Skiptrace – Missione Hong Kong, di Renny Harlin

E’ vero che la velocità d’esecuzione e movimento non è più quella di anche dieci anni fa ma indubbiamente l’impegno dimostrato da Jackie Chan per far vorticare il tramonto rimane la più alta testimonianza del cinema nella sua forma più pura e originaria: la sequenza disaster imbastita da Harlin nell’incipit di Skiptrace vede Jackie esibirsi nell’abituale campionario di capitomboli rischiosissimi mentre una serie di abitazioni costruite su palafitte collassa l’una sull’altra, e il nostro eroe tra un salto e una liana tenta di non finire sommerso. L’immancabile esplosione del set che chiude la coreografia lo sbalza lontano, e proprio in quell’istante la sagoma del performer si trasforma nel tassello digitalizzato dei titoli di testa virtuali: abissale istantanea del passaggio del corpo dell’attore/atleta in una dimensione iconica che Chan padroneggia da tempo (le sue avventure sono state trasposte numerose volte in cartoon e videogame), ma che per Harlin rappresenta invece un punto d’approdo decisamente personale.

fan bingbing skiptraceLa paternità del progetto spetta interamente alla star di Hong Kong, che aveva intenzione di lavorare con il regista di Cliffhanger già ai tempi della prima del film del ‘93 a cui era stato invitato da Stallone, e al contempo desiderava realizzare una commedia on the road che attraversasse quante più location folkloristiche della Cina fosse possibile inanellare.
Ma per Harlin l’occasione si trasforma in una sorta di retrospettiva stilizzata dei tratti salienti del suo percorso all’interno dell’universo dell’action, tra sfide alla natura e alle vette, balistici corpo a corpo in aeroporti e casermoni di fabbriche, e un’enorme quantità di acqua, pioggia, addirittura una nave semi-inabissata. Il livello con cui gli elementi vengono messi in campo assume una tale vertigine di neutralità (che colpisce anche le cartoline cinesi sullo sfondo e alcuni passaggi fumettosi di montaggio di troppo) che il risultato somiglia quasi all’insuperato Blu Profondo, con Jackie Chan trottola sfrenata al posto degli squali in CGI impazziti di quel film.

johnny knoxville jackie chan skiptraceD’altra parte anche gli stunt di Jackie sembrano esplicitamente un omaggio a molti celebri pezzi forti delle sue imprese di celluloide del passato (ma quanti acciacchi tra gli imperdibili bloopers sui titoli di coda!), e la tendenza si ripete puntualmente sugli sketch che coinvolgono la spalla “non cinese”, come lo chiama Chan, interpretata da Johnny Knoxville, pronto a qualsiasi tipo di umiliazione fisica (spesso viene utilizzato come peso morto o vero e proprio oggetto inanimato nell’azione) e prova di sopportazione del dolore in perfetto stile Jackass (la fuga nel bidone…).
Se Dragon Blade di Daniel Lee immortalava senza vergogna un condottiero pronto a ergersi eroe di tutti i tempi, le epoche e le genti (viene addirittura ordinato centurione), Skiptrace ribadisce la vocazione universale della divinità-Jackie ancora una volta con un intermezzo canoro, un’assurda – e per certi versi minacciosa – hit della popstar Adele eseguita da Chan con un coro di ballerine e interpreti mongole.
E il salto più grande di questo immenso corpo di cinema rimane ancora una volta quello di riuscire a tenere tutto insieme, nella stessa inquadratura, nella stessa mossa.

Titolo originale: Skiptrace

Regia: Renny Harlin

Interpreti: Jackie Chan, Johnny Knoxville, Fan Bingbing, Sara Maria Forsberg, Eric Tsang

Distribuzione: Notorius Pictures

Durata: 107′

Origine: Hong Kong/Usa/Cina 2016