SERIE TV – Sleepy Hollow, di Alex Kurtzman, Roberto Orci e Len Wiseman

 Sleepy Hollow
Sin dai tempi del Buffy di Joss Whedon, il crime-fantasy è stato uno dei filoni più renumerativi della serialità televisiva americana. Anche Sleepy Hollow si inserisce su quei binari, non stravolgendo troppo il canovaccio del genere. La serie però si conferma un ottimo intrattenimento con un affiatata coppia di protagonisti

 

Sin dai tempi di Buffy di Joss Whedon, notevolmente sottovalutato all'epoca, uno dei filoni più remunerativi e suggestivi della serialità televisiva americana è stato il “crime-fantasy”, dove ai banali casi da procedural (il delitto e le indagini per arrivare al colpevole) si sostituivano caccie alle streghe ed esorcismi contro demoni arcaici. In un contesto ancora dominato dalle sit-com e da una certa “ingenuità” narrativa quello di Whedon fu una vera novità e conquistò il pubblico più giovane. Sorprende che, ancora oggi, in un panorama televisivo dominato da opere dal cuore nero e votate al realismo (si pensi a Breaking Bad, Mad Men o Boardwalk Empire) questo genere di opere continui a riscuotere tante attenzioni e a procedere sempre sugli stessi binari. Prodotti come il muscolare Supernatural (arrivata gloriosamente alla sua nona stagione) o il favolistico Grimm, pur non portando grosse novità nel proprio genere, sono sempre tra i programmi più seguiti dei palinsesti, confermandosi anche come il piacere proibito per gli insospettabili.

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Anche Sleepy Hollow, una delle novità di punta della Fox, siamo di fronte ad una variazione dello stesso tema. Ispirata lontanamente alla novella dello scrittore Washington Irving, la serie è firmata dalla premiata ditta Kurtzman-Orci (sodali del cocco di Hollywood J.J. Abrams) e dal regista Len Wiseman (padre della saga Underworld) ed è ben lontana dal fascino gothic dell’omonimo film di Tim Burton. Questa volta non abbiamo uno spaesato Johnny Depp alle prese con il celebre cavaliere senza testa nell’America post-rivoluzionaria ma una tranquilla cittadina del 2013 infestata da streghe, demoni infernali e sull’orlo di un’apocalisse biblica. Gli autori, infatti, si sono divertiti a portare con un incantesimo lo sventurato Ichabod Crane nel nostro secolo e, affiancato dalla bella e tormentata vice-sceriffo Abbie Mills, fronteggiare le forze del male. Intrecciando riferimenti diretti a George Washington e a fatti della Rivoluzione Americana con espedienti gore e pop di tanto cinema fantasy contemporaneo, la serie non si prende mai sul serio e, saggiamente, si vende come mero e utile mezzo d’intrattenimento.

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Con questo programma d’intenti ben venga anche la grana grossa di un regista come Len Wiseman, non certo famoso per la sua mano delicata, che in questo divertissement con sfumature horror da sfogo a tutta la sua vena più sfrontata e rumorosa, ben supportata dalla scrittura dei due sceneggiatori di Trasformers, per l’occasione ritornati allo spirito degli script di una serie cult come Hercules. Per quanto riguarda il cast, oltre ai tanti imperdibili piccoli ruoli (per qualsiasi fan di Fringe sarà un piacere ritrovare un ottimo John Noble), incredibilmente efficace la strana coppia di investigatori formata da Nicola Beharie (Shame, 42) e dall’inglese Tom Mison (One Day, Il pescatore di sogni), già pronto a prendere il testimone da Tom Hiddleston e Benedict Cumberbatch del sex symbol made U.K.

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