"Lords of Dogtown", di Catherine Hardwicke


Il genio sta nella semplicità. Un'assioma che sovente ci balza alla mente. E questi "signori di Dogtown" (sobborgo di Venice, California, non lontano da Los Angeles) che nell'estate seventy cambiarono di segno, con la scintilla dell'eureka, uno dei simboli per eccellenza dello status sociale alto-borghese (la piscina) ne sono un eccellente, sorprendente espressione. Mentre Dogtown and Z-boys, il documentario su questa nascita dello skateboard, è ancora in sala ecco il suo "gemello" fictionale, diretto da Catherine Hardwicke che ritorna ad un mondo teen Usa diversamente emarginato dopo quello senza speranza di Thirteen (dal quale trapianta/importa la co-protagonista Nikki Reed). Da una grande tavola ad una piccola tavola, ma sempre a tavoletta… Un teen-movie adulto immerso nello sbucciante genere sportivo dello skateboard, ruvido come l'asfalto e smaltato come i fondi delle piscine californiane. È una dissoluzione che porta all'assoluzione per riuscita rivoluzione quella del magnifico trio Stacy Peralta (John Robinson, Elephant) – Tony Alva (Victor Rasuk) – Jay Adams (Emile Hirsch, La ragazza della porta accanto, The dangerous lives of altar boys), esplosiva idra a tre teste rispettivamente: determinata ma misurata, leader ad ogni costo, fuori da tutti gli schemi. Come nel recente My summer of love anche in Lords of dogtown talvolta la bellezza espressiva dei volti dei "fab three" di Venice trascende la pellicola stessa, regalando puri momenti di edonismo visivo (del resto "beauty is truth" dichiarava un manifesto in Thirteen) e i violenti urti col terreno, fedeli specchi del loro motto "spacca il cemento o spacca te stesso", divengono con disarmante carica elementare metafore urgenti dei colpi che ci riserva (dietro tanti angoli) la vita, seguiti da quella fiducia in noi stessi che ci spinge a rialzarci: la sfida alla legge di gravità diventa lotta contro le gravi leggi dell'esistenza.


La m.d.p. della Hardwicke eleva il racconto mantenendosi bassa sulle morbide o brutali curve degli skaters, schiacciando le prospettive sui corpi inghiottiti dalle concavità delle piscine svuotate dalla loro routine e riempite di nuova, rinfrescante vitalità anche se, nonostante una certa energia che innerva come elettricità lo scorrere della pellicola, talvolta la regista si lascia travolgere dall'incandescente materia del suo narrare/mostrare e si lascia prendere la mano da prevebili pre-confezionamenti, eccedendo: l'interpretazione border-line della De Mornay (calco/doppio di quella della Hunter in Thirteen) e il tuffo in mare su skate di Adams dagli ancora fumanti resti del "covo", su tutti. Azzeccate alcune comparsate sulle quali brilla incontrastata quella di Tony Hawk, stella mondiale dello skatebard contemporaneo, che nei panni di un'astronauta scivola ridicolmente sulla tavola di Peralta (fu proprio Peralta a scoprire Hawk, portandolo alla ribalta, eleggendolo suo naturale successore!) e travolgente colonna sonora che più che sostenere ed esaltare, spesso supera le immagini stesse ripercorrendo al meglio quell'epoca con brani di Stooges, Pink Floyd, T Rex, Devo, Hendrix, Deep Purple, Blue Oyster Cult e tanti altri ancora.


Titolo originale: id.
Regia: Catherine Hardwicke
Interpreti: Emile Hirsch, Victor Rasuk, Heath Ledger, John Robinson, Nikki Reed, Rebecca De Mornay
Distribuzione: Sony Pictures Italia
Durata: 107'
Origine: USA, 2005