desiderio. Ciò è evidente nei momenti in cui Wayne guarda dalla finestra una coppia. O anche negli iniziali timidi approcci con Glory che poi esplode in una scena di sesso libera e selvaggia. Ma c’è anche il desiderio anche nella ricerca delle atmosfere di Hollywood a cavallo tra gli anni ’40 e ’50. Dopo i tentativi di De Niro di ritornare a quel cinema con l’efficace Indiziato di reato e il fallimentare remake di I trafficanti della notte (La notte e la città), entrambi diretti da Winkler, è questo il film in cui riesce a farlo direttamente e spontaneamente. Basta anche solo il momento al bancone di de Niro e David Caruso in intimità con il barista.

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Al tempo stesso però ci sono altri depistamenti. Uno è il musical. In un bar dove si è consumato un omicidio, Wayne va al juke-box e seleziona Just a Gigolo di Louis Prima e si mette a cantare e ballare. Il secondo è nella scazzottata finale tra il poliziotto e il boss in cui la strada si trasforma nel ring di un film sulla boxe.

C’è in Lo sbirro, il boss e la bionda una capacità di divertirsi e di giocare con i generi, grazie a tre protagonisti di razza perfettamente in simbiosi (De Niro, Murray e Thurman). Ma segnato anche dalla bravura di David Caruso, Mike Starr e Kathy Baker, ennesima dimostrazione come a volte sono anche i personaggi secondari che reggono e rendono solido un film di genere. Proprio come la Hollywood che guarda il regista. E, riguardando Lo sbirro, il boss e la bionda, aumenta solo un rimpianto: John McNaughton è un grandissimo regista e avrebbe dovuto girare più film.

Titolo originale: Mad Dog and Glory
Regia: John McNaughton
Interpreti: Robert De Niro, Uma Thurman, Bill Murray, David Caruso, Mike Starr, Kathy Baker
Durata: 97′
Origine: USA, 1993
Genere: poliziesco/commedia

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4.3

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
4 (2 voti)

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