Shiva Baby, di Emma Seligman

Su Mubi, una commedia drammatica assemblata con attenzione dalla regista Emma Seligman, che costruisce una pentola a pressione che sembra sempre sull’orlo dell’esplosione.

Le sugar baby sono, per un sito d’incontri specializzato, “ragazze, di solito studentesse universitarie, che cercano sicurezza finanziaria, apprendimento o sostegno in un uomo maturo di classe superiore. Offrono compagnia e sostegno al loro sugar daddy nel loro tempo libero. Possono anche accompagnare eventi e incontri di lavoro”. Nonostante gli sforzi del sito, è chiaro come questo tipo di relazioni presenti di per sé uno sbilanciamento di potere tra i partner. Il dominio del partner economicamente forte viene ancor più rafforzato dal particolare contesto statunitense, col suo enorme problema di debiti studenteschi, spesso così tanto corposi che, senza una chiara carriera di successo, ci si ritrova a ripagarli per tutta la vita.

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Con un gioco di parole, la regista Emma Seligman ricollega questo fenomeno contemporaneo alle sue radici ebraiche (come racconta la regista nel Q&A che segue il film sul sito di Mubi, dove è visibile), dando al suo esordio al lungometraggio il titolo di Shiva Baby. Il film segue la giornata di Danielle, giovane studentessa universitaria che viene obbligata dai suoi genitori a prendere parte a uno shiva, ossia una cerimonia funebre ebraica. Non è la noia, però, il maggior pericolo che la protagonista interpretata da Rachel Sennott corre nella casa in cui il lutto si ammanta di mondanità. Lì incontra inaspettatamente non solo il suo sugar daddy Max in compagnia di sua moglie Kim e di suo figlio neonato, ma anche Maya, coetanea di Danielle con la quale quest’ultima ha avuto una relazione in passato.

Nonostante a volte si senta il ticchettio della scrittura precisa come un orologio svizzero, Shiva Baby riesce a calarsi emotivamente nelle relazioni personali dei personaggi, scoperchiandone le sotterranee (o forse illusorie) dinamiche di potere. Quando sembra che Danielle abbia messo all’angolo Max, provando a slacciargli i pantaloni nel bagno, il suo inaspettato rifiuto è uno schiaffo nella faccia dello spettatore e dell’affranta protagonista. Anche quando le situazioni comiche cominciano a ripetersi, il possibile tedio viene mitigato da questa tensione sotto la superficie che àncora lo spettatore ai personaggi e, quindi, alla storia. Anche un semplice scambio di battute tra Danielle e Kim, con quest’ultima le offre di fare da babysitter al suo neonato, contribuisce a sostenere il giusto ritmo per i settantasette minuti del film.

A prescindere dalla progressiva ripetitività di scene comiche costruite quasi sempre all’insegna dell’imbarazzo e alcuni passaggi che sanno di convenzionale, Shiva Baby riesce conciliare la sua doppia anima: quella di pentola a pressione (davanti alla quale non è possibile non provare il piacere dell’attesa di uno scoppio imminente e inevitabile) e racconto corale emotivamente trascinante e partecipato che sa più di Noah Baumbach che di Woody Allen. Come se, per evitare di riempire l’incerto vuoto dentro sé stessi con il dollaro, il miglior antidoto fosse una calda e dolce stretta di mano in un momento di difficoltà.

Disponibile su MUBI (gratis per 30 giorni accedendo da questo link)

Titolo originale: id.
Regia: Emma Seligman
Interpreti: Rachel Sennott, Molly Gordon, Polly Draper, Dianna Agron, Danny Deferrari, Fred Melamed
Distribuzione: Mubi
Durata
: 77′
Origine: USA, 2020

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
3.2 (5 voti)
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