Ovunque tu sarai, di Roberto Capucci

Quattro amici, un furgoncino della Volkswagen e un obiettivo: raggiungere il Santiago-Bernabeu per la partita di Champions’League Real vs Roma. L’esordiente Roberto Capucci porta sullo schermo lo standard odierno della commedia italiana incastrandola nel genere road movie dove il colore dei paesaggi, le peripezie in agguato, sempre più gravi che in casi di routine, ma soprattutto gli incontri placano l’assuefazione/insopportabilità del canone. Perlomeno in linea teorica. Il viaggio, e la decisione di non giungere a Madrid in un comodo sedile d’aereo, riguarda in prima persona uno dei quattro, Primo Reggiani, voice over del racconto e futuro sposo. Ricky Memphis, esperto di problem solving e giocatore senza speranza, Francesco Montanari, scaramantico all’inverosimile e preoccupato per le sorti incerte dell’arrivo e infine Francesco Apolloni, sciupafemmine incallito: tutti, e in particolari Montanari, esigono che la trasferta vada a buon fine, specialmente a causa del prossimo ingabbiamento/castrazione che il matrimonio di Reggiani potrebbe causare.

Capucci e Apolloni sfornano una sceneggiatura in cui il secondo ricade inevitabilmente nelle vesti di amico e marito fedifrago – era infatti il compare di Bova, nonché marito coniuge infedele nel mocciano Scusa ma ti chiamo amore e relativo sequel – mentre delle doti attoriale innate gli consentirebbero qualche rischio in più. Purtroppo in Ovunque tu sarai Ovunque-tu-sarai-partitaesistono due anime da ring, due pugni pronti ad incontrarsi a metà strada quasi a creare il ralenti di suspense dei grandi film di combattimento, ma con il conseguente e inevitabile KO di qualcuno. Non esiste amalgama, ma una palese contraddizione di intenti che mina la costruzione e il passaggio emozionale. Chiaro che la trasferta, così l’obiettivo-partita, fungono da trainanti, da pretesti per il racconto di un’amicizia decennale, ma che ancora galleggia su pantani di bugie e segreti. Dunque la chance di vuotare il sacco, di condividere, alla vecchia maniera, il famoso groppo in gola: decisione spontanea o indotta che sia. La problematica risiede nell’equilibrio. Se alcune gag, specialmente quella con la leggenda calcistica Bruno Giordani, in effetti mostrano una compagine affiatata e disinvolta, altre appaiono come rinforzi inutili, tentativi di coniugare due modalità di scrittura, e forse di pensiero, che faticano a collimare.

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coverlg_home (1)L’entrata in scena di Ariadna Romero, una cantante spagnola dai modi delicati e fascinosi, costringe il road movie ad accogliere anche la componente epifania sentimentale, a carico, ovvio, del prossimo “carcerato” Primo Reggiani. Da qui, l’esibizione in un bar dove quest’ultimo suona la chitarra accompagnato dalla voce della Romero e l’inevitabile falling in love. La premessa viene schiacciata da stereotipi mal orientati, da ripetizioni eccessive e, oltre al dislivello di scrittura, da interpretazioni poco coraggiose e a tratti poco riuscite. Menzione a parte per Francesco Montanari, che nella sua follia di movimenti e mimica sembra l’erede prescelto del Jack Nicholson di Qualcosa è cambiato.

Regia: Roberto Capucci

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Interpreti: Ricky Memphis, Primo Reggiani, Francesco Montanari, Francesco Apolloni, Ariadna Romero
Distribuzione: M2 Pictures
Durata: 89′
Origine: Italia, Spagna 2017

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