Asian Film Festival – I premi della XXI edizione

Miglior film dell’edizione 2024 dell’Asian Film Festival Inside The Yellow Cocoon Shell. Premi anche per Jeremias Nyangoem e Naoko Ogigami

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La 21esima edizione dell”Asian Film Festival si è conclusa il 17 aprile con la cerimonia di premiazione svoltasi a Roma presso il Cinema Farnese ArtHouse. Anche l’edizione di quest’anno conferma, secondo il direttore artistico Carlo Termenini “l’interesse esponenziale di pubblico e stampa nei confronti di un cinema coraggioso che, sebbene proveniente da culture lontane dall’Occidente, è in grado di comunicare forti emozioni e argomentazioni universali riflesse nelle paure, abitudini e contesti che l’essere umano si trova ad affrontare“. Fil rouge tra le 17 opere in concorso, una riflessione dal piglio contemporaneo sulla condizione femminile, sulle loro difficoltà di inserimento nei contesti sociali, religiosi e professionali della vita quotidiana, ma non sono mancate riflessioni sui timori individuali sulle relazioni familiari e generazionali.

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Il riconoscimento come film più originale del festival è andato a Woman From The Rote Island, di Jeremias Nyangoem, racconto di formazione con al centro Orpa, che ha da poco perso il marito e, rimasta sola con tre figlie, dovrà affrontare la costante discriminazione e la tradizione secolare che ha sempre considerato le donne un genere di seconda classe nella società. Secondo la giuria quello di Nyangoem è un film “Potente e inatteso nel raccontare una storia vera tanto violenta quanto comune ad ogni latitudine, quella della violenza di genere”. Nyangoem ha vinto il premio in ex aequo con Badrum Isham Ismail, regista di Maryam, altro racconto al femminile su una donna costretta a contrastare la legge della Sharia pur di sposare l’uomo che ama. Il riconoscimento al miglior attore è invece andato Frederick Ming Zhong Lee per la sua performance in Fish Memories che secondo la giuria stupisce per la versatilità e la capacità di donare al protagonista un fascino insolito. Elegante ed empatico, presenta la sua chiave interpretativa nel ruolo di amico, amante, fratello, nemico. Miglior attrice del festival invece è Sofia Jane, protagonista di Maryam, premiata, si legge nella motivazione perché “Sofia Jane è Maryam. Prova estenuante per un personaggio che alterna insofferenza a sopportazione, frustrazione a coraggio, sfida ad autodeterminazione

Il riconoscimento per la miglior regia è invece andato a Naoko Ogigami, regista di Ripples, delicato racconto con al centro una donna solitaria che, dopo aver assistito al ritorno del marito che precedentemente l’aveva abbandonata, vede la sua routine equilibrata, scandita dalla fede Zen, andare in mille pezzi. Ogigami è stata premiata perché, si legge nella motivazione è riuscita ad orchestrare un racconto equilibrato, credibile ed efficace. Il film restituisce al pubblico, attraverso un personaggio ossessivo compulsivo, il fantasma delle nostre paure”.

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Con il premio Miglior Film è stato invece insignito Inside The Yellow Cocoon Sheel di Pham Thien An, racconto intimista con i ritmi dilatati dello slow cinema con al centro la storia di Thien (Le Phong Vu), un uomo che torna al suo paese natale nel cuore del Vietnam per trasportare le ceneri di sua cognata, la quale morì in un incidente a Saigon. Secondo la giuria quello di Pham Thien An è “un film audace che pone al centro il tema della spiritualità quale rapporto tra fede ed esperienza terrena. Il piano sequenza perde i connotati puramente narrativi per farsi espressione metafisica del presente. Il fuori campo esprime in sé il delicato confine tra immanente e trascendente”.

Il premio della giuria giovani Newcomers è invece andato a The Cord Of Life, delicato dramma famigliare diretto da Sixue Qiao su un figlio musicista costretto a venire a patti con l’improvvisa demenza della madre. Per la giuria “La regista ci fa viaggiare nelle vaste e affascinanti lande della sua terra d’origine, la Mongolia, raccontandoci la storia di un amore che trascende la memoria, sconfigge il tempo e si nutre della forza della natura, che come un flusso inarrestabile scorre nel cordone ombelicale tra madre e figlio, quel filo di vita che nessuna mano potrà mai davvero spezzare e nessuna malattia dimenticare”

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