"Multiplex": incontro con Stefano Calvagna e il cast

Il thriller di Stefano Calvagna Multiplex è stato presentato alla stampa romana. Storia di genere puro, ambientata tutta all’interno di un enorme multisala (in realtà l’Uci Cinemas di Parco Leonardo a Roma, con le sue 24 sale il più grande d’Italia), dove un gruppo di ragazzi decidono di passare una notte al cinema per una scommessa e una guardiano violento dà loro la caccia. Presenti alla conferenza stampa il regista e il giovanissimo cast.

Com’è nata l’idea del film?

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Calvagna: L'idea iniziale è stata una storia che una mia amica mi aveva raccontato in America: in un cinema di Boston una guardia notturna aveva iniziato a importunare molti spettatori ed è poi stata arrestata. Ovviamente lì non ci sono stati omicidi, ma quel racconto è stato lo spunto. Questa, poi, è un’idea che nasce insieme a Uci Cinemas, quella di ambientare un thriller all’interno delle loro sale. Un unico ambiente quindi. Io ho avuto 2 settimane di produzione, un budget molto basso, in pratica 12 scene al giorno e la difficoltà di dovere lavorare solo sino alle 14 perché poi il multisala iniziava la sua programmazione giornaliera. Questo è un film nato anche insieme agli attori che hanno partecipato, come il finale per esempio nato quasi interamente sul set. Ringrazio tantissimo il cast artistico e il cast tecnico perché con estrema difficoltà siamo riusciti a tirar fuori un buon prodotto.

Le musiche? Sono molto importanti nel tuo film.

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Si, Claudio Simonetti ha fatto uno straordinario lavoro! Sono stato contentissimo di quelle musiche.

Come è nato il riferimento a Fatal Frames di Al Festa che i ragazzi guardano al cinema? Questo è il tuo primo film di genere, ci sono altri riferimenti?

Il riferimento è nato per caso, i diritti di Fatal Frames sono stati presi direttamente dalla famiglia Festa, senza nessun problema, estrema gentilezza da parte loro. Per quanto riguarda altri riferimenti mi è venuto in mente anche Demoni di Lamberto Bava ovviamente, per tante ragioni, compreso il dover girare in luoghi chiusi.

Voi siete tutti giovanissimi, che esperienza è stata?

Francesca Romana Verzano: sono stata molto felice dell’opportunità che mi è stata data, ringrazio Stefano. La mia paura era di aver reso un po’ piatto il personaggio, di renderla solo spaventata e delicata, invece credo che sullo schermo si veda la complessità.

Lavinia Guglielman: lavorare con Calvagna è, per me, lavorare con uno dei registi più coraggiosi oggi in circolazione. In quelle condizioni economiche siamo riusciti a tirare fuori il meglio ed il set è stato un vero ambiente di lavoro. Complimenti.

Jacopo Troiani: per me è stata un’esperienza molto bella, girare un horror in Italia non capita certo tutti i giorni, per certi versi è uno dei sogni di ogni attore. Questo era un progetto pieno di ostacoli, ma le difficoltà hanno creato un vero gruppo lavorativo. Collaborazione in tutto e per tutto. È stato bello per questo: sentirsi parte di qualcosa che nasce e cresce insieme.

Tiziano Mariani: ringrazio Stefano per avermi dato questo ruolo così complesso, che in fondo esprimere gli istinti primari delle persone che solo il cinema può tirare fuori così bene. Per il resto si è formato un bellissimo insieme di attori. La mia è stata una preparazione fisica e psicologica per questo ragazzo depresso e inquietante. Il luogo dove abbiamo lavorato è stato fondamentale ovviamente, i labirinti claustrofobici del cinema di notte hanno riempito i punti interrogativi che mi ero fatto da attore.

Federico Palmieri: il bello di questo mestiere è la possibilità di sconfinare dove l’etica o i pudori nella vita normale non te lo permettono. Non è il primo film che ho fatto, ma il primo distribuito, un emozione unica. Questo è stato un vero set, divertente anche, ma sempre un contesto lavorativo intelligente e funzionale. Dodici giorni con impegno e dedizione e amore.

Laura Adriani: non so se ci sono riuscita, ma ho cercato di creare una ragazza molto diversa da me, non avevo mai girato il thriller, è stato difficile, due settimane per un film di quasi 90 minuti. È stata una esperienza dura, particolare e molto molto divertente.

Gabriele Mira- Rossi: grazie al cast tecnico che ha fatto un lavoro enorme, al di là di tutto, l’aiuto delle persone che ti stanno intorno è fondamentale. Io con il mio personaggio volevo sdrammatizzare un po' l’aspetto horror, spero di esserci riuscito.