Red Krokodil: Incontro con Domiziano Cristopharo

domiziano cristopharo regista di red krokodilIl krokodil oggi è considerata l'alternativa economica dell'eroina. L'uso prolungato causa l'amputazione degli arti dei tossicodipendenti, con la pelle che diventa simile alle squame del coccodrillo (da qui il nome) e spesso si muore nel giro di 3 anni. Red Krokodil però non è un documentario, ma porta sullo schermo un uomo che ne fa uso e che si ritrova da solo in una città post nucleare simile a Chernobyl e il suo disfacimento fisico va di pari passo a quello mentale. Il film uscirà i sala il prossimo 23 gennaio in circa 20 sale. Domiziano Christopharo ci parla di questo lavoro girato un anno fa, del suo prossimo Doll Syndrome, del krokodilee del protagonista Brock Madson

 

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Partiamo dal Il titolo. Perché Red davanti a krokodil?

Domiziano Christopharo: Questo nasce come film in bianco e nero, poi ci siamo innamorati di questa assenza di colore. Inizialmente il coccodrillo-giocattolo che si vede nel film doveva essere rosso, colore anche da abbinare alla Russia e alla sua bandiera. Poi non volevamo chiamarlo solo Krokodil perché poteva confondersi col film di Stefano Bessoni. Questo è il mio nono film (anche se se ne sono visti solo tre), chiude una fase barocca del mio cinema e ne apre un'altra. Questo rappresenta il Purgatorio. Il mio prossimo lavoro, Doll Syndrome, invece sarà l’inferno

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Cosa ti ha spinto a confrontarti con una messinscena più trattenuta?

Per raccontare una cosa del genere non erano necessari troppi orpelli. Se vediamo i documentari sul krokodil, gli effetti sono più devastanti, con amputazione di arti. Quello che si vede nel mio film è un decimo di quello che provoca questa droga. La dipendenza è più di 10 volte maggiore, si muore dopo 3 anni e si può fare in casa. Brock Madson è un ex tossicodipendente  e ora si è affermato come modello. E in questo film si è messo in gioco e si è mostrato senza denti. Quello non è un effetto speciale. Nei miei set di solito si ride e si scherza spesso. In questo no. Ci siamo chiusi da sola in una stanza per 10 giorni e abbiamo fatto il film. La lavorazione ne doveva durare 15 giorni. Avendoci messo di meno poi siamo riusciti ad andare in vacanza.

 

 

Perché in inglese?

Non potevamo farlo in russo altrimenti era difficile distribuirlo. I festival ufficiali che l’hanno chiesto l’hanno trovato eccessivo mentre all’estero, tipo Nizza alla Samain du cinéma fantastique, abbiamo avuto il premio per la miglior sceneggiatura. Chi distribuisce il film pensa che il pubblico sia ignorante come loro. Invece lo spettatore deve poter scegliere. Negli anni ’70 avevamo Cornetti alla crema e Teorema. Oggi invece si deve essere liberi di scegliere se vedere Von Trier, Lynch o Vanzina per il quale ho grande rispetto.

 

 

L’attore come l'hai conosciuto?

Come modello. Ho visto la sua faccia che funzionava. Poi mi ha raccontato del suo passato da tossicodipendente e mi ha detto: “E’ stato il destino che ci ha fatto incontrare”

 

 

Il lavoro sulla sceneggiatura?

La sceneggiatura nasce da un racconto inedito di un ragazzo di 20 anni, Francesco Scardone, che ha molto talento. All’inizio era un canovaccio sul quale abbiamo inserito le esperienze di vita di Brock. Lui mi raccontava, per esempio, che si metteva sotto la doccia per ore, per riassorbire acqua visto che non mangiava per giorni.

 

 

brock madson in red krokodilLa parete che diventa  specchio?

Un tossicodipendente ha un ego molto sviluppato. E ci serviva per rappresentare uno sdoppiamento di se stesso come nella scena della masturbazione.

 

 

Cosa ti ha influenzato nelle scelte iconografiche?

Il film ha delle citazioni visive e richiama alcune forme pittoriche come l' immagine di Cristo auto flagellante che inizialmente non era in sceneggiatura. Brock, per esempio, ha smesso di drogarsi senza un particolare motivo. Una mattina si è svegliato e ha buttato tutto. In un film una cosa del genere non la puoi fare. Quindi metterci una visione mistica era una chiave per una speranza di cambiamento. Pasolini poi è stato una chiave d’ispirazione: il deserto di Teorema, il Cristo morto del Mantegna in Mamma Roma. L’incubo di Fussli rappresenta una visione intellettuale di un sogno più che un’allucinazione

 

Il krokodil cosa rappresenta nello ?

Questo film usa la droga come matafora di distruzione. Questa è la droga totale, è veleno. Il nostro mondo poi è già apocalittico. La città che vedete all’inizio, Cherepovets, è quella più inquinata del mondo.

 

Che accoglienza pensi che possa avere Red krokodil?

Un critico, che è anche amico, mi ha detto: "Cerca di fare qualcosa di meno estremo". Ma io faccio cinema indipendente. E siccome sono i miei soldi e il mio tempo, li utilizzo come mi pare. Se poi Cecchi Gori mi da i soldi per fare un film di Natale, io lo faccio, e anche bene. Red Krokodil è costato 1000 euro: 500 erano miei, 500 di Brock Madson. Per fare la scenografia ci abbiamo messo un giorno, per ripulire un bagno una settimana.