Spenser Confidential, di Peter Berg

Fedele alla propria mission di copertura universale delle modalità produttive e concettuali dell’intero spettro cinematografico e oltre, Netflix è quel posto in cui puoi trovare 6 Underground di Michael Bay fianco a fianco con questo quinto exploit della inossidabile coppia Wahlberg/Berg, un divertito action old school che si rifà apertamente alle produzioni di Joel Silver a cavallo tra gli anni ’80 e i ’90, tra Hill e soprattutto il Tony Scott de L’ultimo boyscout. Dove Bay procede per astrazione, Berg lavora di recupero, ancorandosi al mood spaccone dei romanzi hard boiled di Robert B. Parker dedicati alle avventure dell’ex-sbirro Spenser, poi proseguite da Ace Atkins (al quale dobbiamo Wonderland, l’episodio da cui nientepopodimeno che Brian Helgeland ha tratto questo script, insieme a Sean O’Keefe) e approdate negli egthies sulla tv USA con un serial di ben tre stagioni, Spenser: For Hire.

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Il film si prende anche il tempo per una serie di ammiccamenti mirati allo stesso Wahlberg, che ad un certo punto si lamenta degli “shitty movies” sulla mafia irlandese ambientati a Boston (lui, candidato all’Oscar per The Departed…), e nello showdown finale guida un enorme truck che è quasi la versione nera degli autobot che tiene a bada proprio per Michael Bay. Dove il padrino dei Transformers lega oramai senza alcuna soluzione di continuità città del tutto inesistenti nella dimensione reale, Siena mixata con Firenze e Taranto trasferita in Medio Oriente, il pregio maggiore di Spenser Confidential è al contrario nella maniera con cui Berg tratteggia la Boston protagonista nascosta della vicenda.
Sarà perché è sempre difficile dividere l’anima bostoniana dal brutto grugno di Mark Wahlberg (il regista e l’attore avevano d’altronde già dedicato alla città il ritratto dolente di Boston – Caccia all’uomo), ma le luci dell’abituale collaboratore di Berg, Tobias A. Schliessler, raccontano i marciapiedi della metropoli del Massachusetts con lo stesso piglio ruvido ma popolare di un pezzo dei Mighty Mighty Bosstones, tra pub per poliziotti, diner etnici, baie sull’oceano e palestre sempre pronte ad accogliere un galeotto appena uscito dal carcere, come Spenser.

E d’altronde tutto e tutti sembrano voler consigliare a Spenser di cambiare aria, Boston non è più quella lasciata cinque anni prima dal nostro eroe, che li ha passati dietro le sbarre in compagnia di Post Malone (!): a impedirgli di seguire il consiglio non è solo la cazzutissima ex Iliza Shlesinger (regina assoluta dello stand-up femminile di questa generazione), ma la sensazione pressante che la città debba resistere – l’intero inghippo gira infatti intorno ai patti scellerati e miliardari per la gentrificazione delle zone periferiche, e al senso del termine hometown, ripetuto più volte dai personaggi.
Poi, certo, ci stanno gli sbirri corrotti, le gang coi machete, i pezzi grossi che muovono le pedine nell’ombra, e ancora gli inseguimenti, le scazzottate, le sparatorie, e gli sketch più o meno riusciti con il sempre impagabile Alan Arkin e con il gigantesco Winston Duke di Us e di Wakanda.
E però, anche in questa fase di innegabile ridimensionamento della propria carriera nell’industria dell’entertainment di serie A, Peter Berg conferma di saper trovare sempre la traccia umana dietro i meccanismi del “cinema dei duri”, e di amare puntualmente in maniera scopertissima i suoi protagonisti – scommettiamo che il Wahlberg produttore starà già pensando ai prossimi episodi dell’epopea di Spenser (la gag di chiusura parla chiaro…), da piazzare rigorosamente sempre su Netflix?

Titolo originale: id.
Regia: Peter Berg
Interpreti: Mark Wahlberg, Alan Arkin, Iliza Shlesinger, Post Malone, Winston Duke
Distribuzione: Netflix
Durata: 110′
Origine: USA, 2020

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
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