SOLDADO. Incontro con Stefano Sollima

Stefano Sollima ha incontrato i giornalisti in quel di Roma, quest’oggi, per parlare del suo primo film americano: Soldado. Sequel di Sicario, diretto in quel caso da Denis Villeneuve, Soldado è stato ben accolto dalla critica e dal pubblico d’oltreoceano. In Italia, uscirà il 18 Ottobre distribuito dalla 01 Distribution.

Visibilmente allegro, Sollima ha subito parlato del suo approccio alla sua nuova realtà cinematografica americana: “Passare dall’America all’Italia non è un lavoro facile. Devi ricominciare da capo e riguadagnarti tutto. Per fortuna non ho perso la specificità. La mia idea era di creare un film tutto nuovo e scollegato dal precedente. Tant’è che ho cambiato l’intero reparto artistico, eccetto gli attori principali. Puoi vedere Soldado senza aver visto Sicario, si può tranquillamente pensare che sia un sequel così come un prequel, non essendo collegato temporalmente. Con Taylor Sheridan mi sono trovato benissimo perchè il suo modo di scrivere è molto simile al mio stile di regia. Mi ha colpito molto la voglia di voler raccontare fatti che accadono davvero ai giorni d’oggi.”

La stampa ha posto al regista delle domande sul finale del film: *POSSIBILE SPOILER* “Il finale è una chiusura del percorso del giovane ragazzo presente nella storia. Il film è il mio Director’s Cut, ci tengo a specificarlo. L’ho detto da subito ai produttori che avrei fatto di testa mia ed ho tagliato solo dieci minuti della sequenza finale. Ho fatto vedere il film ai produttori, terrorizzato che i tagli si sarebbero percepiti ed invece è filato tutto liscio. Ad un pubblico americano più abituato ad avere spiegazioni in ogni pellicola, il finale del mio film sembra aperto ma secondo me è assolutamente autoconclusivo. Per cui il prossimo film, se verrà realizzato, potrebbe tranquillamente essere scollegato da Soldado come esso lo è da Sicario. Ho rispettosamente ignorato il film di Denis. Era un film strutturalmente diverso. Molto più delicato, con un punto di vista molto più morale e morbido. Meno provocatorio, ecco. Io ho fatto il mio film. Villeneuve è una bellissima persona e mi ha mandato una splendida mail prima delle riprese. Questa saga possiamo paragonarla ad Alien, ogni regista da la sua personale interpretazione ed approccia al progetto con uno stile ben preciso. Tra Cameron, Scott e Fincher ci sono tre mondi diversi, per capirci. E con questa saga è successo lo stesso”

Avendo definito il suo film come ‘provocatorio’, Sollima ha poi specificato e approfondito la sua affermazione: “È provocatorio per come è costruito il racconto, poiché si perde ogni differenza tra bene e male. I protagonisti si vendicano di una strage e mano a mano per contrastare il male, iniziano ad esercitarlo. I personaggi non sono filtrati da uno sguardo morale, cambiano tutti. È provocatorio perché nessuno ti guida per mano durante la visione, è destabilizzante perché te la vivi tu e solo tu l’esperienza in sala. È un racconto sul confine geografico, analitico, morale. Quanto male puoi fare per perseguire il bene? Su questo domanda il film fonda le sue basi. Anche la violenza è rappresentata brutalmente, proprio per non lasciare nulla in sospeso.”

In America capita che i registi vengano tenuti sott’occhio durante il loro lavoro, limitandoli in fase creativa. Spesso accade anche che gli attori più importanti sovrastino l’autorità del regista. A tal proposito, il regista romano ha parlato della sua personale esperienza: “Il film parte quasi sempre dal regista. In Europa il regista ha un controllo creativo più totale, perchè il sistema produttivo è semplice. In America è tutto più complesso; ci sono vari produttori, uno studio che finanzia il film, il distributore estero etc. Quindi quando inizi a lavorare, condividi il progetto con altri otto incaricati e due di loro ogni tanto cambiano e ne vengono mandano altri. In quel contesto è più facile perdere il tuo tocco, che è il motivo per cui gli americani ti chiamano e su questo sono bravissimi. Riconoscere lo stile di un regista è una dote che hanno. Ma, dati tutti questi fattori, il tocco per il quale ti chiamano a volte rischia di disperdersi. Discuti della necessità di aggiungere un passaggio per far capire una scena al pubblico, discuti di una censura in una scena violenta e via dicendo. Il ruolo del regista in America rischia di essere marginale e questo infatti mi terrorizzava molto. Io sono stato molto insistente, non faccio parte di quel mondo perchè io ho il mio qui e quindi sono stato fermo e ferreo nelle mie scelte. Ho avuto la fortuna di avere dei produttori che hanno sempre difeso le mie idee. Un’altra cosa che mi ha aiutato sono stati i test screening. Se vanno male, rischi di perdere tutto il progetto. E i miei sono andati davvero bene”. Ha poi aggiunto: “Gli attori sono tutti uguali. Fai solo più fatica a spiegarlo ai più affermati rispetto agli esordienti. Tutto parte dalla tua visione; nel momento in cui l’attore sente che la hai, nasce in lui uno stimolo. Quando gli attori sono fidano di te come sguardo esterno, perchè sai come arrivare in scena con i loro personaggi e come valorizzarli, si rilassano”.

Inevitabile in chiusura una curiosità sul rapporto che Soldado, trattando temi attinenti, ha con Trump: “Il mio film non ha nulla a che vedere con Trump. Durante la sua campagna elettorale, noi avevamo scritto la sceneggiatura già da due anni. Siamo partiti con una provocazione, raccontando una cosa che in realtà sta nell’aria da secoli. Trump poi, anni dopo, ha casualmente utilizzato proprio quegli argomenti come provocazioni da twitter”, ha concluso.

 

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