Pasolini. Cronologia di un delitto politico, di Paolo Angelini

Affidandosi prevalentemente alle interviste, sa restituire allo spettatore l’appassionata ricostruzione di quel delitto segnato dai tanti punti oscuri.

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Ci sono ferite della storia che nel corpo di un Paese non sembrano rimarginarsi, che non guariscono mai, restando, in quello che siamo e in quello in cui quell’evento ci ha trasformati, il segno di quella storia, il nodo mai sciolto di un intrigo. Forse due sono gli eventi che per la loro potenza deflagrante e il loro strascico nell’Italia di oggi restano insoluti o comunque non del tutto mai chiariti per mancanza di volontà in primis politica. Il caso Moro e l’omicidio di Pier Paolo Pasolini. Due eventi ormai in là con gli anni, accaduti entrambi in quel decennio complicato e cruciale che fu quello degli anni ’70, il primo di essi stabilendo una cesura definitiva con un’epoca che resta, per altri versi altrettanto decisiva per le sorti di questo Paese.
La prova del decisivo valore storico, politico e sociale, oltre che per il suo intrinseco valore culturale, della figura di Pier Paolo Pasolini e del suo massacro è il fatto che ormai a distanza di quasi cinquant’anni dalla morte nella notte tra il 1° e il 2 novembre del 1975 ancora si indaghi attraverso l’arma del cinema, interrogando i testimoni, gli esegeti, gli studiosi, gli avvocati, i magistrati, le Forze dell’Ordine, tentando di ottenere una sempre più veritiera ricostruzione della verità ancora sconosciuta, di quella verità mutevole che si adatta, a volte, alla necessità di Stato, a quella capacità del potere di assorbire il bene e il male e di essere demiurgo di una realtà che nella sua coazione a ripetere diventa vera.
Il film di Paolo Angelini contiene tutti questi elementi e, in un rapporto di oggettività esplicita che diventa traccia dell’intera operazione ricostruttiva, si affida senza nulla aggiungere ai suoi intervistati per l’appunto amici o meno del poeta assassinato, ma anche avvocati, professori, poeti, magistrati, giornalisti, storici del cinema e registi, scrittori. Si affida anche ai testimoni di quella mattina, quelli che per primi videro il corpo reso irriconoscibile dell’autore di tanti versi e tante pagine e tante immagini che restano pietra miliare della nostra storia culturale. Il film, che si aggiunge ai molti altri di fiction o meno, sa restituire allo spettatore l’appassionata e appassionante ricostruzione di quel delitto segnato dai tanti punti oscuri, dalle molte contraddizioni e dal desiderio – detto da uno dei magistrati interessati – di chiudere in fretta la vicenda senza indagare oltre su un delitto che restava comunque scomodo e quindi da archiviare. Ma ciò che si archivia prematuramente torna a farsi vivo e così è accaduto e accade anche per questo delitto, che resta comunque misterioso e questo nuovo film ne è una testimonianza. Già da tempo però i dubbi che covano su questa vicenda sono stati resi manifesti, anche al cinema. Ma tracce di tutto ciò che sta a monte e potrebbe avere avuto un ruolo nella fine di Pasolini è quel libro infernale che è Petrolio, vorticosa antinarrazione di un’Italia preda di un invisibile, quanto esiziale, malaffare politico-economico. Anche il film di Angelini lascia spazio a questa ipotesi che resta sullo sfondo di quella tragica notte all’Idroscalo di Ostia.
È Goffredo Fofi, non un pasoliniano di ferro, a chiudere saggiamente il racconto dei fatti, parlando della disperazione di Pasolini, isolato e considerato un nemico di quella che era l’Italia di quegli anni, ad essere stato egli stesso complice della propria morte, perché era uno che il mondo non gli piaceva più. Forse quello che ci vorrebbe, a suggello di ogni narrazione e anche di quella che ci offre Angelini, sarebbe, ancora una volta, la forza di quelle parole scritte e pronunciate da Pasolini qualche tempo prima della sua tragica scomparsa, ma questa volta applicate alla sua di morte, alla sua storia e alla sua fine, Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974 (…).

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Regia: Paolo Angelini
Distribuzione: Cineteca di Bologna
Durata: 120’
Origine: Italia, 2022

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.2
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Il voto dei lettori
4.33 (3 voti)
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