Monuments Men, di George Clooney

matt damon e cate blanchett in the monuments menLa quinta prova di George Clooney mette in mostra un meccanismo che è ancora una volta il suo amato racconto di involontari testimoni della Storia su cui l'attore imbastisce le proprie regie, e non solo.
Se finalmente Clooney era riuscito a convincere l'Academy con un film, il magnifico Argo di Ben Affleck, che portava comunque chiara sulle spalle la sua impronta produttiva e concettuale, in questo ritorno registico sembra voler replicare una vicenda in fin dei conti non lontana: come i cinematografari improvvisatisi agenti segreti del film di Affleck, gli esperti d'arte trasformatisi in soldati di Monuments Men hanno una missione di recupero da compiere – lì si trattava dei funzionari americani assediati a Teheran, qui in ballo ci sono le opere d'arte che Hitler ha fatto saccheggiare in giro per l'Europa e nascondere nelle profondità delle miniere.

Argo era un manuale di rimessa in scena del meglio di un chiaro cinema seventies, mentre qui Clooney pare voler guardare a certi classici bellici sulla Seconda Guerra Mondiale: non è ovviamente il caso di tirare in ballo Aldrich nonostante l'addestramento di quelle riluttanti canaglie di Bill Murray, Bob Balaban, l'oramai immancabile John Goodman, quanto rivolgersi ancora una volta al Kelly's Heroes già alla base di Three Kings (e qui citato appunto con tanto di lingotti d'oro nascosti). D'altra parte è decisamente lampante il discorso che Clooney vuole portare avanti sottotraccia: se l'Europa ha Michelangelo, Picasso, Mondrian, come memoria culturale da tramandare nei secoli, gli USA hanno John Wayne e Judy Garland, apertamente tirati in causa dal film.
matt damon e george clooney in the monuments menL'assioma è corretto, ma la convinzione che questo possa essere sufficiente per una esibizione, con assoli di bravura per ognuno dei mattatori divisi in piccole traiettorie parallele da affrontare in coppia (Balaban con Murray, Goodman con Dujardin) dei talenti attoriali impegnati sul set come altrettante opere d'arte, di fatto depotenzia del tutto il film che finisce per rivelarsi a sorpresa stanchissimo (sarà colpa dei tre anni di lavorazione?) e particolarmente privo di brio.
Nonostante alcuni stonati momenti apertamente comici, come lo sketch con Matt Damon immobile con il piede sulla mina antiuomo, e piccoli istanti purtroppo mai completamente convinti in cui finalmente Clooney perde quel senso dell'equilibrio che zavorra terribilmente l'opera, e si lancia in temerari picchi quasi spielberghiani, poi subito ahinoi abbandonati (Dujardin e il suo war horse, l'incredibile finale con il protagonista invecchiato al cospetto della Madonna di Bruges…).

A innervare le immagini di gocce di vero sangue ci pensano, per la sezione della vicenda che condividono, Matt Damon (l'unico attore del cast forse seriamente a suo agio nel ruolo) e Cate Blanchett, quasi un film nel film la loro accennata storia d'amore, con lei che è probabilmente l'unico personaggio esplicitamente tarantiniano di un'opera chiaramente derivativa, e Damon timido imbranato che si prende un paio di inquadrature (la “cena formale” è una vetta) per regalarci frammenti di vertigine.

Regia: George Clooney

Titolo originale: The Monuments Men
Interpreti: Matt Damon, George Clooney, Cate Blanchett, Bill Murray, John Goodman, Jean Dujardin
Origine: USA, 2013
Distribuzione: 20th Century Fox Italia (2014)
Durata: 118'