SPECIALE IL NOSTRO NATALE – S.O.S. fantasmi, di Richard Donner

Scrooged offre a Bill Murray il confronto con un eroe dickensiano con cui ha un’affinità elettiva. Il vecchio bastardo è molto più efficace quando è perfido che quando incontra la redenzione natalizia

Scrooged è uno dei film più dimenticati di Bill Murray anche se ha segnato l’inizio di una delle sue tante vite cinematografiche. L’attore aveva pensato bene di affrontare l’improvvisa popolarità che gli era arrivata dopo il trionfo di Ghostbusters con un periodo sabbatico di quattro anni. Il film è anche il suo primo ruolo da protagonista assoluto dopo una carriera passata a fare il comprimario di un cast all-star o il rimpiazzo. Il suo arrivo sul palcoscenico del Saturday Night Live era stato possibile soltanto come sostituzione di Chevy Chase. La parte di Peter Venkman gli era stata assegnata solo per coprire un ruolo che era stato pensato su misura per John Belushi. Il suo tentativo di uscire dalla commedia per provare le sue doti di sceneggiatore e di attore drammatico era franata miseramente con il fallimento commerciale di The Razor’s Edge. La decisione di ritirarsi per studiare filosofia alla Sorbonne e per frequentare la Cinematheque è stata soltanto la prima stranezza di un percorso assolutamente coerente nella sua imprevedibilità.

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sos fantasmiL’atteso ritorno sul grande schermo si consumò nei panni di un tycoon della televisione che sta preparando il palinsesto festivo del suo network. La sua prima impresa è quella di trasformare il rassicurante trailer di una versione di A Christmas Carol in uno terroristico spot sulla paura atomica e l’apocalisse ambientale. L’ennesimo aggiornamento del racconto dickensiano trasforma l’avidità senza cuore del suo protagonista ottocentesco nell’ambizione senza scrupoli del suo omologo del ventesimo secolo. La gente vuole essere terrorizzata invece che confortata e lui adora soddisfare il loro bisogno di essere impaurita. La notizia che una madre di famiglia è morta mentre vedeva la sua variazione lo manda in un brodo di giuggiole. Bill Murray è stato uno dei migliori interpreti di Scrooge non tanto perché ha condiviso la crudeltà dell’agente di cambio londinese. L’identità tra i due è rintracciabile soprattutto nel compiacimento con cui l’attore ha sempre mostrato la sua misantropia. La convinzione con cui ostenta il suo disprezzo verso le convenzioni della cortesia umana non è solo una questione di recitazione. Richard Donner è stato soltanto uno dei tanti registi che si è dovuto scontrare con il suo proverbiale atteggiamento scostante. La difficoltà di entrare in sintonia con questa sua caratteristica è evidente e il film raramente sa come trasformarla in un valore. Ci riesce solo quando la sceneggiatura a quattro mani passa in quelle di un vecchio autore del Saturday Night Live come Michael O’Donogue. Il miracolo compiuto da Wes Anderson o a Sofia Coppola si è manifestato soprattutto perché i due non hanno mai chiesto a Bill Murray di redimersi. Le esigenze della trama e quelle del film familiare gli impongono di smettere di essere un vecchio bastardo e il film precipita non appena l’eroe incontra il fantasma del Natale futuro. Il monologo finale cerca di coprire con l’istrionismo una lunga dichiarazione di buoni sentimenti e di bontà di cuore in cui la sua carriera non ha mai creduto. Il contrasto è particolarmente evidente perché l’attore deve passare repentinamente da una fase di totale immedesimazione ad un’altra in cui è completamente fuori dal contesto. Le necessità dell’idillio domestico dettate dalla produzione hanno un approccio totalmente differente da quello di Karen Allen. La complicità tra la coppia è molto riuscita anche perché la donna ha capito molto chiaramente che il personaggio ha solamente dei problemi di comunicazione emotiva. La questione non è l’assenza di sentimenti ma la difficoltà nel manifestarli in modo pertinente e codificato. Il suo slancio di altruismo si concretizza quando le mette sotto l’albero un set di coltelli di acciaio inossidabile: un regalo tanto incongruo quanto partecipato. Bill Murray non è mai riuscito a cambiare e il suo essere refrattario al divismo si è manifestato nel rifiuto dei copioni vincenti. Il più grande sabotatore di Scrooged è lui stesso: la sua versione convertita può aprire il cuore ma quella perfida fa molto più ridere. La fatica che fa per abbandonarla verso l’happy ending è palese e Richard Donner non riesce a gestirla con dei diversivi che supportino le ultime scene. Per l’attore non c’è niente di più divertente che rubare un taxi sotto la neve ad un’educata ma petulante vecchietta. Anzi sì: insultarla da dietro al finestrino mentre la lascia sul marciapiede…

 

(questa recensione doveva essere un ricordo personale ma io non so essere personale o confidenziale. oppure lo sono troppo: del resto chiunque scriva in realtà non fa altro che mettere se stesso dentro ad ogni riga. mi hanno insegnato che altrimenti non è un bravo scrittore. quando vidi la prima volta SOS fantasmi avevo dieci anni e già allora avevo qualche disagio con le persone. pensai che quello tra bill murray e karen allen era il natale perfetto. tra qualche mese mi sposo e pochi giorni fa ho rivisto il film con la mia futura moglie e le luci dell’albero nel salone di casa nostra. ci siamo guardati sapendo che all’epoca entrambi avevamo pensato la stessa cosa)

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