Mio fratello, mia sorella, di Roberto Capucci

Delle buone prove attoriali non riescono a sostenere una scrittura scattosa, fatta di ribaltamenti improvvisi che pensa che conoscere la verità sia sufficiente per venirci a patti. Su Netflix.

Mio fratello, mia sorella, nuovo film originale Netflix diretto dal regista di Ovunque tu sarai Roberto Capucci, comincia con un funerale, quello dell’astrofisico professor Costa. Eppure, è questa l’occasione della rinascita della sua famiglia, più disunita che mai. Sua figlia Tesla, professoressa di liceo alcolizzata e sempre sull’orlo di una crisi di nervi, è stata da tempo abbandonata da suo marito, che l’ha lasciata sola con i due figli Carolina e Sebastiano. Cosa non facile, visto che la schizofrenia di quest’ultimo assorbe tutte le sue energie e l’ha gettata in un vortice di ossessioni che hanno lasciato sola e insofferente Carolina. Come se non bastasse, al funerale si presenta anche Nikola, fratello di Tesla, che da anni ha tagliato i ponti con la famiglia e si è trasferito in Costa Rica. E fosse per lui ci tornerebbe in fretta con i soldi dell’eredità, ma le ultime volontà di suo padre lo obbligano a vivere a casa di sua sorella per un anno per poterne usufruire. L’appartamento vista Colosseo che sono costretti a condividere diventa così una pentola a pressione pronta a esplodere a ogni nuovo litigio.

Quando il cinema italiano si è avvicinato a Roma negli ultimi anni si è mostrato più interessato alle periferie che al centro. Mio fratello, mia sorella rifiuta fieramente questa tendenza: non c’è altro che centro città, come se la macchina da presa evitasse tutto ciò che non possa esser trasformato in una cartolina. Una scelta estetica chiara e netta, che sottolinea come l’intenzione di Capucci sia quella di concentrarsi, piuttosto che i luoghi, sui suoi personaggi. Sono questi e gli attori che li portano su schermo il fulcro del film, dai senior Claudia Pandolfi e Alessandro Preziosi ai junior Ludovica Martino e Francesco Cavallo, quest’ultimo in grado di dare finalmente un’immagine della schizofrenia davvero disabilitante.

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Le buone prove attoriali, sempre credibili quando sopra le righe, non riescono però a sostenere interamente il peso di Mio fratello, mia sorella. Il rapporto sanguinante tra Tesla e Nikola, ma anche e soprattutto quello tra Sebastiano e Carolina, sembrano risanarsi a scatti, più per la volontà degli autori del film e per l’esigenza di portarlo a termine che per un naturale percorso terapeutico che possa essere d’esempio per lo spettatore. La guarigione sembra così una questione immediata, come se una volta chiusa una ferita con ago e filo non ci sia bisogno di far altro. Basta davvero conoscere la verità per venirci a patti? Basta conoscere la verità sul passato e il presente del proprio padre assente per stare bene con sé stessi? Così, le risate euforiche sul finale non sono quelle di chi non sente più un peso sulle proprie spalle, ma quelle di chi sa che dentro una cartolina non c’è spazio per le ambiguità.

Regia: Roberto Capucci
Interpreti: Claudia Pandolfi, Alessandro Preziosi, Francesco Cavallo, Ludovica Martino, Stella Egitto
Distribuzione: Netflix
Durata: 110′
Origine:
Italia, 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
3.5 (14 voti)
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