MANGA/ANIME – Le ali di Honneamise

Le ali di Honneamise posterComplice il periodo di ripresa economica, gli anni Ottanta dell'animazione giapponese sono stati storicizzati come quelli del disimpegno: le epopee fantascientifico-robotiche stemperavano la loro furia bellicista nei sentieri amorosi di Macross, mentre le serie a carattere sportivo abbandonavano i toni tragici dei Sessanta per parentesi rosa alla Mila & Shiro. A farsi carico dell'inquietudine e degli umori che sottotraccia ancora serpeggiavano in uno scenario globale diviso fra le tensioni della pur terminale Guerra Fredda, sono stati principalmente i lungometraggi: nell'arco di appena quattro anni (fra il 1984 e il 1988) le sale sono state infatti invase dal mondo postatomico di Nausicaa della Valle del Vento di Hayao Miyazaki, dalla feroce distopia mutante dell'Akira di Katsuhiro Otomo, fino alle struggenti rievocazioni belliche di Una tomba per le lucciole, di Isao Takahata.

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Al novero di questi capolavori bisogna aggiungere un classico dimenticato, Le ali di Honneamise, realizzato nel 1987 da Hiroyuki Yamaga (poi regista di Abenobashi): un film oggi ricordato più che altro per il suo ruolo di eccellente palestra per i talenti dell'allora nascente Studio Gainax, che avrebbe poi dominato la scena un decennio più tardi. Fra tutti i nomi, naturalmente, spicca quello di Hideaki Anno, qui direttore delle animazioni, tornato ultimamente a serpeggiare fra gli addetti ai lavori grazie al doppiaggio di Kaze Tachinu e al passaggio nelle sale dei film di Evangelion. Più che allo sperimentalismo dell'epopea robotica che ha rivoluzionato l'animazione dell'ultimo ventennio, bisogna però pensare al tono più ondivago di opere come Gunbuster, che in questo caso sta a metà fra la commedia bizzarra (con un umorismo abbastanza sopra le righe) e gli interrogativi esistenziali sul destino del mondo.

 

La storia immagina infatti un tempo non meglio precisato (assimilabile all'incirca alla metà del XX secolo) in cui il mondo è diviso in blocchi (il Regno di Honneamise e la Repubblica) e l'uomo non ha ancora raggiunto l'agognata frontiera spaziale. Il giovane Shirotsugh Lhadatt, che fin dall'infanzia sogna di raggiungere il cielo, dopo essersi arruolato nel Regio Corpo Spaziale si offre quindi volontario per viaggiare all'interno del nuovo razzo sperimentale diretto verso la stratosfera. Il lancio viene però visto come una minaccia dai paesi del blocco contrapposto, che si preparano perciò a boicottarlo con ogni mezzo, senza temere nemmeno il pericolo di una guerra totale. Shiro troverà comunque l'incentivo a portare a termine la missione grazie alle parole di una ragazza, Mitsuki, convinta che l'umanità necessiti di un segno per una nuova era di pace.

 

Le ali di Honneamise Shirotsugh LhadattL'ambientazione originale ci offre un mondo che gli autori hanno reinventato in ogni singolo dettaglio, attraverso un impressionante lavoro di design degno dei capolavori di Otomo: non sono soltanto le macchine a essere infatti rimodulate attraverso forme alquanto originali, ma anche ogni singolo elemento del quotidiano, dai libri (oblunghi) ai cucchiai (triangolari). L'insieme che ne deriva, per quanto “alieno” agli occhi dello spettatore, risulta perfettamente omogeneo in sé e aiuta a creare una distanza che isola la vicenda in un universo tutto suo, ma – allo stesso tempo – non disperde le risonanze con gli scenari della realtà contemporanea. Ecco dunque che Le ali di Honneamise, più ancora dei titoli citati in apertura, sembra introiettare la tensione di un mondo sospeso in una realtà “di mezzo” (come è la società degli anni Ottanta), dove un passaggio epocale come la conquista dello spazio può diventare allo stesso tempo un'occasione di progresso che apra le vie alla pace, unendo i popoli in una conquista universale, ma anche il pretesto per l'annichilimento finale dell'umanità in un conflitto terminale (ricordiamo che la distensione tra USA e URSS, arrivata con la Perestrojka, fu introdotta proprio a partire dal 1987, dopo alcuni anni di revanscismo, figlio della Reaganomics, che sembravano remare in senso decisamente opposto).

 

Yamaga e il suo staff immergono pertanto la vicenda in una serie di contrasti capaci di riflettere questi dualismi: l'ironia e il dramma si uniscono a una forte presenza di elementi “pesanti” che, nella loro concretezza, contribuiscono a creare un'atmosfera parzialmente steampunk, fatta di lamiere, tubi e meccanismi, mentre i colori accesi sottolineano l'irrealtà del contesto, donando al realismo delle animazioni una nota vagamente fantasy. Al centro di tutto, però, restano sempre i personaggi, indagati nelle loro contraddizioni e portati avanti attraverso dialoghi che esaltano anche il lavoro di scrittura (una tecnica che Yamaga riutilizzerà proprio in Abenobashi). Shiro, in particolare, riecheggia le successive figure di Hideaki Anno, per il suo restare sospeso fra l'immaturità del sogno infantile di volare e il suo farsi carico di una missione dalle grandi implicazioni. E' un personaggio a tratti capriccioso, indisciplinato, che sembra non aver chiaro il proprio ruolo tanto da sprofondare nell'apatia e da diventare l'oggetto di una macchina propagandistica che lo innalza a icona per mere ragioni di opportunità nella lunga contesa fra i blocchi: si avvertono in tal senso anche gli echi delle opere di un altro grande autore come Mamoru Oshii, che nello stesso periodo tentava un'operazione simile con il progetto di Patlabor. Come spesso accade, la dinamica globale trova la sua ragione d'essere in dinamiche più piccole, quale è – nel caso specifico – quella che unisce Shiro a Le ali di Honneamise vhs italianaMitsuki: è un rapporto non privo di problematicità (a un certo punto il ragazzo tenta anche di possedere la donna con la violenza), ma che apre spiragli di riflessione in cui il protagonista trova la sua spinta non tanto in motivazioni sue personali, quanto nel fare proprio un sogno altrui (altro tema ricorrente nelle future opere di Anno).

 

Sebbene il lancio nello spazio interrompa effettivamente il conflitto in corso (creando una magnifica sospensione temporale), il finale è comunque aperto e lascia allo spettatore il compito di decidere se la missione di Shiro rappresenterà effettivamente lo stimolo a cambiare il destino delle cose o meno, mentre la visione della Terra dallo spazio riporta effettivamente allo spettatore odierno gli scenari del già citato Gunbuster (che peraltro arriverà appena un anno dopo). Nonostante il notevolissimo sforzo tecnico, con animazioni fluidissime e un impianto grafico di primo livello, il film si rivelò comunque un insuccesso, per la raffinatezza con cui giocava con gli opposti in modo così spiazzante per il grande pubblico, che non si lasciò attrarre nemmeno dalla grandiosità dell'operazione – l'altissimo budget fu superato soltanto da Akira. L'idea di un sequel intitolato Blue Uru fu quindi abbandonata, anche se da anni continua periodicamente a farsi avanti. In Italia è un film praticamente dimenticato dai tempi della pubblicazione in videocassetta per Manga Video, e manca una degna riedizione in digitale. Come Shiro, insomma, anche Yamaga aspetta ancora di conoscere il proprio destino, e noi spettatori attendiamo il necessario ripescaggio dall'oblio.

 

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