SPECIALE IL NOSTRO NATALE – Arma Letale, di Richard Donner

Jingle Bell, Jingle Bell, Jingle Bell Rock! (canta Bobby Helms sui titoli di testa…)

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E sì, sono troppo vecchio per queste stronzate, direbbe di sicuro Roger Murthaugh. Ho vissuto l’adolescenza negli anni ‘80 e affinato le mie passioni cinematografiche consumando VHS nei primi anni ’90, nel decennio di mezzo della Storia recente, subito dopo la caduta del Muro e appena prima la caduta delle Torri, quando il mito della grande autorialità New Hollywood si era pian piano trasformato nei nostalgici ritorni al futuro o nei blockbuster da fine del mondo. Ecco, ho scelto Arma Letale per il nostro speciale di Natale perché per me è stato un film importante. Capostipite di una saga prodotta da Joel Silver – a riprova di un granitico percorso “autoriale” che segnerà quegli anni con i parenti stretti 48 ore e Die Hard –, diretta dal mai abbastanza ricordato Richard Donner, nobilitata dalla chitarra di Eric Clapton e soprattutto interpretata da due attori in stato di grazia. Una delle coppie di sbirri più famose della storia del cinema, che sulla rocciosa bonarietà di Danny Glover ha innescato l’imprevista arma-letale-Gibson che sconquasserà i destini di Hollywood nel decennio successivo.

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Sin dalla mia adolescenza di cinema-e-pop-corn, insomma, questo film mi ha sempre affascinato perché lo percepivo come il simbolo di un passaggio. Un tassello fondamentale per orientare la mia passione smodata per il cinema americano. Uno strano ibrido inclassificabile che non era più Vivere e morire a Los Angeles ma non era ancora Die Hard; che si inscriveva nella grande stagione dei Buddy Movie anni ’80 alla Beverly Hills Cop ma che nel contempo aveva profondi debiti con gli anni ’70 di Rolling Thunder, tanto da eleggere i fantasmi della guerra in Vietnam come unica referenza possibile per ogni singolo personaggio. Un film che consegna dolcemente alla Storia i durissimi polizieschi filosofici firmati da William Friedkin e apre pian piano la strada agli ironici e postmoderni Bad Boys immaginati da Michael Bay (che proprio da Arma Letale 2 e 3 mutuerà moltissime atmosfere dal 1995 in poi), nobilitando definitivamente l’action movie come spazio immaginario e “cinema americano per eccellenza” che rimpiazza il genere western negli anni ’80.

arma letaleArma Letale, poi, mi ha sempre sottilmente commosso perché è semplice come un abbraccio. Un film che segna il fatidico incontro tra un buon padre di famiglia (diventato finalmente afroamericano, superando ogni cliché) e un lacerato anti-eroe dominato da manie suicide (degno dei western di Anthony Mann), ponendo questi due straordinari personaggi ben al di sopra della stessa “storia” raccontata (lo script di Shane Black sente oggi il peso del tempo, è vero, ma ce ne frega davvero qualcosa?). Sotto la scorza di film violento e sboccato, commerciale e seriale, si agitano i fantasmi di un ragazzo perduto in cerca di un posto nel mondo (il primissimo piano di Gibson in lacrime non si dimentica) salvato nell’abisso da un amico che semplicemente gli apre la porta di casa (le sottili e bellissime citazioni che Richard Donner riserverà in tutta la saga al cinema di Sam Peckinpah la dicono lunga sulla natura profonda dell’operazione).

Fermiamoci qui, è la notte di Natale. I terribili nemici sono stati sconfitti e Roger Murtaugh invita Martin Riggs a unirsi alla sua famiglia per dividere “il terribile cenone della vigilia” cucinato dalla moglie Trish. Riggs non è più solo: almeno per una volta il lontano parente di Ethan Edwars varca quel confine, supera quella porta, e fosse solo per una singola notte…I’ll be home for Chistmas canta Elvis sui titoli di coda.