New Blue Sun, il cloud spirituale di André 3000

Dopo 17 anni, il polistrumentista di Atlanta ex-Outkast fluttua in un incalcolabile ignoto, accelerando spasmodicamente il collasso della dialettica. Un album strumentale uscito il 17 novembre

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La parola al centro di tutto. Il comandamento superiore dei primi collettivi Hip Hop alla fine dello scorso secolo. Nel momento in cui il suono si mostrava superficialmente grezzo rispetto alle presunte avanguardie radiofoniche occidentali, i pionieri del genere esploravano qualsiasi ignoto, transumavano impavidi in qualsiasi trascendenza, pur di trovare il tanto agognato bug nella claudicante industria musicale dell’epoca. Ricicli, rielaborazioni e substrutture immaginifiche hanno fatto solo da sfondo per un percorso divenuto Movimento quasi esclusivamente per l’utilizzo estremo e spasmodico dell’arma dialettica. Una continua sfida a viso aperto col bruciante sentimento dell’ordinarietà, dell’essere uno delle innumerevoli anonime prede di un blocco alimentato dalla repressione. Le rivoluzioni generano cultura. Una cultura che da più di trent’anni ha posto le basi di un contemporaneo pregno di schizofreniche decostruzioni. Un assalto continuo alle forme e alle sue evoluzioni. Ma la parola rimane lì. Non si schioda. Rimane la matrice del tutto. Anche in questo lungo processo ai suoi esecutori. Ma ora si respira aria di tormenta. C’è chi dice che la colpa sia della Trap. In fondo ha quasi lacerato l’importanza della parola, rendendola un ulteriore mezzo d’adesione ad un’esperienza immanente della realtà, oltre qualunque riflessione legata alle condizioni di un tempo sempre più liquido e punitivo. Ma si tratta solamente di un tossico ma memorabile flusso di materia. Sarebbe scorretto definire questo sottogenere una piaga, anzi. Più di tutti la Trap ha scoperchiato senza timore gli innumerevoli paradossi del Movimento, raggiungendo picchi molto spesso sintomo di una cultura sull’orlo della disintegrazione. Troppi codici. Troppi lati scoperti. Troppe incongruenze. Dove stiamo andando? Chi sono i creatori di questi inespugnabili abissi? Dove è finita la parola?

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Ad oggi sarebbe anacronistico non porsi queste domande, anche se ci risparmieremmo dei bei grattacapi. Come due grandi esseri, Ye e Kendrick Lamar, riconosciuti i sacrosanti regnanti di questo enorme deserto, oramai fluttuano sulla sottile linea della dissolvenza. Martiri della schizopolizia. I grandi eremiti del proprio ego. Travis Scott è uno spirito guida del concetto di demolizione ed Utopia ne è la prova fenomenica. Mentre progetti come Griselda e A$AP MOB rappresentano particelle fondamentali ma racchiuse nella loro meravigliosa idea di iconoclastia. In questo regno sembra che serva un grande sciamano o, meglio dire, un nuovo pifferaio magico. Un pifferaio diverso da quello vaccinale di Browning. Un’entità in grado di ampliare la realtà senza sprofondare irrimediabilmente in una voragine. Creare un ulteriore frontiera o trovarne il limite massimo. Dipende dai punti di vista. E, come uno antico astronauta, André 3000 danza nella dispersione di questo tempo impossibile da maneggiare. New Blue Sun evoca l’inizio di una nuova alba, anche se, in un’accezione quasi nichilista, crea l’ultimo spazio d’archiviazione sopravvissuto al collasso. Ed è paradossale ragionarlo in virtù di uno dei responsabili dello squarcio radiofonico d’inizio millennio. Il progetto Outkast di fatto ha accelerato l’amalgamazione del genere in strutture di chiara ed evidente sublimazione commerciale. Ovviamente non si mette in discussione l’eccelsa qualità artistica del duo, ma sono estremamente centrali nella stigmatizzazione della genesi. Però nei suoi ipnotici 87′ New Blue Sun rallenta la corsa. Un prodotto fuori dallo stato di diritto che regola la mercificazione. André 3000 sembra non curarsi del tempo. Otto tracce che violano il comandamento della parola. In questo spazio la dialettica non esiste. Che non vuol dire che oramai sia obsoleta, ma non è più l’unica strada percorribile. Non basta più. Deciso l’impatto del polistrumentista Carlos Gabriel Niño, artefice insieme all’artista di Atlanta della creazione di questo cloud dall’immensa varietà di suoni ma progressivamente simili ad una capsula di dati destinati a vagare nel cybercosmo. BuyPoloDisorder’s Daughter Wears A 3000® Shirt Embroidered o The Slang Word P (*) ssy Rolls Off The Tongue With Far Better Ease Than The Proper Word Vagina forse sono le due tracce emblematiche dell’operazione. 13 trasbordanti minuti raccolti sotto l’effetto oppiaceo dello spiritual jazz, cucito in soffuso ed ipnotico ambient remore di Brian Eno e Jean- Michel Jarre. Una congiunzione ricca di deviazioni impossibili da collocare nell’orizzontalità della storia. Uno sguardo dormiente ma lucidissimo nel tracciare l’orizzonte di un immaginario, come l’Hip Hop, atteso al varco di una nuova era. Un’era di suoni pulsanti o di infiniti Reanimator. In qualunque caso, si parte da qui.

 

 

 

 

 

 

 

 

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