OCCIDENTE. Gianluca Arcopinto racconta Corso Salani

«La distinzione fra la realtà da filmare e la parte di finzione, che poi viene preparata e recitata anche alla lettera, è sempre vista un po’ su questo margine che invece per me è piuttosto labile, quasi non esiste. Perché se io penso a una vita possibile penso che sia naturale e necessario viverla e osservarla come se la stessi filmando».

Queste sono le parole che Corso Salani pronuncia in un’intervista raccolta nel mini-documentario “L’unico cineasta felice“, la videolettera con cui Sentieri Selvaggi, al 28° festival di Torino, salutava il regista prematuramente scomparso.

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Da quel momento in poi, Sentieri Selvaggi non ha mai smesso di omaggiare l’opera di questo cineasta fuori dai confini, unico, modernissimo e sempre a margine e, come spesso accade nel caso dei più grandi, ancora troppo poco riconosciuto.

Con la proiezione di OCCIDENTE, il suo film più politico, presso la sede di Sentieri Selvaggi in Via Botta 19, si apre una retrospettiva a lui dedicata con l’intento di tenere alto, a dieci anni di distanza, quel giuramento che aveva ispirato un altro ciclo cinematografico consacrata al regista e attore: Corso Salani per Sempre.

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A introdurre la proiezione, l’amico e compagno di avventura cinematografica, Gianluca Arcopinto, produttore di OCCIDENTE e di altre sue opere.

«Occorre conoscere Corso», ci ricorda, ed andare a scovare nella grotta di Alì Babà dove sembrano risiedere i suoi film, come preziose reliquie dimenticate.

Perché Corso, col suo itinerario atipico, è stato ed è «la punta massima raggiunta in questo paese di questo modo di fare cinema. Lui e la sua arte rappresentano oggi più che mai l’unica alternativa possibile al non piegare la testa a certi diktat del mercato e del claustrofobico universo distributivo del nostro paese. Lui ha sempre scelto il rifiuto dei grandi budget ma con serenità e col sorriso, senza lamentele», racconta Arcopinto.

Con queste parole si delinea un grande maestro che ad oggi «non ha ancora espresso un allievo alla sua altezza. Tanti fanno film così ma nessuno ha raggiunto il suo livello. Lui ha fatto film importanti, come lo stesso OCCIDENTE».

Film manifesto, con un inizio quasi documentaristico pronto poi ad entrare nel terreno incerto della finzione, con l’amore che si fa ossessione, e con una potentissima portata politica.

Opera rischiosa, produttivamente parlando, oggi impensabile, che ci invita a riflettere sull’attualità e la valenza del cinema di un uomo, di un artista, che ha sempre seguito la sua passione e le inclinazioni del suo sguardo, felice.

Il prossimo appuntamento con il cinema di Corso Salani nella nostra sede di via Carlo Botta 19 a Roma è con Gli occhi stanchi, giovedì 6 febbraio alle h 20.30. A raccontarlo con noi ci sarà la sceneggiatrice Monica Rametta

Un commento

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    Aver passato giorni da bambino a giocare con Corso, Jacopo, Guelfo e Folco Salani nella casa di Santa Maria Soprarno è uno dei ricordi più belli che porto con me. Aver ri-conosciuto Corso da adulto, aver passato con lui del tempo è per me un onore. Ciao Corso sei sempre nel nostro cuore, Fabrizio Fossi (amico) e Francesca Branzi (tua cugina)