LOCARNO 66 – Sentieri Selvaggi incontra Jasmine Trinca e Virginie Ledoyen

virginie ledoyen, emmanuel mouret e jasmine trinca

Abbiamo incontrato in esclusiva per Sentieri Selvaggi le due protagoniste di Une autre vie, mélo di Emmanuel Mouret presentato in Concorso in cui sono rivali in amore per la contesa di Joey Starr. Separatamente, ci hanno raccontato il loro approccio al personaggio, l'esperienza del set e dato un bilancio della propria carriera.

--------------------------------------------------------------
MASTERCLASS DI REGIA ONLINE CON MIMMO CALOPRESTI DAL 5 MARZO

--------------------------------------------------------------

 

--------------------------------------------------------------
40% DI SCONTO, IL 29 FEBBRAIO! UN’OFFERTA CHE ARRIVA SOLO OGNI 4 ANNI! COGLIETE L’ATTIMO.

--------------------------------------------------------------

 

 

jasmine trinca e virginie ledoyenAbbiamo incontrato in esclusiva per Sentieri Selvaggi Jasmine Trinca e Virginie Ledoyen, protagoniste di Une autre vie, mélo di Emmanuel Mouret presentato in Concorso.
 

Nel film, dove sono rivali in amore per la contesa di Joez Starr, interpretano due donne speculari, la cui diversità è rimarcata tanto dagli abiti – tinte nere per Virginie, toni pastello per Jasmine – quanto dai modi di vivere la passione: la Dolores della Ledoyen reinterpreta le grandi villain del cinema classico americano ma con un sorriso innocente sulle labbra. La Aurore di Jasmine Trinca è invece un carattere meno definito, come racconta la stessa attrice, ma altrettanto ricco di sfumature. Separatamente, ci hanno raccontato il loro approccio al personaggio, l'esperienza del set e dato un bilancio della propria carriera. 

Jasmine Trinca, attiva sia in Italia – dove solo quest'anno è stata protagonista di Miele di Valeria Golino e Un giorno devi andare di Giorgio Diritti – che in Francia, dove ha fatto parte del ricco cast al femminile di L'Apollonide di Bertand Bonello, prima di essere scelta da Mouret, ci ha parlato delle differenze tra le due cinematografie:

Penso che ci sia un tratto comune del cinema europeo (specie ora che sto lavorando con degli americani e mi rendo conto come ci sia una attenzione diversa alla sostanza e alla forma delle cose). Rispetto all'Italia, la Francia ha una politica culturale già diversa e questo permette alla sua industria cinematografica di avere altri mezzi che noi non possiamo avere. Loro poi sembrano più accoglienti e aperti perché ad esempio i ruoli che ho avuto non erano in teoria per attrici straniere e già significa essere ben disposto verso l'incontro con altri paesi, che possono entrare nel cinema francese rendendolo differenziato. 

C'è anche una diversa fascinazione rispetto al femminile dove l'attrice è veramente "L'Attrice", non solo la Diva, ma esiste unfascino per quel ruolo lì. In Italia c'è una sorta di star system ma è molto più maschile, l'idea di un'intera industria basata su degli uomini. Qui mi sono trovata spesso a fare ruoli che raccontavano un personaggio maschile, quando invece il Francia il film di Bonello era così audace nel raccontare le varie sfaccettature della femminilità che è una gran fortuna esserci capitata.

Il confronto con Virginie Ledoyen

La scena con Virginie all'interno dell'abbazia era una scena che ho molto sofferto perché in qualche modo anche nella vita reale c'è qualcosa della sua personalità che amo e che odio. Come attrice mi chiama al confronto ma la patisco un po' e questo nel film è estramamente interessante. Sicuramente il ruolo di Viriginie aveva era tratteggiato in maniera più particolare, mentre io cercavo di trovare qualche appiglio nel mio personaggio più candido.

Poi in fondo anche nella vita le personalità che sono apparentemente più chiare e risolte celano una maggiore complessità. Quindi qui ci si ribaltava continuamente tra bianco e nero, positivo e negativo, come è il cinema.
Anche nella vita io non sono una persona molto a mio agio con me stessa, ma il mio corpo, la mia struttura, è la mia caratteristica. Non sono una persona mentale, ma molto più fisica. Quindi è vero che i tre film che ho girato – Miele, Un giorno devi andare, Une autre vie – raccontano l'integrazione con la natura, perché questa sono io.

Virginie interpreta una donna che ricorda un po' e le dive del mélo e del noir americano. Ci racconta come ha approcciato il ruolo: 

Quello che è interessante è che il personaggio è molto forte e duro, ma non ha coscienza delle sue azioni. È disposta a tutto per tenersi stretta quest'uomo che ama come nessun altro e la cosa stimolante del ruolo era proprio di rendere il contrasto arrivando più al fondo della natura umana. Dunque non recitare la cattiva e basta, perché trovo che Dolores susciti anche una certa tenerezza, è fragile, va fino in fondo all'amore che prova per quest'uomo, e sa essere genersosa. Anche se sembra folle è molto lucida sugli eventi che stanno accadendo.

È sempre complicato fare riferimento a queste grandi figure attoriali, fa paura, ma avevo voglia di interpretare un personaggio che ricordasse i ruoli di Deborah Kerr o Gene Tierney, o anche le protagoniste hitchcockiane. anche lì c'era una certa fragilità in queste donne, che era profondamente cinematografica e che ritrovo nel film di Emmanuel.

Sui grandi nomi per cui ha recitato, da Olivier Assayas a François Ozon all'esperienza americana in The Beach di Boyle e la scelta dei ruoli.

Sono stata molto fortunata nella mia carriera. Ho lavorato diverse volte con gli stessi registi, con Emmanuel, che adoro, Olivier Assayas e tanti altri…È difficile tornare a lavorare con un regista perché si rischia di rimanere delusi. Col tempo si cresce, si cambia ma d'altra parte il rincontarsi e lo scambio che ne segue è bellissimo. 

Non conosco i registi italiani di adesso. Quelli con cui avrei voluto lavorare sono morti. Per esempio avrei amato essere diretta da Visconti, Fellini, Antonioni. Trovo che allora per le attrici ci fossero veramente dei ruoli preziosi. Tra i contemporanei credo che Paolo Sorrentino abbia un immaginario molto particolare, poi voglio vedere l'ultimo film di Valeria Golino, con Jasmine, tutti quelli che l'hanno visto mi hanno detto che è stupefacente. 

Un ruolo senza un autore non vuol dire granché. Perciò sarà sempre il nome del regista che mi guiderà nella scelta di un film, prima del personaggio.  Chi dà anima al personaggio è il cineasta

 


INTERVISTA A CURA DI Fabiana Proietti e Simone Emiliani

RIPRESE E MONTAGGIO Sergio Proto
 

 

 

----------------------------
CORSO DI SCENEGGIATURA CON FRANCO FERRINI, DAL 12 MARZO!

----------------------------

    ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI SENTIERI SELVAGGI

    Le news, le recensioni, i corsi di cinema, la riviste, i libri, gli eventi e tutte le nostre iniziative