”On the Road”, di Walter Salles

kristen stewart, sam riley e garrett hedlund in on the roadSe Francis Ford Coppola, che del film è produttore esecutivo, non è mai riuscito a girare l’adattamento del romanzo omonimo di Jack Kerouac, di cui aveva acquistato i diritti nel 1979, forse una ragione c’è. Prima di Walter Salles, si erano fatti i nomi di Joel Schumacher e Gus Van Sant. Per i ruoli di Sal Paradise e Dean Moriarty si era pensato, tra gli altri, rispettivamente ad Ethan Hawke e Brad Pitt prima e Billy Crudrup e Colin Farrel poi. Certo, riprodurre tutta l’esperienza on the road del viaggio di Sal e Dean alla ricerca di se stessi, degli altri, del mondo dove sono accompagnati dalla libertina e sedicente Marylou, non era compito facile. Ma un risultato così piatto era difficile pronosticarlo anche ad essere pessimisti. Il brasiliano Walter Salles, che si era messo in luce con Central do Brasil, rappresenta del resto il modello di cineasta a cui si può passare tutto. Romanzi, storie difficili, remake (suo è del resto il rifacimento di Dark Water di Hideo Nakata) e quello che è impossibile per gli altri per lui diventa invece fattibile. Nel film si vede anche il 1° libro di Alla ricerca del tempo perduto di Proust, Dalla parte di Swann. C’è da tremare. Potrebbe essere il suo prossimo adattamento spingendosi anche dove Visconti non aveva mai osato. La cosa peggiore è che On the road mortifica proprio il road-movie. In più Salles, dopo I diari della motocicletta, è recidivo. Questo film in qualche modo replica quello. Due amici in viaggio, più o meno nello stesso periodo (il 1951 in I diari della motocicletta, dalla fine degli anni ’40 in On the road), una moto per l’America Latina, un’automobile per le strade statunitensi. Cosa ancora più grave è che questo è il romanzo che è stato fra i principali motivi ispiratori di un genere che ha rivoluzionato la New Hollywood.

 

 

Lo sguardo di Salles appiattisce Dean e Sal nei volti di Garrett Hedlund e Sam Riley, offre a Kristen Stewart un’altra occasione per distanziarsi da Bella di Twilight ma poi ne mortifica l’erotismo, calpesta Viggo Mortensen e Steve Buscemi pronti solo per un passaggio e offre alle luci di Eric Gautier un immaginario stracotto e logoro. Dalle parole canticchiate dell’inizio, escono inquadrature dei piedi, zaini in spalla, campi assolati o strade innevate. Ma il film on the road non viaggia, anzi non sembra essere mai partito. Per non farsi perdere nulla, Salles si sofferma sulla macchina da scrivere e sulla voce fuori-campo, ignorando completamente il rapporto tra il gesto e la creazione in parte presente nell’interessante Urlo con James Franco nei panni di Allen Ginsberg. Solo un leggero sussulto è presente nella scena in cui Dean viene buttato fuori di casa. Ma lì è tutta e solo la bravura di Kirsten Dunst. Poi Salles non ci mette nulla di suo (e questo potrebbe essere un bene) ma scippa senza vergogna dagli altri: la scena della "doppia masturbazione" con Dean, Sal e Marylou nudi in macchina mentre viaggiano da Novecento di Bertolucci; le allucinazioni dal Carnevale di New Orleans di Easy Rider. Troppo brutto per essere vero. Forse l’anima di On the road è racchiusa nell’ultima parte proprio di Segreti di famiglia di Coppola con il viaggio in auto con i riflessi del sole moltiplicati dai ghiacciai. Qui poi a sparire clamorosamente è il paesaggio americano. Provaci ancora Francis! Ma stavolta non per finta.